24/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Otto giornalisti iracheni arrestati dagli Usa: minacce alla sicurezza?
Il 22 maggio sono stati rilasciati tre giornalisti rumeni rapiti in Iraq il 28 di marzo. L’organizzazione francese Reporters Sans Frontieres (RSF), che ha monitorato il lavoro dei media fin dal principio della guerra, ha espresso il proprio sollievo per il rilascio dei tre dopo 55 giorni di sequestro, ma ha tenuto a legare la soddisfazione per il lieto epilogo della vicenda con i drammi che ancora proseguono: “Interpretiamo questa notizia –ha dichiarato un portavoce dell’ong- come un segnale di incoraggiamento per la giornalista francese Florence Aubenas [..] e dobbiamo approfittare di questo momento per aumentare gli sforzi mirati al rilascio.”
  Nazionalità dei giornalisti uccisi
Dati alla mano, al momento l’Iraq risulta essere il Paese più pericoloso al mondo per i giornalisti a causa del numero degli omicidi e dei rapimenti. Da un recente report di RSF si apprende che, dal 22 marzo 2003 ad oggi, in Iraq sono stati ammazzati 56 operatori dell’informazione mentre 29 sono stati rapiti. Per fare un paragone, RSF ha citato i dati relativi alla guerra in Vietnam: 63 vittime spalmate lungo il ventennio, e alla guerra civile in Algeria, dove sono deceduti 77 tra giornalisti e operatori. I dati prodotti da Index on Censorship indicano inoltre che, tra gli uccisi, il 66 per cento erano iracheni: giornalisti la cui scomparsa non ha fatto tanto scalpore quanto i rapimenti e le uccisioni di occidentali.
 Naoki Tomasini
 
Riportiamo qui la traduzione di un articolo pubblicato il 18 maggio da Index On Censorship a proposito degli arresti di alcuni giornalisti iracheni.     
 

Giornalisti iracheni “scomparsi” nelle mani dell’esercito Usa

Il Comitato statunitense per la Difesa dei Giornalisti (CPJ) ha espresso la propria profonda preoccupazione per la sorte di almeno otto giornalisti iracheni detenuti dalle forze armate statunitensi e irachene, e ha invitato i funzionari americani e iracheni a spiegare ufficialmente le ragioni della loro prolungata detenzione. Un portavoce dell’esercito statunitense, il tenente colonnello Steve Boylan, si è limitato a riferire al CPJ che le forze USA e irachene hanno arrestato otto giornalisti iracheni che costituivano una “minaccia per la sicurezza del popolo iracheno e per le forze della coalizione”, ma non ha voluto fornire altri dettagli circa le condizioni della loro detenzione o i loro nomi. Tutti i giornalisti detenuti lavorano per organi di informazione occidentali. Nessuno è stato formalmente incriminato, e Boylan non ha specificato se potrebbe esserlo.
 
La scorsa settimana l’Agence France-Presse ha reso noto che tra i giornalisti detenuti risultano esserci anche due loro collaboratori: il giornalista Ammar Daham Naef Khalaf, fermato l’11 aprile dalle truppe statunitensi a Ramadi, e il fotografo Fares Nawaf al-Issaywi, fermato dalle forze irachene a Falluja il primo maggio, mentre stava scattando delle fotografie, e affidato quindi alla custodia delle truppe statunitensi. All’AFP non è stato fornito alcun dettaglio circa le ragioni che avrebbero portato all’arresto dei suoi collaboratori.  Anche un cameraman freelance dell’americana CBS News è tuttora agli arresti, dopo essere stato fermato agli inizi di aprile dalle forze USA perché sospettato di attività sovversive. Il cameraman, di cui la CBS non ha voluto rivelare il nome per ragioni di sicurezza, è stato arrestato dopo essere stato ferito dai militari statunitensi mentre stava filmando degli scontri scoppiati a Mosul, nel nord dell’Iraq. Il mese scorso la CBS News ha reso note le dichiarazioni in merito dei militari Usa: alcune riprese effettuate dal giornalista avrebbero indotto i funzionari dell’esercito statunitense a sospettare che questi sapesse in anticipo di certi attacchi che sarebbero poi stati perpetrati contro le forze della coalizione. L’AFP ha poi aggiunto che secondo i funzionari Usa il giornalista sarebbe “risultato positivo al test effettuato per rilevare la presenza di tracce di esplosivo.” Hassan al-Shummari lavora invece per l’emittente satellitare privata Dlyar TV. È  stato fermato nella provincia di Dlyala  dalle forze della Guardia Nazionale Irachena tra la fine di marzo e l’inizio di aprile ed è tuttora detenuto. Salah Abdel Majid al-Shikarchi, responsabile del TG di Dlyar TV, ha riferito al CPJ che al-Shummari è stato fermato mentre insieme al suo cameraman stava filmando una manifestazione presso una moschea di Dlyala; i funzionari iracheni l’hanno informato che al-Shummari è tuttora detenuto perché avrebbe fornito il proprio appoggio ai ribelli, ma non hanno fornito altri dettagli.  Il 15 maggio 2005 un gruppo di uomini armati ha assassinato Najem Abed Khudair e Ahmed Adam nei pressi di Latifiyah, a sud di Baghdad. Khudair lavorava per i quotidiani indipendenti al-Mada e Tariq al-Shaab. Adam, poeta e scrittore, collaborava con al-Mada e Sabah, un giornale che ha iniziato le pubblicazioni dopo l’inizio del conflitto. L’identità e l’affiliazione di altri detenuti è poco chiara.
  Enzo Baldoni, ucciso in Iraq
Ann Cooper, direttore esecutivo di CPJ, si è così espresso al riguardo: ”Siamo molto preoccupati per l’arbitrarietà di questi procedimenti di detenzione e temiamo che questi giornalisti siano detenuti unicamente per avere fatto il proprio lavoro di cronisti. I funzionari Usa e iracheni farebbero bene a fornire subito alla stampa una spiegazione credibile delle ragioni per cui questi giornalisti sono trattenuti in custodia.”  Alcuni funzionari dell’esercito statunitense sospettano che certi giornalisti iracheni potrebbero essere fiancheggiatori dei ribelli e che sapessero in anticipo di determinati attacchi perpetrati contro le forze della coalizione. Ma l’esercito non ha mai fornito una sola prova concreta per corroborare questa tesi. In casi analoghi, occorsi in precedenza, i giornalisti detenuti sulla base di sospetti affini sono stati poi tutti rilasciati senza alcuna imputazione a loro carico. Nel 2004 l’esercito americano aveva trattenuto dei giornalisti iracheni, turchi e sudcoreani poiché, stando alle dichiarazioni riportate all’epoca dai media, gli erano state trovate addosso tracce di esplosivo. Ma dopo che le loro credenziali erano state controllate e passate al vaglio, erano stati tutti rilasciati.
 
Categoria: Diritti, Guerra, Media
Luogo: Iraq
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