05/01/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Mentre il vicepresidente invita le Farc ad accelerare l'annunciata liberazione unilaterale dei cinque ostaggi, il governo annuncia di voler abolire l'unica legge che regola le zone smilitarizzate

Mentre il vicepresidente colombiano, Angelino Garzón, chiede alle Farc di accelerare il processo di liberazione unilaterale dei cinque prigionieri annunciato l'8 dicembre, e precisa quanto disponibile sia il governo di Bogotà a inaugurare il tanto atteso processo di pace con la guerriglia più longeva del mondo, il ministro dell'Interno, Germán Vargas Lleras, rivela tutt'altra intenzione. Da poche ore ha infatti reso noto che la legge 1421, la quale stabilisce la creazione di aree smilitarizzate all'interno delle quali da sempre avvengono rilasci di ostaggi e approcci di dialogo con la guerriglia, verrà abolita. Una decisione che la dice lunga sulle reali intenzioni del governo Santos di avviare concrete trattative di pace. È, infatti, risaputo che queste zone neutrali sono da sempre la condizione imprenscindibile dettata dalle Farc per qualsiasi gesto di buona volontà. Eliminarle a priori significa stroncare sul nascere ogni afflato di pace, significa dichiarare guerra alla guerra, e scegliere senza se e senza ma la via militare.

È in base a questa legge che nel 1999 l'ex presidente Andrés Pastrana ha potuto avviare i dialoghi di pace con le Farc poi rotti unilateralmente da Bogotá proprio nel momento in cui si trattava di concretizzare i buoni propositi espressi sulla carta.
È grazie a questa norma che Álvaro Uribe ha potuto stabilire la "zona speciale" in Santa Fe de Ralito, dipartimento di Córdoba, dove i gruppi paramilitari delle Auc (Autodefensas Unidas de Colombia) di Salvatore Mancuso si sono potuti smobilitare e "reinserire nella vita civile". Ed è sempre per merito di questa legge che le Farc si son sentite garantite a tal punto da poter rilasciare numerosi ostaggi senza correre rischi.

Dunque, nonostante l'appello dei gruppi guerriglieri per trovare una soluzione politica al grave conflitto che vive il paese da oltre 50 anni - appello condiviso dalla maggioranza del popolo colombiano - il governo Santos ha fatto la sua scelta: una politica guerrafondaia, che sicuramente allontana ogni miraggio di pace. E questo nonostante le dichiarazioni a effetto di alcuni esponenti dell'Esecutivo, quali il vice. "Quello che pretendiamo dalla guerriglia delle Farc - ha dichiarato alla stampa internazionale - è che rimetta in libertà tutti i prigionieri e che smetta con questa pratica". Concetti che cozzano con le possibilità reali che, senza la legge 1421, questo possa avvenire.

E come se non bastasse, la morsa militare sulla guerriglia non accenna ad allentarsi. "Mobilitare coloro che saranno liberati è molto, molto difficile, perché si tratta di processi unilaterali e il Governo non accenna a farla finita con i combattimenti - ha infatti precisato l'attivista umanitaria ed ex senatrice d'opposizione Piedad Córdoba, la persona a cui la guerriglia ha detto di voler consegnare gli ostaggi. Si tratta di una figura chiave nei vari processi di liberazione inaugurati dalle Farc, perché grazie alla sua mediazione sono andate a buon fine 14 liberazioni unilaterali, nelle quali è stato molto influente anche il presidente venezuelano Hugo Chávez. Ed è proprio a causa di questo ruolo centrale nel complesso rapporto Farc - Bogotà che la ex senatrice è stata accusata dallo Stato di filo-terrorismo e punita con l'interdizione ai pubblici uffici per molti anni.

Il permesso a poter di nuovo giocare a centrocampo in questa nuova trattativa le è stato concesso dal presidente Juan Manuel Santos solo in via del tutto eccezionale. Dopotutto le Farc avevano precisato che i cinque ostaggi sarebbero stati consegnati solo nelle mani di Piedad Córdoba quale gesto di solidarietà per la serietà del lavoro da lei svolto. E il neo presidente non poteva voltare le spalle a cinque vite da salvare. Ma i suoi rapporti con la ex senatrice restano tesi.

"Iniziamo a essere pronti, ma senza le coordinate non si può procedere. Si tratterà di cinque rilasci che avverranno in cinque diverse zone del paese", ha spiegato dunque l'attivista di Colombiane e Colombiani per la Pace, precisando che l'intensa ondata di maltempo degli ultimi tempi, che ha fatto più di trecento vittime inondando 28 dei 32 dipartimenti, ha ulteriormente complicato la scelta di luoghi strategici e sicuri per il rilascio. La data comunque si avvicina e la delegazione brasiliana che, insieme alla Croce rossa internazionale accompagnerà il processo, sbarcherà in Colombia la prossima settimana.

 

Stella Spinelli

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