Salvador (Bahia)

E’ così che il Brasile sta vivendo la campagna elettorale per le amministrative
del prossimo 3 ottobre, che porteranno alle urne 119milioni di votanti, per nominare
62mila fra sindaci e consiglieri municipali in più di cinquemila centri.
Un modo tutto brasiliano, animato da una sorta di sfida a colpi di creatività
fra gli aspiranti vereador. Non basta puntare su programmi e comizi, bisogna conquistare
il pubblico con la simpatia, l’originalità, l’unicità. “Sono le facce che contano
in Brasile" spiega don Renzo Rossi, un missionario che vive in Brasile da decenni,
soprannominato
l’angelo delle carceri brasiliane per il suo sostegno ai prigionieri politici durante la dittatura. "Qui a Salvador,
come in ogni altro angolo del Brasile, la gente sceglie molto in base all’istintività,
al rapporto umano, a ciò che ogni politico sa comunicare. E’ un popolo umorale”.
E i candidati lo sanno bene.
Durante le settimane elettorali, nelle favelas di Sao Luis e in quelle di Manaus,
nei quartieri poveri di Salvador Bahia o nell’interno del Maranhao, per esempio,
non è insolito nel bel mezzo delle calde serate stellate, sentire improvvisi colpi
simili a spari. “Eccolo, è arrivato. C’è il candidato del partito liberale che
sta per tenere un comizio – spiega suor Rosita, la Minima che da diciotto anni
vive con
la povera gente di Sao Luis, Teresina e Dom Pedro, nel Maranhao - ques
ti sono i fuochi di artificio di cui si servono per attirare grandi e piccini.
E la gente corre, eccome. Non è raro che abbiano anche dei
gadget da distribuire. E da queste parti, anche una maglietta in più è oro. E quanta
gente gira per le strade pubblicizzando, più o meno inconsapevolmente, un candidato
o l’altro, grazie alla bella maglietta di puro cotone”. Si tratta di maglie e
cappellini, bandierine e gingilli di ogni genere, marchiati da volti sorridenti
sottolineati da enormi numeri bene in vista.
“E’ la cifra corrispondente ad ogni candidato – racconta Gabriel,
baby guida turistica del Rio Negro, a Manaus, in Amazzonia - in Brasile si vota digitando dei numeri.
E’ un po’ come fare una telefonata. Serve a chi non sa né leggere né scrivere:
si memorizzano i visi dei candidati e il loro numero corrispondente, oppure quello
del partito che più ci piace, ed è fatta. Facile, no?”.
E’ una corsa a chi più impressiona il popolo, dunque. E’ un’invasione di musiche,
colori, volti, slogan, tanto che si trovano manifesti elettorali persino nel bel
mezzo della giungla, appesi agli alberi, lungo il rio Negro, o incollati alle
palafitte e alle capanne dei nativi.
“Io ne ho appiccicato uno sulla mia canoa – spiega il padre di Gabriel, che da
sempre vive nel cuore della foresta amazzonica -. Me lo ha portato un signore
sorridente e in gamba, con le idee chiare sui bisogni e le esigenze della mia
gente”.
“Io li conosco tutti quei signori là. Anche quella donna. E’ simpatica”. E’ così
che una bambina di sette anni
“Anch’io li conosco. Anch’io, anch’io”, è un gioco a chi ne sa di più per la
miriade di piccini che vivono in questo sperduto centro, dimenticato da dio. Le
ore trascorrono lente e sempre uguali e quando il
pick up del candidato vereador di turno arriva è un evento. Sciami di bambini lo aspettano
impazienti. “A me piace la canzoncina di quello là”, spiega Camila, sei anni,
indicando la faccia del candidato del Partito dei lavoratori (Pt). Sì perché tutti
o quasi hanno una propria colonna sonora dai tipici ritmi brasiliani e dal testo
che, con semplicità, spiega i motivi per cui varrebbe la pena essere eletti.
Non solo. E’ molta diffusa l’usanza di mettere a disposizione della gente il
proprio mezzo tappezzato di slogan. Una sorta di pulmino pubblico che nei mesi
pre-elettorali percorre le strade più remote caricando, gratuitamente, donne al
rientro dal raccolto di cocco babaçu o uomini stanchi dopo una giornata di lavoro.
E poi studenti, bambini, vecchi. Su e giù per le sterrate vie dell’interno, dall’alba
al tramonto, queste grandi jeep rendono al popolo un po’ meno gravosa la quotidianità.
“Tre mesi ogni quattro anni – dice sorridendo Maria, una trentenne mora e dalla
pelle scura, che viaggia verso Ipuirù da Tumtum, con un enorme sacco di fagioli
- ma meglio di nulla. In questo periodo sappiamo di poter contare su questi automezzi,
quindi aspettiamo pazienti, magari incamminandoci pian piano”. Non importa quale
sia il candidato che ha messo a disposizione il
pick up di turno, sotto quel sole cocente fondamentale è riuscire a montarci al volo
e percorrere velocemente le lunghe strade polverose. “Tanto ognuno di noi, anche
senza conoscerne a fondo ogni dettaglio, sa in cuor suo chi votare”, aggiunge
Maria.
E nei grandi centri? Volantinaggio, sempre e ovunque. Oltre ai trucchi soliti,
che accomunano ogni angolo del mondo, qui si placcano persino i guidatori ai semafori.
Belle donne indossano
t-shirt aderenti su cui è stampato il codice magico e avvicinano i guidatori consegnando
loro foglietti molto semplici e riassuntivi, pieni di foto e indicazioni essenziali.
Nel centro di Manaus ci sono persino gli strilloni. “Basta con la corruzione.
E’ l’ora di cambiare”, si affannano a gridare i ragazzi nemici giurati di
Amazonino, candidato ed ex vereador della capitale dell’Amazonas, adesso al centro dell’ennesimo
scandalo di corruzione che sta travolgendo lui e i suoi collaboratori, ex amministratori
di Manaus.
Così, il Brasile si avvicina a grandi passi alle
amministrative, primo importante test politico per Lula e i suoi alleati a due anni dal suo
insediamento alla guida del Paese.