11/01/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Sedicimila chilometri di frontiera. Una sorta di colabrodo, attraverso il quale filtrano contrabbando di armi, droga e prostituzione. Il progetto di Rousseff: militari e guardi in ogni dove

Sedicimila chilometri di frontiera. Una sorta di colabrodo, attraverso il quale filtrano contrabbando di armi, droga e prostituzione. E arginarlo è impresa ardua. Questo è il Brasile. Tanto che il nuovo presidente, Dilma Rousseff, la prima donna a salire al Planalto, ha deciso di prendere misure drastiche per cercare di porvi un freno serio ed efficace. Si calcola infatti che il novanta percento della violenza che soffre il paese sia legata proprio ai traffici illegali e che quindi questa sia una vera e propria emergenza nazionale.

E per vigilare una superficie tanto vasta, il governo Rousseff ha deciso di investire milioni nella creazione del Sistema integrato di Vigilanza delle Frontiere (Sisfron), iniziando con il modernizzare le forze armate grazie a uno stanziamento iniziale di sei milioni di dollari (pari a 4.659.27 milioni di euro). O almeno è quello che riporta il giornale Folha de Sao Paulo.
Tre le tappe del progetto, che include anche sofisticati radar e apparecchi per la comunicazione, aerei senza equipaggio - sullo stile dei droni made in Usa - e blindati per la frontiera terrestre, con un occhio di riguardo per la zona amazzonica. Al centro dell'azione resteranno i Plotoni speciali di frontiera, che però passeranno da 21 a 49 unità. È dal 1999, infatti, che il Planalto ha spedito l'esercito al confine, constatando dunque la quantità di uomini indispensabile per tentare un approccio serio a quello che il Governo ha ribadito essere "il problema numero uno per la sicurezza del paese".

Ma per portare a casa un risultato soddisfacente, Brasilia ha pensato bene di rivolgersi anche alle imprese private specializzate in sicurezza. Ha quindi convocato una serie di ditte nazionali e internazionali alle quali demandare il compito di affiancare i soldati. Lo scorso 17 dicembre si sono dunque presentati al Planalto, la brasiliana Embraer , le tedesche Rheinmenthall e Rohde&Schwarz; le statunitensi Harris e Rockwell Collins; la francese Thales; l'israeliana Elbit Tadiran, l'italiana Selex e il consorzio europeo Cassidian, del gruppo Eads. Mentre la spagnola Indra e la svedese Saab hanno avuto incontri separati.

A quanto pare Dilma Rousseff, conscia che nessuna di queste aziende potrebbe realmente realizzare un progetto tanto grande, starebbe pressando affinché si uniscano in un unico consorzio con un'unica regia. Ma le perplessità non mancano. Comunque sia, entro il 31 gennaio gli interpellati dovranno presentare delle proposte che poi verranno analizzate dal Centro di Comunicazione e guerra elettronica dell'Esercito (Ccomgex) e dalla Atech, azienda specializzata nello sviluppo di programmi software, che ha concluso lo studio di fattibilità iniziale.

Questa modernizzazione dell'Esercito destinato alle frontiere brasiliane non è comunque un progetto isolato, bensì rientra in un piano generale di rinnovamento dell'intero sistema di difesa del gigante verdeoro, con un occhio di riguardo all'Amazzonia. È risaputo che il grande polmone è una delle zone più cruciali e ambite al mondo. E salvaguardarlo da eventuali aggressioni esterne è prioritario. Gli investimenti per difenderlo iniziarono infatti con l'acquisto, deciso da Lula, del sottomarino a propulsione nucleare e con il progetto di individuare e ingaggiare una flotta da combattimento, che però ancora è in fase di definizione. E spetterà alla signora del Brasile l'ardua sentenza.

Stella Spinelli

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