03/01/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Un gruppo di giovani della Striscia lancia in rete una protesta, che chiede il rispetto del diritto al futuro

Vittorio Arrigoni
da Gaza City

Si ripercuote e si propaga alla velocità di 4 Megabit al secondo nell'unico spazio di Gaza non ancora assediato, nel web, il cyber-urlo di rabbia di una generazione di giovani palestinesi oppressa da un nemico esterno e soffocata dentro.

Il manifesto GYBO (Manifesto dei Giovani di Gaza per il cambiamento), messo online su Facebook da un gruppo anonimo di studenti della Striscia, sta suscitando clamore per l'intensa prosa polemica e insieme poetica, per la spontaneità con cui si esprimono vite accerchiate senza l'ingessatura della retorica politica e umanitaria. Scendere in piazza è troppo pericoloso a Gaza, se non piombano bombe dal cielo, piovono manganelli da terra.

Fustigati da un governo interno che soffoca i diritti civili basilari, frustrati dal collaborazionismo criminale di Ramallah, che viene a patti coi massacratori d'Israele, delusi e defraudati da una comunità internazionale lassista e compiacente coi carnefici, il grido cibernetico di questi ragazzi coraggiosi sta raccogliendo sempre più consensi a livello globale, a giudicare dai commenti sulla loro pagina web che si susseguono istante dopo istante da ogni dove.

Qualcuno mi ha chiesto, dall'Italia, se conosco le identità degli autori del Manifesto. Certo che li conosco. Sono la stragrande maggioranza degli under 25 che a Gaza incontri nei caffè, al di fuori dell'università, per strada con le mani nelle saccocce vuote di soldi, di impieghi, di prospettive per l'avvenire ma gonfie di lutto e rabbia sottaciuta. Che adesso hanno manifestato.

Si chiamano Ahmed, Mahmoud, Mustafa, Yara , ma potrebbero essere i nostri Giovanni, Paolo, Antonio, Elisabetta che in queste settimane hanno combattuto pacificamente nelle piazze italiane con le armi della consapevolezza quella lotta persa dai padri per resa.
Come tutte le rivoluzioni cibernetiche, potrebbe essere neve che si scioglie al primo sole. A Gaza si è però convinti che questo è un primo solco per far dare voce a chi finora ha subito in silenzio.

Restiamo umani. 

IL TESTO DEL MANIFESTO