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Il calcio non è solo un gioco, a Belfast. Il campionato dell’Ulster è di livello
talmente scarso che non interessa neanche ai nordirlandesi, ma il vecchio football piace eccome. E divide. Oltre a simpatizzare per una squadra della Premier League
inglese, gli abitanti di Belfast guardano a est, alla Scozia. La rivalità tra
Rangers e Celtic, le due squadre di Glasgow espressione rispettivamente dei protestanti
e dei cattolici locali, diventa un muro contro muro tra i tifosi di Belfast. E
quando questi vengono a contatto sono scintille. Come è successo la scorsa domenica,
ultima giornata del campionato scozzese, dopo che i Celtic si erano resi protagonisti
di un’incredibile Caporetto calcistica: in vantaggio per 1-0 a Motherwell, una
squadra di centro classifica senza più obiettivi stagionali, i campioni in carica
hanno subito due gol negli ultimi tre minuti, regalando uno scudetto già vinto
ai Rangers. Qualche minuto dopo, nella strade di Belfast nord era già il caos.
Un’area pericolosa. Ad Ardoyne, una delle zone più a rischio perché punto di intersezione tra quartieri
cattolici e protestanti, è dovuta intervenire la polizia per calmare gli animi.
Erano in più di 200 a menarsi, ha detto un ufficiale. Secondo la versione delle
forze dell’ordine (tradizionalmente viste dai cattolici come un bastione del potere
protestante, anche se oggi la loro composizione è più mista che in passato), tutto
è cominciato per colpa dei tifosi dei Celtic, furenti per l’esito della partita
della squadra del cuore. Secondo alcuni politici vicini alla comunità cattolica,
la polizia ha preso le parti dei protestanti e ha usato un pugno troppo duro.
Nella calca sono rimasti feriti anche 18 agenti, accolti da una raffica di mattoni,
bottiglie e palline da golf. Una poliziotta è stata trascinata fuori dalla propria
auto ed è stata colpita alla testa con una bottiglia di vetro. A fine serata la
polizia definiva la situazione “calma ma tesa” e si appellava ai rappresentanti
delle comunità “affinché Belfast nord non ritorni al suo oscuro passato” di violenza
settaria. Ardoyne, tra l’altro, è il quartiere in cui nel 2001 centinaia di protestanti
assediarono per giorni la scuola cattolica Holy Cross, lanciando sassi sulle famiglie
cattoliche che tentavano di portare i loro bambini alle lezioni.
Lo spirito di gruppo. Quello nordirlandese è un attaccamento alla maglia che non ha niente a che vedere
con il tifo in Italia. Camminando per le strade di Belfast si notano decine di
bambini e ragazzi con già addosso la maglia dei Celtic o dei Rangers. Se si va
nei quartieri più poveri, nei ghetti di entrambe le comunità, quelli che giocano
nelle strade con la jersey bianco-verde o blu sono quasi la maggioranza. E’ un modo di affermare la propria
identità insegnato dagli adulti; per i più giovani rappresenta un modo facile
per capire con chi si può avere a che fare e chi si deve evitare perché fa parte
dell’altra comunità. Già da piccoli si può vedere quanto l’avere tutti la maglia
della stessa squadra aumenti la forza del gruppo. Quando i bambini diventano ragazzi,
quelle maglie si portano nei pub. E con l’alcool sono spesso la causa scatenante
delle zuffe tra gang. Proprio quelle che, alla vigilia della stagione delle marce
protestanti, gli abitanti di Belfast vorrebbero evitare.Alessandro Ursic