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Il Vietnam continua la sua sfida contro l’influenza dei polli e il bilancio vietnamita,
riportato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), rimane il più alto, con 76 casi e 37 morti; seguono la Thailandia, (17
casi e 12 morti) e la Cambogia (4 casi tutti mortali). Dopo un anno e mezzo circa
dai primi casi nell’uomo, la mortalità per la malattia, prima intorno al 70 per
cento (sette pazienti morti su dieci malati), sembra tuttavia in discesa, grazie
anche a una sempre maggiore esperienza dei medici nel riconoscere e seguire i
pazienti: da gennaio, su 18 pazienti arrivati al Pichmai Hospital di Hanoi ne
sono morti tre. Ma accanto al dramma dei casi tra gli uomini, continua a porsi
quello delle conseguenze dell’infezione fra i volatili sulle condizioni economiche
del Paese. Dietro indicazioni dell’Oms, il Vietnam ha ucciso 46 milioni di anatre
e polli e saranno probabilmente necessarie altre eliminazioni, in particolare
fra i rimanenti 60 milioni di anatre: loro infatti, sebbene infettate dal virus,
al contrario dei polli non presentano sintomi della malattia e sono quindi ancora
più pericolose.
Un pericolo per tutti. L’influenza aviaria ha caratteristiche simili alla Sars, malattia respiratoria
acuta che nel 2003 ha tenuto il mondo con il fiato sospeso. Proprio il Vietnam
è stato uno dei primi Paesi a essere dichiarato “libero” dalla Sars a fine aprile
nel 2003, grazie alle segnalazioni del medico italiano Carlo Urbani, morto proprio a causa della malattia il mese prima. L’influenza aviaria, considerata
dall’Oms anche più pericolosa della Sars, non è invece sotto controllo e gli operatori
sanitari temono nuove epidemie in mancanza di risorse economiche, vaccini e laboratori
attrezzati. Secondo quanto riportato dalla rivista medica The Lancet, la necessità di fondi è stata ricordata anche dal direttore generale dell’Oms,
Lee Jong-wook, che ha descritto la malattia dei polli come la minaccia più grave
per la salute nel mondo, paragonandola addirittura alla pandemia di influenza
spagnola del 1918, che uccise tra 20 e 50 milioni di persone: “C’è un grave pericolo
per tutti gli uomini in tutti i paesi” ha detto all’Assemblea mondiale della salute.
Cambiamenti in corso. Il timore dell’Oms è quello di un cambiamento nelle caratteristiche del virus
responsabile della malattia, che lo renda capace del passaggio da uomo a uomo,
aumentando le possibilità di contagio. In questo senso preoccupa la segnalazione
dell’isola indonesiana di Java di ritrovamento del virus in 10 maiali. Sarebbero
i primi casi confermati nei suini, geneticamente più vicini all’uomo rispetto
ai volatili. Ma ci sono altri tre elementi di allerta: la comparsa di casi umani raggruppati, nelle persone più anziane
e meno gravi. Questi dati fanno pensare che il virus stia diventando meno aggressivo
e più infettivo, quindi con una maggiore facilità di diffusione, caratteristiche
che renderebbero più facile una pandemia.
Valeria Confalonieri