06/08/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Sono 747 i ragazzi di strada uccisi in Guatemala l'anno scorso
scritto per noi da
Paola Erba 
 
Operazione di polizia contro le bande giovaniliMuoiono sull'asfalto, sotto i colpi delle bande rivali o della polizia. E lì restano, sui marciapiedi, in attesa che il camion della spazzatura se li porti via.
 
Nahaman Lopez aveva 13 anni quando nel 1990 venne ucciso dalla polizia. Lo ricordano oggi i suoi compagni, ospiti di Casa Alianza, una ong che si occupa di ragazzi di strada in molti Paesi dell'America Latina.
 
"Era la notte del 4 marzo 1990", raccontano gli amici di Nahaman. "Eravamo in giro, stavamo respirando della colla. Si avvicinarono quattro poliziotti. Fuggimo. Alcuni di noi, io, Nahaman e ad altri due fummo portati in carcere. Per darci una lezione, la polizia cominciò a versarci colla sulla testa. Nahaman faceva resistenza. Lo buttarono a terra e cominciarono a picchiarlo. Non smettevano di colpirlo, con i manganelli e con i calci: dappertutto, in faccia, nello stomaco. Quando se ne andarono era ancora vivo, ma non si muoveva più".
 
Nahaman morì dieci giorni più tardi, con sei costole rotte, contusioni sul 60 per cento del corpo e il fegato a pezzi. Casa Alianza, per quattro anni, lottò perchè i colpevoli venissero condannati. La pena arrivò: 12 anni di carcere e un risarcimento economico alla famiglia, che non fu mai pagato. I poliziotti, dopo soli 6 anni, uscirono di prigione.
 
Contro questi omicidi, Casa Alianza ha 328 processi penali pendenti, ma solo per 15 si è giunti ad un regolare processo.
 
In questa guerra non dichiarata, il Guatemala non è solo: in Salvador, ogni anno, i ragazzi uccisi dalla polizia sono circa 600, e quasi mille in Nicaragua.
 
Ma intanto le maras continuano a crescere. Sono il risultato -spiegano i sociologi- della povertà, del caos, dello sradicamento, aggravati da una guerra civile (1960-96), che in Guatemala ha trasferito nelle periferie delle grandi città milioni di disperati in fuga dalle campagne, dove erano maggiori gli abusi e la miseria. Dei circa 5000 i bambini tra i 7 e i 14 anni che vivono per strada a Città del Guatemala, la maggior parte viene proprio da queste zone.
 
Spesso, si tratta di violenza importata dagli Stati Uniti: sono quasi due milioni, infatti, i guatemaltechi che vivono tra la California e la Florida. E proprio qui, negli Stati Uniti, gli adolescenti figli di immigrati entrano a far parte delle maras. Il salto nelle carceri e nei riformatori USA, in genere, è breve. Poi, appena scontata la pena, vengono espulsi dal Paese e, una volta tornati a casa, rifondano nelle periferie latinoamericane le stesse organizzazioni dove, in Florida o in California, avevano militato. E se lì erano 'soldati semplici', in Guatemala (così come in Honduras e in Salvador) ne diventano i capi.
 
In cambio di armi e denaro per tenere in vita le proprie guerre, i pandilleros, i membri delle bande, si convertono in pedine del crimine organizzato. E in Guatemala, secondo dati della Facultad Latinoamericana de Ciencias Sociales (FLACSO), di gruppi di crimine organizzato ce ne sono ben 600: complessivamente, un esercito di 20mila uomini.
 
Per loro, le maras sono un nodo centrale nel commercio e trasporto di droga che dalla Colombia attraversa il Guatemala diretta al Nord, al Messico e agli Stati Uniti, innazitutto. E le maras più potenti non solo si avvalgono di struttura quasi militari e di armi sofisticate (fucili AK 47, AR 15, M-16...), ma possono contare, proprio per il passato di molti loro capi, su relazioni privilegiate con le bande giovanili statunitensi. "Un fenomeno da non sottovalutare", dicono i sociologi. "Anche per il numero di persone coinvolte: la banda più potente del Centroamerica, la Mara Salvatrucha (Salvador) ha 36mila miliziani. In Honduras, l'M 18 ne conta 29mila".

 
Categoria: Bambini, Diritti
Luogo: Guatemala
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