26/07/2004
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Continua il viaggio nelle periferie di metropoli latinoamericane
scritto per noi da
Paola Erba
Cindy ha 14 anni. E’ una delle bambine di Casa
Alianza, una ong di Tegucigalpa, in Honduras, che si occupa di
accogliere e riabilitare i ragazzi di strada. E’ entrata in Casa
Alianza l’anno scorso. Prima, faceva parte di una maras, una di quelle
bande giovanili alle quali appartengono, in Salvador, Honduras e
Guatemala, oltre 200mila giovani.
“Avevo 12 anni, quando iniziai questa vita”, spiega Cindy. “Scappai di
casa perché i miei genitori mi maltrattavano. Mi accolse un banda, mi
offrirono cibo e marijuana. Eravamo in 18. In poco tempo, imparai a
farmi rispettare, a difendermi, a rubare, a trovare da mangiare.
Nessuno mi picchiava come casa, ma soffrivo la fame, il freddo e
dormivo per strada”.
"Entrare in una maras è piuttosto semplice”, confessa Pedro, 17 anni,
in Casa Alianza da due. “All’inizio è come ascoltare musica, ballare,
riunirsi in gruppo. Ma una volta dentro, i codici e le regole che devi
rispettare sono durissimi. E’ un crescendo di violenza, un inferno in
cui finisci per sentirti prigioniero. Prima ti insegnano a rubare, poi
cominci a spacciare droga, a sequestrare, anche ad uccidere. Se il
gruppo ti ordina un crimine, un assalto o uno stupro, devi farlo. Sono
delle prove. Se le porti a termine, se ti dimostri leale, la banda ti
accetta, ti offre amicizia, sostegno, complicità. La vita nelle maras
passa attraverso successive prove, sempre più dure. O le accetti o
soccombi”.
Come una spina dorsale, il fenomeno delle maras percorre tutto il
continente americano, dal Cile, agli Stati Uniti. Ma in Centroamerica,
sta conoscendo uno sviluppo inquietante.
Negli ultimi tempi, inoltre, le maras si sono trasformate,
intensificando i contatti con il narcotraffico. “Qualche anno fa, i
conflitti tra bande si facevano per controllare il territorio", spiega
Miguel Aguilar Rodríguez, direttore del Programma Prevenzione del
Consiglio Nazionale contro il Narcotraffico. "Oggi servono a spartirsi
il mercato della droga. I ragazzini delle maras sono una pedina
fondamentale in questo traffico. Per i narcos, è molto facile
manipolarli, perché quasi tutti fanno uso di alcool, marijuana, crack
e, in minor misura, di cocaina. In più, le bande hanno
un’organizzazione di base, una disciplina interna ferrea e sono armate.
Queste componenti, unite ora al traffico della droga, le rendono
estremamente pericolose".
"Paradossalmente - sottolinea Aguilar- sono proprio le nuove leggi
contro le bande giovanili ad aver aggravato il fenomeno, la sua
violenza, i suoi legami con la criminalità organizzata. Per denaro,
oggi i pandilleros (i membri di una banda, n.d.r.) fanno di tutto:
assassinii e stupri su commissione, assalti a banche, furti di auto. E
dalle prigioni, dove sono stati rinchiusi dopo le leggi anti- maras, i
capi dirigono il traffico della droga”.
Secondo uno studio dell’Università Tecnologica di El Salvador, l’82.9%
dei pandilleros proviene da situazioni di estrema povertà, al 72.7%
manca la figura paterna e l’80% è stato vittima di violenza in
famiglia, maltrattamenti fisici, psicologici o sessuali. La maggior
parte entra nelle maras quando è ancora minorenne.
In Honduras, ogni mese, più di sessanta bambini, bambine e giovani
minori di 23 anni sono vittime di esecuzioni extragiudiziali. Casa
Alianza ha presentato centinaia di denunce contro ufficiali della
polizia sospettati di numerose morti. Ma sono pochi i casi che arrivano
a giudizio. Sempre per esecuzione extragiudiziali, tra il gennaio del
1998 e la fine di giugno del 2003, sono stati assassinati 1.905
bambini, bambine e giovani: una cifra inquietante per un Paese che
conta solo 5.5 milioni di abitanti.