24/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Lula dà la terra agli indios di Roraima, i coloni minacciano ritorsioni
Mappa della terra omologata nello stato di RoraimaFinalmente terra. Ma senza pace. Il 15 aprile scorso, il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha finalmente firmato l’omologazione della terra indigena Raposa Serra do Sol, nello stato amazzonico di Roraima, sancendo così la restituzione almeno parziale delle proprietà ancestrali ai popoli Makuxi, Ingarikò, Taurepang e Wapixana a Roraima. Un atto storico, un momento tanto atteso dalle 164 comunità indios, da quei 16.484 indigeni martoriati da decenni dall’incubo di quei coloni che si sono  impossessati di ettari ed ettari di terreni indios tramite dubbi documenti di proprietà. Coloni bianchi che, nonostante tutto, non intendono arrendersi. Nemmeno ora.
 
L'antefatto. La lotta per far riconoscere ufficialmente la loro terra dal governo federale affonda le radici nella notte dei tempi della costituzione brasiliana. Sin da subito gli indios, aiutati da organizzazioni umanitarie, dalla Chiesa e ultimamente anche dall’opinione pubblica internazionale, hanno iniziato a battersi per i propri diritti. Sopportando violenze e prepotenze da parte di fazendeiros spalleggiati dai potenti locali spesso collusi con l’amministrazione statale, le varie comunità si sono organizzate e si sono mosse unite e determinate, sfoderando volontà e molta pazienza. Lula, infatti, aveva promesso questo riconoscimento sin dalla sua elezione, ma sono trascorsi ben due anni prima di vederlo divenire realtà. Due anni difficili, dunque, durante i quali i coloni si sono scatenati in azioni dimostrative, spesso violente, nel tentativo di scoraggiare gli indios con minacce e violenze. Senza però riuscirci.
 
Indios Yanomami, mamma e figlio, foto di Carlo MigliettaI fazendeiros comunque non si arrendono. Omologazione per loro significa restituire la terra ai legittimi proprietari con sgombero immediato. Questo vuol dire dover abbandonare latifondi coltivati molto spesso a monocoltura, legati dunque ai forti interessi dell’agro-business.
Per questo, subito dopo la storica firma, il governatore dello Stato di Roraima, Orromar Pinto del Partito Trabalhista Brasilieiro, ha proclamato sette giorni di lutto in segno di protesta e ha chiesto l’immediata sospensione del decreto. E lo stesso hanno fatto ben 54 deputati del parlamento federale. Non solo. I coloni stanno minacciando ritorsioni e violenze contro gli indigeni tanto da costringere ancora una volta le comunità a chiedere aiuto. “Solo la pressione della comunità internazionale può aiutarli", spiegano dal Comitato Roraima di solidarietà con i Popoli  Indigeni del Brasile, gli stessi che hanno contribuito a lanciare “Nos Existimos” una campagna di sostegno alla loro causa, promossa da diocesi di Roraima, missionari della Consolata, Comitato indigeno di Roraima-CIR, Centrale unica dei lavoratori-CUT, Centro dei diritti umani-CDDH. In questo caso, l’intento è sottoscrivere messaggi di compiacimento per l’omologazione e inviarli al Governo in modo da mantenere alta la soglia di attenzione sul problema che è solo in via di risoluzione.
 
Indios Yanomami, mamma e filgio, foto di Carlo MigliettaLa lotta infinita. “Il riconoscimento della nostra terra – spiega il Comitato indigeno di Roraima in una lettera indirizzata a tutti coloro che hanno sempre sostenuto la loro causa - è un frutto colto da tutti coloro che ci hanno aiutato. Da lontano o da vicino in molti hanno fatto proprio il cammino quotidiano della lotta dell’organizzazione indigena, per questo li ringraziamo di cuore. Insieme abbiamo sognato una Raposa Serra do Sol più degna e omologata. Diciamo molte grazie a coloro che hanno trascorso ore o giorni  impegnandosi in campagne, scrivendo lettere, e-mail, telefonando, partecipando a riunioni e dedicando tutta la loro solidarietà ai diritti indigeni. Abbiamo sempre combattuto degnamente la buona battaglia, senza attentare alla vita di nessuno, principalmente alla vita dei nostri oppositori che, per ragioni storiche ed economiche, non accettano la nostra lotta.
La perseverante presenza di tutti i nostri sostenitori – continuano - è sempre stata una motivazione in più perché non desistessimo dal cercare, nella legge o con la pressione politica, l’affermazione dei nostri diritti. Nei momenti più difficili abbiamo sempre tratto forza dall’idea di un abbraccio amico, come stimolo per continuare a guardare avanti. Sappiamo, però, che le rivendicazioni per la nostra libertà non terminano con il decreto di omologazione, per questo saremo attenti a qualsiasi violazione dei diritti. Per garantirci il possesso esclusivo della Raposa resta ancora molto da fare. Fin d’ora ci impegneremo con tutte le nostre forze nella gestione del territorio per raggiungere lo sviluppo sostenibile comunitario. La nostra conquista non è terminata il giorno 15 aprile, è appena iniziata, per questo continuiamo a contare su di voi”. E per questo è indispensabile, alla luce delle reazioni dei coloni, aderire alla nuova campagna in difesa dei diritti delle comunità indigene. Solo la pressione internazionale può ancora una volta salvarli.

Stella Spinelli

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