02/08/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Fuggita da due colpi di stato si ostina a vivere per difendere i più deboli
Golpe cileno“A febbraio di quest’anno hanno approvato una legge che produrrà l’espulsione di almeno 26mila immigrati. Gente fuggita dal proprio Paese per motivi politici. In tre anni, secondo il governo, dovrebbero tornare a casa. Dove erano perseguitati. Per protesta, Mehdy Kavousi, un ragazzo iraniano si è cucito labbra e palpebre. Questa è l’Olanda oggi”.
 
Sa bene di cosa sta parlando Oriana Osso. A soli 24 anni, in un lontano 1973, è cominciata la sua vita da nomade. Dirigente cattolica degli studenti all’università di Valparaiso, nel nord del Cile, fu costretta dal golpe di Pinochet all’esilio.
 
La donna ricorda: “Ero giovane e avevo vissuto coi miei genitori fino a pochi mesi prima. Abitavo nella casa dello studente da alcune settimane, ma comunque a cinquecento metri di distanza dalla mia familglia. Ero iscritta al Mapu, Movimiento de Acciòn Popular Unitario, un gruppo nato da una scissione della Democrazia Cristiana e alleato con il governo di sinistra. I militari ci odiavano, forse più di quanto non odiassero i comunisti. Ci consideravano molto pericolosi”.
 
La giovane di quei tempi oggi è una donna alla quale la vita ha imposto un’esperienza dura e faticosa. Dal Cile all’Argentina, alla Francia, all’Italia, al Marocco, fino all’Olanda. Sempre inseguita dalla sua voglia di aiutare i più deboli.
 
Golpe cileno“Ricordo il colpo di stato – continua Oriana - e nessuno di noi immaginava che la giunta militare sarebbe rimasta al potere tanti anni. Sbagliammo del tutto l’analisi della situazione. Eravamo convinti della reazione popolare. La violenza, la crudeltà della repressione, l’arresto e l’uccisione di un numero impressionante di dirigenti e militanti politici democratici distrusse ogni possibilità di reazione. E anche i nostri errori. Io ero vicina a persone del Mir, il Movimento de Izquierda Revolucionaria. Ci riunivamo insieme, lavoravamo insieme. Spesso ci arrestavano insieme. Quando attaccavamo i manifesti o scrivevamo sui muri la polizia ci fermava. Era una formalità, prima del golpe erano gentili. Ci portavano in caserma e chiamavano i nostri familiari. Fu per questo motivo che andai a vivere nel collegio universitario. Mia madre e mio padre si erano stufati di venirmi a prendere”.
 
Oggi Oriana vive da un’amica, sul lago di Bracciano, vicino Roma, dopo undici anni di Olanda. Alla fine la vecchia militante cilena non ha resistito al clima del Paese del nord Europa. Non al caldo o al freddo, ma alla regressione in cui è caduta la patria dei mulini a vento. Guardandola, sentendola parlare, si vedono intatti l’entusiasmo e la passione con la quale, oltre trenta anni fa, migliaia di giovani cileni vivevano l’esperienza del governo popolare di Salvador Allende.
 
Seduti al sole di agosto, in un luogo lontano dalla confusione della città, lei ha migliaia di parole per raccontare la sua storia. Un discorso che sembra un fiume in piena.

Va avanti: “Il Mapu, a causa della vicinanza di alcuni di noi al Mir, ci espulse. Per me fu incomprensibile. In fondo eravamo tutti dalla stessa parte. La cosa però complicò la mia vita. Quando Pinochet fece il colpo di stato capii di dover fuggire subito. Ero troppo conosciuta, mi avrebbero preso. Cominciai a dormire da amici. Non esisteva nessun piano preventivo, non eravamo preparati. Per di più il Mir condannò chiunque volesse uscire dal Cile e questo voleva dire non avere aiuti. Grazie ad alcuni amici fui in grado di andare in Argentina. La mia certezza era di tornare a Valparaiso in poche settimane. La giunta sarebbe crollata, ero convinta. Invece di tornare in Cile arrivarono i generali a Buenos Aires. Un altro golpe. Lì mi nascondevano perché noi profughi cileni eravamo destinati a scomparire subito. Insomma ad essere catturati e uccisi. Molte volte mi veniva anche da sorridere. Alcuni amici erano Montoneros, i guerriglieri argentini. Per sfuggire ai controlli mi mettevano in piccole stanze ricavate dietro gli armadi, dove tenevano armi, documenti, libri proibiti. O in ceste di paglia, dove ero in compagnia delle stesse cose. Mi sembrava di essere finita dalla padella nella brace. Anche lì era non potevo restare. Fui aiutata da un giovane diplomatico italiano, Marco Calamai. L’ambasciata del governo di Roma non dava aiuto ai perseguitati, ma il consolato si. Fummo avvertiti di non andare per nessun motivo nella delegazione diplomatica, perché avrebbero chiamato la polizia per farci arrestare. Il console era diverso e io avevo una origine italiana. Mi diede il passaporto e mi accompagnò fino alla nave. Lasciavo il mio continente, il sud America”.
 
Riassumere una esistenza come quella di Oriana richiederebbe un libro. Arrivata in Europa non abbandona il suo sogno politico e a Parigi comincia ad occuparsi di malati di mente. Così trova il modo per andare in Marocco, dove lavora in un ospedale psichiatrico tenuto da suore cattoliche. Dopo il nord Africa viene in Italia e poi raggiunge l’Olanda. Non è tenera col governo dell’Aja: “Si immagina l’Olanda come un posto di persone libere e disponibili. Non è vero. In un articolo di ‘Le monde diplomatique’, Alain Franco scrive che il controllo sociale è talmente forte da imporre ai cittadini di non distinguersi, perché la società non se lo aspetta e rischia di diventare punitiva. Un giornale, Wakker Nederland, ha titolato ‘siamo invasi dai kossovari!’, dopo l’arrivo dei profughi dai Balcani. Il provvedimento di esplulsione è l’ultimo di una lunga serie di segnali sul malessere olandese. Loro fanno di tutto perché non se ne parli e le notizie sulle discriminazioni sono nascoste. Il giornalista francese, dopo la pubblicazione del suo articolo, è stato convocato all’ambasciata olandese per proteste. Non ne potevo più di quel sistema oppressivo, sono andata via un'altra volta. Adesso debbo ricostruire di nuovo la mia vita, ma ci sono abituata”.
 
L’eterna ragazza cilena non ha paura. Prende un giornale e comincia cercare tra gli annunci. È il momento di trovar casa.
 
Roberto Bàrbera
Categoria: Diritti, Donne, Profughi
Luogo: Cile