29/12/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Alla vigilia del referendum per l’indipendenza, un americano di origini sudanesi inventa un sistema di monitoraggio del voto che denuncia violenze e irregolarità

È partito il conto alla rovescia per il referendum d’indipendenza del Sud Sudan che si terrà il 9 gennaio,come previsto dall’accordo di pace del 2005 con cui si è conclusa la ventennale guerra civile tra il Nord e il Sud. L’ipotesi – realistica - di una secessione acuisce le tensioni tra il governo centrale di Khartoum e quello provvisorio di Juba, nella regione meridionale. Al centro dell’ostilità tra le due fazioni ci sono il delineamento di nuovi confini territoriali e la conseguente spartizione delle risorse naturali, il petrolio in particolare. Un contesto delicato, in cui il rischio di brogli elettorali appare concreto. Per garantire alla popolazione sudanese l’opportunità di esercitare liberamente il proprio diritto all’autodeterminazione è stato creato un sistema di monitoraggio del voto, il primo del genere in Sudan, basato su sms.

Ad inventarlo è Fareed Zein, sudanese di nascita ed emigrato negli Stati Uniti nel 1981 per studiare informatica. Per seguire anche da lontano le vicende politiche del Paese in cui è cresciuto, Fareed ha assunto, qualche tempo fa, la direzione del comitato tecnologico del Sudan Istitute for Research and Policy (Sirp), un’organizzazione non profit fondata in Pennsylvania dalla sorella, fuggita anche lei in America. Think tank indipendente e apartitico, il Sirp promuove la conoscenza del Sudan attivando progetti di ricerca e di analisi politica finalizzati a supportare la nascita di un nuovo stato democratico, economicamente e culturalmente unito.



In seno al Sirp, Fareed concepisce un sistema basato sulle Ict per monitorare lo svolgimento delle elezioni attraverso le segnalazioni degli elettori su brogli, violenze o intimidazioni delle forze dell’ordine: il Sudan Vote Monitor (Svm). Il sistema, testato la prima volta in occasione delle elezioni politiche dello scorso aprile che hanno confermato Bashir al potere, si appoggia sul supporto tecnico di Ushaidi.com (‘tu sei un testimone’ in Swahili). La società high-tech senza scopo di lucro ha messo a disposizione del progetto la piattaforma tecnologica che raccoglie le informazioni inviate via sms, e-mail o web e le posiziona su una mappa o una linea temporale. I cittadini sudanesi non devono far altro che inviare un messaggio a Svm denunciando eventuali ostacoli riscontrati durante la votazione. Le irregolarità sono espresse in categorie chiave predefinite, come “diffamazione”, “minacce” o “estromissione degli scrutatori elettorali”. Una volta riunite dal sistema, le notifiche vengono vagliate dal team di Svm che ne verifica l’attendibilità prima di pubblicarle sul sito in arabo e in inglese. Basata negli Stati Uniti, la squadra guidata da Fareed collabora sinergicamente con osservatori certificati (missionari laici, ufficiali governativi, espatriati dal Sudan e attivisti sparsi per il mondo) che possono notificare le anomalie a giornalisti, politici o corpi internazionali.

Un sistema che sembra funzionare: nel corso degli ultimi tre anni diversi Paesi hanno sfruttato le Ict per avere la garanzia di elezioni credibili. In Kenya, ad esempio, nel 2008 un’iniziativa analoga, sempre in collaborazione con Ushaidi, ha consentito di raccogliere segnalazioni tramite Facebook, Twitter e sms e di postarle in tempo reale su una mappa digitale del Paese.

Questo tipo di tecnologia può essere particolarmente utile in Sudan dove le lunghe distanze e la mancanza di infrastrutture adeguate rappresentano un ostacolo non indifferente. La diffusione della comunicazione via mobile avvenuta nel corso degli ultimi anni rappresenta un’opportunità per proteggere e salvaguardare gli interessi dei cittadini, quando il governo non è in grado di farlo.

Camilla Mastellari