Il 22 maggio sono stati rilasciati tre giornalisti rumeni rapiti in Iraq il 28
di marzo. L’organizzazione francese Reporters Sans Frontieres (RSF), che ha monitorato
il lavoro dei media fin dal principio della guerra, ha espresso il proprio sollievo
per il rilascio dei tre dopo 55 giorni di sequestro, ma ha tenuto a legare la
soddisfazione per il lieto epilogo della vicenda con i drammi che ancora proseguono:
“Interpretiamo questa notizia –ha dichiarato un portavoce dell’ong- come un segnale
di incoraggiamento per la giornalista francese Florence Aubenas [..] e dobbiamo
approfittare di questo momento per aumentare gli sforzi mirati al rilascio.”

Dati alla mano, al momento l’Iraq risulta essere il Paese più pericoloso al mondo
per i giornalisti a causa del numero degli omicidi e dei rapimenti. Da un recente
report di RSF si apprende che, dal 22 marzo 2003 ad oggi, in Iraq sono stati ammazzati
56 operatori dell’informazione mentre 29 sono stati rapiti. Per fare un paragone,
RSF ha citato i dati relativi alla guerra in Vietnam: 63 vittime spalmate lungo
il ventennio, e alla guerra civile in Algeria, dove sono deceduti 77 tra giornalisti
e operatori. I dati prodotti da Index on Censorship indicano inoltre che, tra
gli uccisi, il 66 per cento erano iracheni: giornalisti la cui scomparsa non ha
fatto tanto scalpore quanto i rapimenti e le uccisioni di occidentali.
Naoki Tomasini
Riportiamo qui la traduzione di un articolo pubblicato il 18 maggio da Index
On Censorship a proposito degli arresti di alcuni giornalisti iracheni.
Giornalisti iracheni “scomparsi” nelle mani dell’esercito Usa
Il Comitato statunitense per la Difesa dei Giornalisti (CPJ) ha espresso la propria
profonda preoccupazione per la sorte di almeno otto giornalisti iracheni detenuti
dalle forze armate statunitensi e irachene, e ha invitato i funzionari americani
e iracheni a spiegare ufficialmente le ragioni della loro prolungata detenzione.
Un portavoce dell’esercito statunitense, il tenente colonnello Steve Boylan, si
è limitato a riferire al CPJ che le forze USA e irachene hanno arrestato otto
giornalisti iracheni che costituivano una “minaccia per la sicurezza del popolo
iracheno e per le forze della coalizione”, ma non ha voluto fornire altri dettagli
circa le condizioni della loro detenzione o i loro nomi. Tutti i giornalisti detenuti
lavorano per organi di informazione occidentali. Nessuno è stato formalmente incriminato,
e Boylan non ha specificato se potrebbe esserlo.

La scorsa settimana l’Agence France-Presse ha reso noto che tra i giornalisti
detenuti risultano esserci anche due loro collaboratori: il giornalista Ammar
Daham Naef Khalaf, fermato l’11 aprile dalle truppe statunitensi a Ramadi, e il
fotografo Fares Nawaf al-Issaywi, fermato dalle forze irachene a Falluja il primo
maggio, mentre stava scattando delle fotografie, e affidato quindi alla custodia
delle truppe statunitensi. All’AFP non è stato fornito alcun dettaglio circa le
ragioni che avrebbero portato all’arresto dei suoi collaboratori. Anche un cameraman
freelance dell’americana CBS News è tuttora agli arresti, dopo essere stato fermato
agli inizi di aprile dalle forze USA perché sospettato di attività sovversive.
Il cameraman, di cui la CBS non ha voluto rivelare il nome per ragioni di sicurezza,
è stato arrestato dopo essere stato ferito dai militari statunitensi mentre stava
filmando degli scontri scoppiati a Mosul, nel nord dell’Iraq. Il mese scorso la
CBS News ha reso note le dichiarazioni in merito dei militari Usa: alcune riprese
effettuate dal giornalista avrebbero indotto i funzionari dell’esercito statunitense
a sospettare che questi sapesse in anticipo di certi attacchi che sarebbero poi
stati perpetrati contro le forze della coalizione. L’AFP ha poi aggiunto che secondo
i funzionari Usa il giornalista sarebbe “risultato positivo al test effettuato
per rilevare la presenza di tracce di esplosivo.” Hassan al-Shummari lavora invece
per l’emittente satellitare privata Dlyar TV. È stato fermato nella provincia
di Dlyala dalle forze della Guardia Nazionale Irachena tra la fine di marzo e
l’inizio di aprile ed è tuttora detenuto. Salah Abdel Majid al-Shikarchi, responsabile
del TG di Dlyar TV, ha riferito al CPJ che al-Shummari è stato fermato mentre
insieme al suo cameraman stava filmando una manifestazione presso una moschea
di Dlyala; i funzionari iracheni l’hanno informato che al-Shummari è tuttora detenuto
perché avrebbe fornito il proprio appoggio ai ribelli, ma non hanno fornito altri
dettagli. Il 15 maggio 2005 un gruppo di uomini armati ha assassinato Najem Abed
Khudair e Ahmed Adam nei pressi di Latifiyah, a sud di Baghdad. Khudair lavorava
per i quotidiani indipendenti al-Mada e Tariq al-Shaab. Adam, poeta e scrittore,
collaborava con al-Mada e Sabah, un giornale che ha iniziato le pubblicazioni
dopo l’inizio del conflitto.
L’identità e l’affiliazione di altri detenuti è poco chiara.

Ann Cooper, direttore esecutivo di CPJ, si è così espresso al riguardo: ”Siamo
molto preoccupati per l’arbitrarietà di questi procedimenti di detenzione e temiamo
che questi giornalisti siano detenuti unicamente per avere fatto il proprio lavoro
di cronisti. I funzionari Usa e iracheni farebbero bene a fornire subito alla
stampa una spiegazione credibile delle ragioni per cui questi giornalisti sono
trattenuti in custodia.” Alcuni funzionari dell’esercito statunitense sospettano
che certi giornalisti iracheni potrebbero essere fiancheggiatori dei ribelli e
che sapessero in anticipo di determinati attacchi perpetrati contro le forze della
coalizione. Ma l’esercito non ha mai fornito una sola prova concreta per corroborare
questa tesi. In casi analoghi, occorsi in precedenza, i giornalisti detenuti sulla
base di sospetti affini sono stati poi tutti rilasciati senza alcuna imputazione
a loro carico. Nel 2004 l’esercito americano aveva trattenuto dei giornalisti
iracheni, turchi e sudcoreani poiché, stando alle dichiarazioni riportate all’epoca
dai media, gli erano state trovate addosso tracce di esplosivo. Ma dopo che le
loro credenziali erano state controllate e passate al vaglio, erano stati tutti
rilasciati.