24/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Generali, analisti e diplomatici riconoscono che la situazione è sempre più critica
Soldato Isaf a KabulNel sud dell’Afghanistan non si ferma l’escalation dei combattimenti tra forze Usa e guerriglia talebana: nel fine settimana è stato ucciso un altro soldato americano e una dozzina di ribelli sono stati uccisi in un bombardamento aereo dell’aviazione statunitense sul confine con il Pakistan, in cui sono stati uccisi anche cinque civili pachistani. Smentendo l’ottimismo del Pentagono, i generali Usa sul campo ammettono che la resistenza afgana è ancora molto forte: in proporzione stanno morendo più soldati Usa in Afghanistan che in Iraq. Non a caso la Gran Bretagna sta addirittura valutando di inviare in Afghanistan un corposo contingente ‘di soccorso’ alle forze Usa impegnate nelle province ribelli del sud.
E intanto si infiamma la polemica sull’ormai evidente fallimento del programma antidroga che avrebbe dovuto sradicare le colture afgane di papaveri da oppio, che oggi sono invece più rigogliose e produttive che mai. In una clamorosa lettera al Dipartimento di Stato, l’ambasciata Usa a Kabul ammette che la colpa è del presidente afgano Hamid Karzai.
 
Bombardamenti del 2002 sul confine Paktika-PakistanBombardamenti al confine con il Pakistan. Sabato l’ennesimo soldato statunitense è caduto vittima della resistenza talebana. Un ordigno telecomandato è esploso al passaggio di un blindato nel distretto di Shinkay, nella provincia di Zabul: lo stesso posto dove due giorni prima erano stati uccisi sei operatori afgani delle Nazioni Unite.
Poche ore dopo, un altro agguato nella vicina provincia di Paktitka. Una dozzina di guerriglieri ha assaltato una pattuglia Usa in perlustrazione nella zona montagnosa di Pipali, lungo la frontiera con il Pakistan. Tre soldati sono stati feriti. Ma il bilancio sarebbe stato più pesante se non fossero subito intervenuti elicotteri da combattimento e cacciabombardieri, che hanno messo in fuga e poi inseguito gli attaccanti, uccidendone dodici. Le bombe sono cadute anche in territorio pachistano, nella zona di Lwara Mandai, in Waziristan, uccidendo cinque civili che stavano facendo legna nella zona.
E ieri, nella provincia centrale di  Uruzgan, i talebani hanno attaccato alcuni soldati Usa appena sbarcati da un elicottero Chinook: i militari hanno risposto al fuoco uccidendo due guerriglieri e mettendone in fuga altri sei. Questi si sono nascosti nelle caverne di una vicina montagna che sono state poi pesantemente bombardate dall'aviazione Usa chiamata ad intervenire.
 
Soldati Usa in AfghanistanAnalisti britannici: “totale fallimento strategico”. Dall’inizio di marzo in Afghanistan sono morti 27 soldati statunitensi. Nell’inferno iracheno nello stesso periodo ne sono morti 124. In rapporto al numero di truppe dispiegate nei due Paesi, 135 mila in Iraq e solo 16.700 in Afghanistan, il tasso di perdite umane risulta oggi più alto sul fronte afgano (1,6 per mille) che su quello iracheno (0,9 per mille). Nonostante questo il Pentagono continua a minimizzare il deterioramento della situazione in Afghanistan per non ammettere il fallimento del processo di ‘pacificazione’ del Paese. Ma la verità emerge nelle dichiarazioni di alcuni generali Usa che comandano le truppe sul campo. E’ il caso del generale Greg Champion, vicecomandante della Task Force 76, che nei giorni scorsi ha ammesso che nonostante siano passati tre anni dalla caduta del regime integralista, l’attuale recrudescenza della resistenza armata dimostra che i talebani rappresentano ancora una seria minaccia.
Così seria che gli strateghi militari britannici di Northolt hanno inviato nei giorni scorsi al ministero della Difesa di Londra un piano che suggerisce l’invio in Afghanistan di 5.500 soldati di Sua Maestà come rinforzo per porre rimedio al “totale fallimento strategico” che gli Usa stanno sperimentando nel Paese e per evitare nuovi “bagni di sangue” in vista delle elezioni di settembre. Secondo gli analisti britannici la “giovane e debole democrazia afgana” rischia il collasso a causa di un cocktail esplosivo fatto di guerriglia talebana, perdurante strapotere dei signori della guerra e inefficienza del governo di Karzai.
 
Un guerrigliero e papaveri da oppioPolemiche sull’insuccesso del programma antidroga. Il fallimento politico, oltre che militare, della ‘pax americana’ in Afghanistan è reso evidente dal naufragio del programma antidroga di sradicamento delle coltivazioni di papavero. Il boom della produzione di oppio, che ha ormai superato i record dell’epoca talebana e che rappresenta quasi la metà del prodotto interno lordo afgano, è li a dimostrarlo in maniera imbarazzante. Un imbarazzo che Washington sembra non provare. Nemmeno davanti alla clamorosa denuncia ufficiale giunta al Dipartimento di Stato da parte dell’ambasciata Usa a Kabul. Tre pagine datate 13 maggio che imputano a Karzai, il presidente afgano sostenuto e manovrato da Washington, la colpa di questo fallimento: “Non ha fatto nulla per imporre l’autorità del governo centrale nel Paese, nemmeno nella sua provincia natale di Kandahar”. Un’accusa indiretta alla politica di Washington in Afghanistan, mostratasi fino ad ora incomprensibilmente incapace di eliminare quello che è notoriamente il principale canale di autofinanziamento della guerriglia talebana e di tutti quei signori della guerra che continuano a mantenere l’Afghanistan in una situazione di completa anarchia feudale.
Altro che vittoria della democrazia.

 

Enrico Piovesana

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