28/12/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Secondo il segretario della Ces l'accordo è da censurare. Oggi vertice straordinario Fiom su Fiat Chrysler

"Marchionne? Questo dirigente planetario, molto americano, affronta la questione di Mirafiori con un approccio pragmatico e armato di una furbizia italica, direi napolitana", risponde Walter Cerfeda segretario del sindacato europeo (Ces), che per la prima volta parla dell'accordo separato alla Fiat-Chrysler raggiunto alla vigilia di Natale.

"Questo accordo esula dal quadro della contrattazione europea e delle trattative in corso perché qui si sommano diversi contenuti che nella contrattazione europea vengono affrontati separatamente". Ci sono quattro elementi mischiati insieme: lo scambio tra prestazione di lavoro e investimenti promessi, il diritto alla salute, il diritto alla rappresentanza e un nuovo modello contrattuale da applicare alla New Co Fiat Chrysler. "Mi occupo di contrattazione in europa da otto anni e un guazzabuglio così non si è mai visto".

Cosa significa per la Ces questo accordo?

E' un contratto non esportabile e censurabile. Molte imprese europee, pronte a lanciare nuovi investimenti produttivi, hanno prima sondato la possibilità di delocalizzare per aumentare la produttività. L'ha fatto Volkswagen e Daimler-Benz. Poi hanno deciso di rimanere in Germania a patto di uno scambio tra prestazioni di lavoro (modifiche dell'orario e dei turni) e promesse di investimenti, con concessioni anche più marcate di quelle richieste a Mirafiori. Ad esempio, in Germania ci sono operai che lavorano 43 ore la settimana, ma con una retribuzione che si ferma a 35 ore. I sindacati hanno definito questi accordi concession bargaining, accordo peggiorativo, indispensabili per il mantenimento del sito produttivo e degli investimenti.

Anche Marchionne ha promesso investimenti a Mirafiori.

La differenza è che Marchionne non ha presentato alcun piano industriale, c'è una promessa di investimento che non è supportata da numeri, progetti, volumi di investimento, tempi di realizzazione e via dicendo. In Germania sono state create cabine di vigilanza tra impresa e sindacato che verificano la concretizzazione dei patti siglati nell'accordo e ogni soldo promesso dall'azienda viene certificato e inserito nel contratto. In Germania non si mette insieme l'investimento con il diritto alla malattia e l'assenteismo. Questi sono problemi che devono essere affrontati dai sistemi ispettivi. I punti di Mirafiori hanno una dimensione aberrante e censurabile e il Ces cercherà di evitare una contaminazione.

C'è quindi il pericolo che altre imprese seguano la strada di Mirafiori con accordi separati?

L'accordo di Mirafiori riporta in auge un vecchio problema del sindacato italiano, la rappresentanza. In Francia è possibile firmare accordi con una sola parte del sindacato, a condizione che questi rappresentino il 51% dei dipendenti di un'azienda, perché esiste una legge per la rappresentanza sindacale. In Italia vige il principio di esclusione: chi c'è, c'è. In Germania è possibile che un'impresa esca dalla Confindustria perché il modello contrattuale tedesco consente molta più flessibilità. Ma quando un'azienda esce dalla sua associazione di rappresentanza, non applica più il contratto collettivo di lavoro e quindi non tratta con i sindacati confederali di categoria, che hanno firmato il Ccnl, ma con i sindacati aziendali, cioè con i consigli di fabbrica. E' proprio questo che ci preoccupa a Mirafiori. Insomma la Fim e la Uilm firmando l'accordo di Mirafiori è come se disdicessero il contratto nazionale che avevano in precedenza firmato. Quindi siamo di fronte a sindacati culturalmente subordinati all'impresa. Potrebbero esserci imprenditori che decidono di trattare con altri sindacati e magari lo stesso Marchionne domani deciderà di sedersi al tavolo della trattativa con qualcun'altro.

Marcegaglia è pronta a creare un contratto per l'auto per riavere Fiat in Confindustria. Cosa ne pensa?

Va benissimo. Ma la decisione di creare il contratto di settore dell'auto non può nascere da un'azienda, semmai da Federmeccanica. Altrimenti chiunque potrebbe seguire lo stesso esempio.Il punto fondamentale è che Cisl e Uil non hanno più alcuna garanzia del rispetto degli accordi, che derogano al contratto nazionale che loro stessi hanno firmato. A Fim e Uilm auguro che vada tutto bene e che Marchionne sia di parola, anche se non c'è uno straccio di piano industriale che gli impone di mantenere le promesse fatte.

 

 

Gloria Riva