Studente
in fin di vita per un colpo di fucile sparato dalla polizia nazionale.
Rolando José Velasquez Arias, universitario di 18 anni, versa in
gravissime condizioni dopo essere stato ferito durante gli scontri per
“il 6 per cento” nella città di Jinotepe, in Nicaragua. E’ ricoverato
all'ospedale di Granada con entrambi i polmoni perforati. Dopo alcuni
mesi di calma, in cui gli studenti universitari nicaraguensi hanno
sviluppato una ricca attività pacifica nei quartieri e nei mercati
della capitale e di altre città del Paese per far conoscere alla
popolazione il significato della loro lotta per il 6 per cento, questa
settimana sono riprese le manifestazioni poi sfociate in duri scontri
con i corpi speciali della Polizia Nazionale.
Risultato: un poliziotto
di 27 anni, Ròger Rodrìguez, è stato ucciso; una studentessa ha perso
un occhio per un proiettile di gomma sparato dalla polizia che l'ha
raggiunta durante le proteste e molti studenti sono stati arrestati e
immediatamente trasferiti al Tribunale di Managua con l'accusa di
associazione per delinquere, adunata sediziosa, terrorismo, esposizione
di persona a pericolo e aggressione a pubblico ufficiale. Altri due
giovani sono stati colpiti alle gambe da colpi che, per il momento,
sembrano essere stati sparati con una pistola Makarov. Numerosi
poliziotti e studenti sono rimasti feriti per pallottole di gomma e per
i morteros caseros (specie di mortai che lanciano i botti che si
utilizzano durante le feste) utilizzati dagli studenti. E infine due
operatori di canali televisivi sono stati ricoverati per le lesioni
subite.
Questi i fatti a monte. Nei mesi
passati, studenti e rettori delle università che fanno parte del Comité
Nacional de Universidades (CNU) hanno presentato un ricorso alla Corte
Suprema de Justicia (CSJ) chiedendo che emettesse una sentenza per
definire, una volta per tutte, a quanto ammontasse il famoso 6 per
cento del bilancio statale che il governo deve consegnare alle
università in base ad un articolo della costituzione del Nicaragua. La
Corte, in aprile, ha sentenziato che il totale ammonta a 94 milioni di
cordobas (circa 6 milioni di dollari) e cioè la cifra richiesta appunto
dalle università. Ma, nonostante questa risoluzione, il Governo e la
Asamblea Nacional si sono rifiutati di riconoscere tale somma e i
deputati della destra nicaraguense, la settimana scorsa, hanno
approvato la bozza preliminare del bilancio generale della repubblica
mantenendo la cifra alle università in 72 milioni di cordobas (circa 4
milioni e mezzo), come richiesto dal governo.
La reazione del mondo universitario è stata immediata.
L’impossibilità di dialogo con il governo e con il presidente della
repubblica, Enrique Bolanos, ha spinto gli studenti a occupare nella
mattinata di lunedì le principali via d'accesso alla capitale, la
Carrettera Norte all'altezza dell'Università di Agraria, e la Avenida
Universitaria, nei pressi della Università Centroamericana (UCA) e
dell'Università d'Ingenieria (UNI). Nel frattempo anche nella città di
Jinotepe, Dipartimento di Carazo a sud di Managua, i ragazzi hanno
bloccato la Carrettera Panamericana e si sono scontrati con la polizia
che, totalmente impreparata, alla fine si é asserragliata nelle proprie
caserme in attesa di rinforzi da Masaya. Nel pomeriggio si sono
mobilitati anche gli studenti di Leòn.
Una
protesta questa che cerca di scongiurare il rischio non poter portare a
termine l'anno scolastico 2004 e soprattutto, di vedere sospesa
immediatamente gran parte delle borse di studio che le università hanno
concesso agli studenti con meno risorse economiche, i quali vanno a
Managua proprio per cercare un'opportunità formativa e quindi di
lavoro.
Adesso il Centro de Derechos
Humanos e il presidente della Union Nacional de Estudiantes
Nicaraguenses (UNEN) stanno contrattando con il capo della polizia
affinché permetta agli studenti di uscire senza essere arrestati, anche
se le forze dell’ordine sembrano già avere individuato gli studenti che
avrebbero ucciso il giovane poliziotto Ròger Rodrìguez. Le
perquisizioni nelle case di molti universitari per cercare armi o i
famosi morteros caseros comunque continuano. Davanti all'Università
Centroamericana il traffico é rimasto costantemente interrotto per la
presenza di barricate fatte dagli studenti con gli adoquines, blocchi
di cemento a forma esagonale con cui sono fatte molte strade di
Managua, e il tentativo di liberare il passaggio é fallito per
l’immediata reazione dei ragazzi. Anche la strada che porta
all'Università Nazionale Autonoma (UNAN) é stata interrotta con la
costruzioni di barricate.
Il Ministro degli
Interni, Julio Vega, ha promesso la linea dura contro chi attacca la
polizia e la persecuzione di coloro i quali vengono considerati i
responsabili intellettuali di tutto quello che sta accadendo. In modo
particolare ha accusato il presidente del Consejo Nacional de
Universidades (CNU) e rettore della UNA, Telemaco Talavera e ha
minacciato di denunciarlo.
E il Presidente
della Repubblica? Nell’attesa di partecipare al matrimonio del principe
di Spagna, Enrique Bolaños ha telefonato da un luogo imprecisato per
far sapere che il governo, secondo i suoi calcoli, sta già dando il 7,5
per cento del bilancio della repubblica alle università e che
quindi non c'é nulla da discutere con la Union Nacional de Estudiantes
Nicaraguenses (UNEN).
Mentre Bolaños é in
viaggio il paese cade a pezzi.
Più di 5
mila contadini hanno bloccato per tutto il giorno la Carrettera Norte
all'altezza di Sébaco, a circa 100 chilometri al nord di Managua,
chiedendo il rispetto dei famosi accordi di Las Tunas firmati dal
governo due anni fa e mai rispettati. Nella tarda serata di giovedì
l'intervento di polizia ed esercito sembra aver permesso la riapertura
della strada, ma i contadini, stanchi di essere presi in giro, hanno
promesso nuove azioni se il governo non consegnerà le terre promesse a
più di 2 mila famiglie.
A Managua continua
invece la discussione sul salario minimo, dove il settore degli
imprenditori (COSEP) sono riusciti ad alzare la propria offerta
d'incremento salariale fino al 5 per cento. Di fronte a questo insulto,
un folto gruppo di rappresentanti sindacali e lavoratori hanno fatto
irruzione nei locali del Ministero del Lavoro chiedendo di non essere
più illusi. I rappresentanti degli imprenditori sono subito fuggiti da
una porta secondaria.
A tutto questo si
unisce dunque alla ferrea volontà degli studenti che promettono di
continuare le proteste fino ad ottenere il tanto sventolato 6 per
cento. Come sempre si troveranno davanti a una classe politica e a
governanti per nulla interessati a vedere nell'educazione
universitaria, per lo meno quella che garantisce una grossa quota di
borse di studio per gli studenti con poche risorse economiche, il
futuro di questo paese.
Comunque sia: il
Nicaragua si sta risvegliando. Un cambiamento sembra
finalmente possibile.
Stella Spinelli