29/09/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Campagna elettorale tra musica ad alto volume, fuochi d’artificio e gigantografie
dal nostro inviato Stella Spinelli
Salvador (Bahia) 


E’ così che il Brasile sta vivendo la campagna elettorale per le amministrative del prossimo 3 ottobre, che porteranno alle urne 119milioni di votanti, per nominare 62mila fra sindaci e consiglieri municipali in più di cinquemila centri.
Un modo tutto brasiliano, animato da una sorta di sfida a colpi di creatività fra gli aspiranti vereador. Non basta puntare su programmi e comizi, bisogna conquistare il pubblico con la simpatia, l’originalità, l’unicità. “Sono le facce che contano in Brasile" spiega don Renzo Rossi, un missionario che vive in Brasile da decenni, soprannominato l’angelo delle carceri brasiliane per il suo sostegno ai prigionieri politici durante la dittatura. "Qui a Salvador, come in ogni altro angolo del Brasile, la gente sceglie molto in base all’istintività, al rapporto umano, a ciò che ogni politico sa comunicare. E’ un popolo umorale”. E i candidati lo sanno bene.

Durante le settimane elettorali, nelle favelas di Sao Luis e in quelle di Manaus, nei quartieri poveri di Salvador Bahia o nell’interno del Maranhao, per esempio, non è insolito nel bel mezzo delle calde serate stellate, sentire improvvisi colpi simili a spari. “Eccolo, è arrivato. C’è il candidato del partito liberale che sta per tenere un comizio – spiega suor Rosita, la Minima che da diciotto anni vive con la povera gente di Sao Luis, Teresina e Dom Pedro, nel Maranhao - ques ti sono i fuochi di artificio di cui si servono per attirare grandi e piccini. E la gente corre, eccome. Non è raro che abbiano anche dei gadget da distribuire. E da queste parti, anche una maglietta in più è oro. E quanta gente gira per le strade pubblicizzando, più o meno inconsapevolmente, un candidato o l’altro, grazie alla bella maglietta di puro cotone”. Si tratta di maglie e cappellini, bandierine e gingilli di ogni genere, marchiati da volti sorridenti sottolineati da enormi numeri bene in vista.

“E’ la cifra corrispondente ad ogni candidato – racconta Gabriel, baby guida turistica del Rio Negro, a Manaus, in Amazzonia - in Brasile si vota digitando dei numeri. E’ un po’ come fare una telefonata. Serve a chi non sa né leggere né scrivere: si memorizzano i visi dei candidati e il loro numero corrispondente, oppure quello del partito che più ci piace, ed è fatta. Facile, no?”.

E’ una corsa a chi più impressiona il popolo, dunque. E’ un’invasione di musiche, colori, volti, slogan, tanto che si trovano manifesti elettorali persino nel bel mezzo della giungla, appesi agli alberi, lungo il rio Negro, o incollati alle palafitte e alle capanne dei nativi.

“Io ne ho appiccicato uno sulla mia canoa – spiega il padre di Gabriel, che da sempre vive nel cuore della foresta amazzonica -. Me lo ha portato un signore sorridente e in gamba, con le idee chiare sui bisogni e le esigenze della mia gente”.

“Io li conosco tutti quei signori là. Anche quella donna. E’ simpatica”. E’ così che una bambina di sette anni

 

di Ipuirù, un paesino nell’interno del Maranhao, nei pressi di Tumtum, parla indicando le gigantografie elettorali allineate sopra le mura della sua scuola. “Quando vengono qua ci divertiamo tanto”, aggiunge
“Anch’io li conosco. Anch’io, anch’io”, è un gioco a chi ne sa di più per la miriade di piccini che vivono in questo sperduto centro, dimenticato da dio. Le ore trascorrono lente e sempre uguali e quando il pick up del candidato vereador di turno arriva è un evento. Sciami di bambini lo aspettano impazienti. “A me piace la canzoncina di quello là”, spiega Camila, sei anni, indicando la faccia del candidato del Partito dei lavoratori (Pt). Sì perché tutti  o quasi hanno una propria colonna sonora dai tipici ritmi brasiliani e dal testo che, con semplicità, spiega i motivi per cui varrebbe la pena essere eletti.

Non solo. E’ molta diffusa l’usanza di mettere a disposizione della gente il proprio mezzo tappezzato di slogan. Una sorta di pulmino pubblico che nei mesi pre-elettorali percorre le strade più remote caricando, gratuitamente, donne al rientro dal raccolto di cocco babaçu o uomini stanchi dopo una giornata di lavoro. E poi studenti, bambini, vecchi. Su e giù per le sterrate vie dell’interno, dall’alba al tramonto, queste grandi jeep rendono al popolo un po’ meno gravosa la quotidianità. “Tre mesi ogni quattro anni – dice sorridendo Maria, una trentenne mora e dalla pelle scura, che viaggia verso Ipuirù da Tumtum, con un enorme sacco di fagioli - ma meglio di nulla. In questo periodo sappiamo di poter contare su questi automezzi, quindi aspettiamo pazienti, magari incamminandoci pian piano”. Non importa quale sia il candidato che ha messo a disposizione il pick up di turno, sotto quel sole cocente fondamentale è riuscire a montarci al volo e percorrere velocemente le lunghe strade polverose. “Tanto ognuno di noi, anche senza conoscerne a fondo ogni dettaglio, sa in cuor suo chi votare”, aggiunge Maria.

E nei grandi centri? Volantinaggio, sempre e ovunque. Oltre ai trucchi soliti, che accomunano ogni angolo del mondo, qui si placcano persino i guidatori ai semafori. Belle donne indossano t-shirt aderenti su cui è stampato il codice magico e avvicinano i guidatori consegnando loro foglietti molto semplici e riassuntivi, pieni di foto e indicazioni essenziali. Nel centro di Manaus ci sono persino gli strilloni. “Basta con la corruzione. E’ l’ora di cambiare”, si affannano a gridare i ragazzi nemici giurati di Amazonino, candidato ed ex vereador della capitale dell’Amazonas, adesso al centro dell’ennesimo scandalo di corruzione che sta travolgendo lui e i suoi collaboratori, ex amministratori di Manaus.

Così, il Brasile si avvicina a grandi passi alle amministrative, primo importante test politico per Lula e i suoi alleati a due anni dal suo insediamento alla guida del Paese.

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