21/05/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli universitari vogliono i soldi promessi a garanzia del diritto allo studio
Scontri fra studenti e poliziaStudente in fin di vita per un colpo di fucile sparato dalla polizia nazionale. Rolando José Velasquez Arias, universitario di 18 anni, versa in gravissime condizioni dopo essere stato ferito durante gli scontri per “il 6 per cento” nella città di Jinotepe, in Nicaragua. E’ ricoverato all'ospedale di Granada con entrambi i polmoni perforati. Dopo alcuni mesi di calma, in cui gli studenti universitari nicaraguensi hanno sviluppato una ricca attività pacifica nei quartieri e nei mercati della capitale e di altre città del Paese per far conoscere alla popolazione il significato della loro lotta per il 6 per cento, questa settimana sono riprese le manifestazioni poi sfociate in duri scontri con i corpi speciali della Polizia Nazionale.
 
Risultato: un poliziotto di 27 anni, Ròger Rodrìguez, è stato ucciso; una studentessa ha perso un occhio per un proiettile di gomma sparato dalla polizia che l'ha raggiunta durante le proteste e molti studenti sono stati arrestati e immediatamente trasferiti al Tribunale di Managua con l'accusa di associazione per delinquere, adunata sediziosa, terrorismo, esposizione di persona a pericolo e aggressione a pubblico ufficiale. Altri due giovani sono stati colpiti alle gambe da colpi che, per il momento, sembrano essere stati sparati con una pistola Makarov. Numerosi poliziotti e studenti sono rimasti feriti per pallottole di gomma e per i morteros caseros (specie di mortai che lanciano i botti che si utilizzano durante le feste) utilizzati dagli studenti. E infine due operatori di canali televisivi sono stati ricoverati per le lesioni subite.
 
Questi i fatti a monte. Nei mesi passati, studenti e rettori delle università che fanno parte del Comité Nacional de Universidades (CNU) hanno presentato un ricorso alla Corte Suprema de Justicia (CSJ) chiedendo che emettesse una sentenza per definire, una volta per tutte, a quanto ammontasse il famoso 6 per cento del bilancio statale che il governo deve consegnare alle università in base ad un articolo della costituzione del Nicaragua. La Corte, in aprile, ha sentenziato che il totale ammonta a 94 milioni di cordobas (circa 6 milioni di dollari) e cioè la cifra richiesta appunto dalle università. Ma, nonostante questa risoluzione, il Governo e la Asamblea Nacional si sono rifiutati di riconoscere tale somma e i deputati della destra nicaraguense, la settimana scorsa, hanno approvato la bozza preliminare del bilancio generale della repubblica mantenendo la cifra alle università in 72 milioni di cordobas (circa 4 milioni e mezzo), come richiesto dal governo.
 
La reazione del mondo universitario è stata immediata. L’impossibilità di dialogo con il governo e con il presidente della repubblica, Enrique Bolanos, ha spinto gli studenti a occupare nella mattinata di lunedì le principali via d'accesso alla capitale, la Carrettera Norte all'altezza dell'Università di Agraria, e la Avenida Universitaria, nei pressi della Università Centroamericana (UCA) e dell'Università d'Ingenieria (UNI). Nel frattempo anche nella città di Jinotepe, Dipartimento di Carazo a sud di Managua, i ragazzi hanno bloccato la Carrettera Panamericana e si sono scontrati con la polizia che, totalmente impreparata, alla fine si é asserragliata nelle proprie caserme in attesa di rinforzi da Masaya. Nel pomeriggio si sono mobilitati anche gli studenti di Leòn.
 
Una protesta questa che cerca di scongiurare il rischio non poter portare a termine l'anno scolastico 2004 e soprattutto, di vedere sospesa immediatamente gran parte delle borse di studio che le università hanno concesso agli studenti con meno risorse economiche, i quali vanno a Managua proprio per cercare un'opportunità formativa e quindi di lavoro.
 
Adesso il Centro de Derechos Humanos e il presidente della Union Nacional de Estudiantes Nicaraguenses (UNEN) stanno contrattando con il capo della polizia affinché permetta agli studenti di uscire senza essere arrestati, anche se le forze dell’ordine sembrano già avere individuato gli studenti che avrebbero ucciso il giovane poliziotto Ròger Rodrìguez. Le perquisizioni nelle case di molti universitari per cercare armi o i famosi morteros caseros comunque continuano. Davanti all'Università Centroamericana il traffico é rimasto costantemente interrotto per la presenza di barricate fatte dagli studenti con gli adoquines, blocchi di cemento a forma esagonale con cui sono fatte molte strade di Managua, e il tentativo di liberare il passaggio é fallito per l’immediata reazione dei ragazzi. Anche la strada che porta all'Università Nazionale Autonoma (UNAN) é stata interrotta con la costruzioni di barricate.
 
Il Ministro degli Interni, Julio Vega, ha promesso la linea dura contro chi attacca la polizia e la persecuzione di coloro i quali vengono considerati i responsabili intellettuali di tutto quello che sta accadendo. In modo particolare ha accusato il presidente del Consejo Nacional de Universidades (CNU) e rettore della UNA, Telemaco Talavera e ha minacciato di denunciarlo.
 
E il Presidente della Repubblica? Nell’attesa di partecipare al matrimonio del principe di Spagna, Enrique Bolaños ha telefonato da un luogo imprecisato per far sapere che il governo, secondo i suoi calcoli, sta già dando il 7,5 per cento del bilancio della repubblica alle università e che quindi non c'é nulla da discutere con la Union Nacional de Estudiantes Nicaraguenses (UNEN).
 
Mentre Bolaños é in viaggio il paese cade a pezzi.

Più di 5 mila contadini hanno bloccato per tutto il giorno la Carrettera Norte all'altezza di Sébaco, a circa 100 chilometri al nord di Managua, chiedendo il rispetto dei famosi accordi di Las Tunas firmati dal governo due anni fa e mai rispettati. Nella tarda serata di giovedì l'intervento di polizia ed esercito sembra aver permesso la riapertura della strada, ma i contadini, stanchi di essere presi in giro, hanno promesso nuove azioni se il governo non consegnerà le terre promesse a più di 2 mila famiglie.
 
A Managua continua invece la discussione sul salario minimo, dove il settore degli imprenditori (COSEP) sono riusciti ad alzare la propria offerta d'incremento salariale fino al 5 per cento. Di fronte a questo insulto, un folto gruppo di rappresentanti sindacali e lavoratori hanno fatto irruzione nei locali del Ministero del Lavoro chiedendo di non essere più illusi. I rappresentanti degli imprenditori sono subito fuggiti da una porta secondaria.
 
A tutto questo si unisce dunque alla ferrea volontà degli studenti che promettono di continuare le proteste fino ad ottenere il tanto sventolato 6 per cento. Come sempre si troveranno davanti a una classe politica e a governanti per nulla interessati a vedere nell'educazione universitaria, per lo meno quella che garantisce una grossa quota di borse di studio per gli studenti con poche risorse economiche, il futuro di questo paese.
 
Comunque sia: il Nicaragua si sta risvegliando. Un cambiamento sembra finalmente possibile.
 
Stella Spinelli
Categoria: Diritti
Luogo: Nicaragua