24/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



In Vietnam mancano laboratori e fondi contro l'influenza aviaria
La bandiera del Vietnam.Il Vietnam continua la sua sfida contro l’influenza dei polli e il bilancio vietnamita, riportato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), rimane il più alto, con 76 casi e 37 morti; seguono la Thailandia, (17 casi e 12 morti) e la Cambogia (4 casi tutti mortali). Dopo un anno e mezzo circa dai primi casi nell’uomo, la mortalità per la malattia, prima intorno al 70 per cento (sette pazienti morti su dieci malati), sembra tuttavia in discesa, grazie anche a una sempre maggiore esperienza dei medici nel riconoscere e seguire i pazienti: da gennaio, su 18 pazienti arrivati al Pichmai Hospital di Hanoi ne sono morti tre. Ma accanto al dramma dei casi tra gli uomini, continua a porsi quello delle conseguenze dell’infezione fra i volatili sulle condizioni economiche del Paese. Dietro indicazioni dell’Oms, il Vietnam ha ucciso 46 milioni di anatre e polli e saranno probabilmente necessarie altre eliminazioni, in particolare fra i rimanenti 60 milioni di anatre: loro infatti, sebbene infettate dal virus, al contrario dei polli non presentano sintomi della malattia e sono quindi ancora più pericolose.

Lee Jong-wook, Direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità. Copyright - Who /P. VirotUn pericolo per tutti. L’influenza aviaria ha caratteristiche simili alla Sars, malattia respiratoria acuta che nel 2003 ha tenuto il mondo con il fiato sospeso. Proprio il Vietnam è stato uno dei primi Paesi a essere dichiarato “libero” dalla Sars a fine aprile nel 2003, grazie alle segnalazioni del medico italiano Carlo Urbani, morto proprio a causa della malattia il mese prima. L’influenza aviaria, considerata dall’Oms anche più pericolosa della Sars, non è invece sotto controllo e gli operatori sanitari temono nuove epidemie in mancanza di risorse economiche, vaccini e laboratori attrezzati. Secondo quanto riportato dalla rivista medica The Lancet, la necessità di fondi è stata ricordata anche dal direttore generale dell’Oms, Lee Jong-wook, che ha descritto la malattia dei polli come la minaccia più grave per la salute nel mondo, paragonandola addirittura alla pandemia di influenza spagnola del 1918, che uccise tra 20 e 50 milioni di persone: “C’è un grave pericolo per tutti gli uomini in tutti i paesi” ha detto all’Assemblea mondiale della salute.

Mancano fondi.
Le carenze dei laboratori vietnamiti vengono sottolineate anche da Nguyen Van Thong, del Pichmai Hopital di Hanoi: “Le tecniche standard dei laboratori in Vietnam non sono buone. Data la rapida progressione di questa malattia, abbiamo bisogno di un laboratorio nel nostro ospedale, o i pazienti muoiono prima di avere i risultati. Sfortunatamente non ci sono i fondi necessari”. Capita così di dover inviare i campioni di sangue all’Oms a Honk Kong, con un allungamento nei tempi di risposta. Le risorse economiche sono il punto debole anche delle campagne di prevenzione. Per esempio, nella provincia di Quang Ninh meno di 150 ufficiali sanitari dovrebbero raggiungere con progetti di educazione sanitaria  circa un milione di persone. Spesso è difficile la distribuzione di materiale informativo scritto nelle comunità più isolate formate da popolazioni che utilizzano linguaggi diversi. Inoltre, sui volantini è difficile spiegare con chiarezza i rischi di un piatto locale a base di sangue d’anatra o le precauzioni da prendere quando si uccidono i volatili. Se quindi i polli sono spariti dai menu di molti ristoranti e alberghi di Hanoi, non si può dire lo stesso di altre zone del Paese.

Un pollo in vendita al mercato.Cambiamenti in corso. Il timore dell’Oms è quello di un cambiamento nelle caratteristiche del virus responsabile della malattia, che lo renda capace del passaggio da uomo a uomo, aumentando le possibilità di contagio. In questo senso preoccupa la segnalazione dell’isola indonesiana di Java di ritrovamento del virus in 10 maiali. Sarebbero i primi casi confermati nei suini, geneticamente più vicini all’uomo rispetto ai volatili. Ma ci sono altri tre elementi di allerta: la comparsa di casi umani raggruppati,  nelle persone più anziane e meno gravi. Questi dati fanno pensare che il virus stia diventando meno aggressivo e più infettivo, quindi con una maggiore facilità di diffusione, caratteristiche che renderebbero più facile una pandemia.
 

Valeria Confalonieri

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