Sono 207 i lavoratori licenziati perchè essersi riunitisi in Consiglio di Fabbrica
Sono i 207 lavoratori e
lavoratrici della King Yong, un’azienda tessile coreana ubicata in una
delle tante zone franche del Nicaragua.
Sette sono stati cacciati perché fondatori di un Consiglio
di Fabbrica, gli altri perchè solidali con questa esperienza.
Un’azione che viola tutti i diritti nazionali e
internazionali del lavoratore e che va addirittura contro il Codice del
Lavoro e la Costituzione del Nicaragua, che al contrario garantirebbero
la libertà sindacale.
Gli operai hanno
subito presentato ricorso al Ministero competente e ottenuto ragione,
ma la King Yong si è rifiutata di accettare la risoluzione e ha
rimandato tutto ai tribunali civili. Con un obiettivo: tirarla molto
per le lunghe, fino a far perdere ogni spirito di rivalsa a questa
povera gente, che al contrario ha urgenza di guadagnare per
sopravvivere.
“Questa vergognosa attitudine
è purtroppo all’ordine del giorno nelle decine di imprese in regime di
zona franca – spiega Giorgio Trucchi, dell’associazione
Italia-Nicaragua – Si tratta di aree territoriali nazionali in mano ad
imprese straniere che non pagano né tasse, né imposte, né affitti e che
di contro danno salari vergognosi – in media cinquanta euro al mese -
per dieci ore al giorno, sabato e domenica compresi. Non esistono
diritti sindacali, lavorativi, sanitari, umani. E’ arrivato il momento
di cambiare. E’ tempo di lotta. Non c’è un minuto da perdere”.
L’episodio della King Yong ha infatti
provocato la reazione del Movimento Sociale Nicarguense che si è
schierato con i licenziati. Ma la strada è molto in salita.
“La gente ha troppa paura di perdere il posto e di non
aver più di che sfamarsi – spiega Trucchi – I licenziati, poi, sono
costretti a sottoporsi a un lungo e complesso iter attraverso il
Ministero del Lavoro e i tribunali che come minimo dura due anni.
Ventiquattro mesi senza stipendio né cibo. E il governo? Fa finta di
non vedere oppure impone alle aziende multe che mai verranno pagate. In
compenso quasi mai un lavoratore riesce a riprendersi il posto”.
In questi giorni, davanti alla fabbrica
qualcuno ha messo in atto un sit-in di protesta. “Ma c’è bisogno di una
maggiore pressione – riprende -. Lì davanti non erano in molti. Come al
solito questo Paese stenta a riprendersi dagli ultimi tredici anni di
neoliberismo, che ha affossato coscienze e voglia di lotta. E in più
l’azienda, per impedire che altri lavoratori si unissero alla protesta,
ne ha ritardato l’uscita, proprio come in una prigione”.
E’ per rimediare con urgenza a
questa mancanza di educazione alla protesta che l’associazione
Italia-Nicaragua ha finanziato il Terzo Corso di Formazione Sindacale
per i lavoratori di queste aree, privilegiando proprio quei 207 operai.
E ha lanciato una campagna.
“Questo
è un episodio che sta diventando la regola un po’ ovunque ci siano zone
franche – conclude Giorgio Trucchi -, per questo abbiamo scritto
una lettera di protesta che invito
tutti a far propria e ad inviarla via e-mail
direttamente alla King Yong. Solo la pressione internazionale potrà
aiutare questi lavoratori sfruttati a conquistare i propri diritti e a
riprendersi la dignità”.