stampa
invia
schiacciante (334 sì, 73 no) il protocollo di Kyoto per la riduzione dei gas
all'origine dell'effetto-serra e ne hanno resa così possibile l'entrata in vigore
su scala planetaria. La camera bassa del parlamento russo ha compiuto il cruciale
passo su richiesta del presidente Vladimir Putin che a lungo ha temporeggiato
nel timore - alimentato dal suo influente consigliere economico Andrei Illarionov
- che la limitazione delle emissioni industriali più nocive per l'atmosfera abbia
un impatto molto negativo sulla crescita economica del paese. Dopo forti pressioni
da parte dell'Unione europea, che in cambio gli avrebbe promesso l'ingresso nella
WTO, l'organizzazione mondiale del commercio, Putin ha deciso a settembre di andare
senza più indugi alla ratifica di Kyoto. È arrivato alla conclusione che questo
passo comporta “più benefici che rischi”. La benedizione di Mosca era fondamentale
perché l'accordo, sottoscritto nel 1997 nella città giapponese e già avallato
con tutti i crismi da 126 stati, può entrare legalmente in vigore soltanto se
ratificato dai paesi che nel 1990 erano complessivamente all'origine di almeno
il 55% delle emissioni responsabili dell'effetto serra. Con la ratifica odierna
della Duma la quota totale degli stati aderenti (tra i quali non figura quello
di gran lunga più inquinatore: gli Usa) supera abbondantemente il tetto minimo:
da 44,2% si è passati di un colpo a 61,8%. Non ci sono quindi più scuse: entro
il 2008 i paesi industrializzati dovranno ridurre le emissioni di biossido di
carbonio del 5,2% rispetto ai livelli 1990 e procedere a ulteriori limitazione
nel periodo dal 2008 al 2012. La Duma si è però riservata il diritto di denunciare, dopo la prima fase, il protocollo nel caso che si manifestino contraccolpi negativi per la crescita russa. In effetti al voto positivo si è giunti dopo due ore di dibattito infuocato, con le opposizioni (comunisti a sinistra e nazionalisti a destra) che hanno ancora una volta tuonato contro un accordo da loro presentato come un cavallo di Troia dell'Occidente per impedire il rilancio economico della principale repubblica dell'ex-Urss. Le opposizioni la pensano più o meno come Illarionov, economista di scuola ultra-liberista, che ha detto: “Con il protocollo di Kyoto perdiamo la speranza di diventare una nazione economicamente forte”. A suo giudizio la Russia, che al momento è di circa il 25% sotto le emissioni di biossido di carbonio di 14 anni fa in seguito alla chiusura di molti stabilimenti d'epoca sovietica e potrebbe quindi vendere ad altri paesi le “quote di inquinamento” non utilizzate, ritornerà già nel 2008 ai livelli del 1990 se la ripresa si consolida e se Putin riesce a mantenere il ritmo necessario per il promesso raddoppio del prodotto nazionale lordo in un decennio. Durante il dibattito alla Duma qualche deputato dell'opposizione ha anche ricordato come una buona parte degli scienziati russi non creda che le emissioni colpite dal trattato di Kyoto siano davvero la causa del cambiamento climatico e dell'aumento della temperature del pianeta. Su questo punto lo stesso Putin aveva qualche mese fa scherzato quando aveva detto che in fondo per la glaciale Siberia non sarebbe poi tanto male se la temperatura aumentasse di qualche grado... D'altronde Putin non ha certo deciso il salvataggio del protocollo di Kyoto perché all'improvviso si è scoperto un fautore delle “cause verdi”. “è una decisione politica obbligata”, ha indicato Illarionov. Con la ratifica del protocollo Putin può senza dubbio contare su un aumento delle sue azioni all'estero, soprattutto nell'Unione europea dove negli ultimi mesi è stato a più riprese criticato per le “'tendenze autoritarie” emergenti dalle sue ultime proposte di riforma istituzionale, tutte tese ad un rafforzamento del potere centrale.
red