08/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Lo scorso maggio Washington ha inasprito l'embargo a Cuba
scritto per noi da
Paola Erba 
 
“Sono un medico, ma senza i dollari di mio fratello, da Miami, faccio una gran fatica a vivere”. A parlare è Alina, 32 anni, pediatra. Abita a L’Avana con due genitori pensionati. Come lei, il 30-60 per cento dei cubani riceve soldi dall’estero: dall’Europa e soprattutto dagli Stati Uniti. Per loro, l’inasprimento dell’embargo imposto da Washington, comincia a farsi sentire.

“E’ la popolazione, non il governo a fare le spese di queste restrizioni", continua Alina. "Nei mercati scarseggiano diversi alimenti". “I prezzi dei prodotti che compriamo al mercato nero e nei negozi statali, in dollari, sono aumentati del 15 per cento”, aggiunge Ricardo, che a L’Avana si arrangia con lavoretti saltuari. “Queste misure -continua- stanno danneggiando non solo la vita della gente, ma tutta l’economia”.

Il giro di vite che gli Usa hanno imposto all’embargo, limita infatti le rimesse a 1200 dollari l’anno. E pone un limite fortissimo ai beneficiari: saranno solo i familiari diretti (figli, padri e fratelli), purchè non membri del partito Comunista. Proibito anche l’invio di vestiti e di articoli di igiene personale. Sì, invece, agli alimenti e alle medicine. Poi vengono le restrizioni per i cubani residenti all’estero: potranno visitare Cuba una volta ogni tre anni e restarvi fino ad un massimo di due settimane. Durante la loro permanenza, avranno anche dei limiti di spesa: non più di 50 dollari al giorno.

Secondo stime di analisti economici e di organismi internazionali, all’economia cubana, che vive in gran parte di rimesse, queste restrizioni porteranno danni per 200-250 milioni di dollari. Infatti, pur non esistendo una cifra ufficiale, si stima che il 30-60 per cento della popolazione (dai 3 ai 6 milioni di persone), vive dei soldi inviati dai parenti residenti all’estero.

Nel 2003 le rimesse corrispondevano a 1194 milioni di dollari e rappresentavano la seconda fonte entrate in dollari del Paese, dopo il turismo. Quest'ultimo, alimentato anche dai cubani che vivono fuori dall’isola, l’anno scorso ha portato a Cuba 2mila milioni di dollari.

“I motivi di questa nuova aggressione sono chiarissimi”, spiega Victor, taxista a L’Avana, che a Miami ha due fratelli. “Non dimentichiamo -continua- il ruolo che la destra cubana giocò nell' elezione di Bush, nel 2000, quando fu la frode elettorale e l’appoggio dei cubani espatriati a Miami a decidere a favore del presidente. Oggi come ieri, è di loro che Bush ha bisogno per essere rieletto. L'inasprimento dell'embargo è la risposta alla 'carta aperta' che la destra statunitense (e, in primis, i cubani di Miami) inviò tempo fa a Bush, minacciandolo di non appoggiare la sua rielezione se non avesse preso drastiche misure contro Cuba. Ma provvedimenti come questi scontentano sia chi vive sull'isola, sia i cubani all’estero: sono disumane, vanno contro la famiglia, contro i valori, contro i diritti elementari dell’uomo”.

“Si vuole affondare il governo di Castro rendendo impossibile la vita a Cuba. Peccato che a patire non sarà il governo, ma la gente: i più poveri, i pensionati che ricevono 70-90 pesos al mese (circa tre dollari), chi non ha risorse e campa con i pochi dollari inviati dai parenti”. A parlare è Silvia, 38 anni, affittacamere a Baracoa, un villaggio non lontano da Guantanamo. “Temo che come conseguenza di queste misure, per recuperare i dollari delle rimesse, il governo aumenti le tasse a chi guadagna in dollari. Oggi, per affittare una stanza a 20 dollari al mese, pago allo Stato un fisso di 180 dollari al mese, più un altro 10 per cento del guadagno, a fine anno. Se le imposte dovessero salire, sarò costretta ad abbandonare l'attività”. Ma il problema è molto più grave per chi non ha nulla. Non solo il mercato nero, ma moltissimi prodotti ormai sono in dollari. Per fortuna, una parte di alimenti li assicura lo Stato, in pesos. Ma non sono sufficienti, soprattutto se in famiglia ci sono degli adolescenti o dei bambini. Tagliare le rimesse significa renderci la vita impossibile”.
 
Categoria: Diritti, Guerra
Luogo: Cuba