23/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un giornalista scomparso. Di cui non si parla
Guy-Andre KiefferDi lui non si hanno più notizie dal 16 aprile 2004, quando fu visto nei pressi del parcheggio di un supermercato di Abidjan.
A più di un anno dalla sua scomparsa, la sorte di Guy-André Kieffer, reporter freelance franco-canadese, continua ad essere avvolta da un alone di mistero e sospetti che arrivano a lambire i piani alti della politica ivoriana.
 
Argomenti pericolosi. 54 anni, una lunga carriera di giornalista per diversi giornali francesi, Kieffer si divideva tra Parigi, dove vivono la moglie e la figlia, e la Costa d’Avorio funestata da una guerra civile cominciata nel settembre del 2002 e di fatto ancora in corso, nonostante i nuovi tentativi di dialogo tra governo e ribelli del nord. Nell’ex colonia francese Kieffer aveva trattato vari argomenti ‘scottanti’: lo smercio d’armi, il business delle piantagioni di cacao, di cui il Paese è primo produttore al mondo e la corruzione di alcuni ufficiali.
Mappa della Costa d'AvorioIl presidente sotto accusa. L’ultima persona ad aver visto Kieffer è un certo Michel Legré, imparentato con la moglie del presidente Laurent Gbagbo. In custodia cautelare dal maggio dell’anno scorso, Legré avrebbe dichiarato al giudice che nella scomparsa di Kieffer sarebbero coinvolti lo stesso presidente e una serie di persone vicine a lui in affari. Tuttavia, secondo alcuni giornalisti intervistati dall’organizzazione Committee to Protect Journalists (Cpj), le indagini andrebbero a rilento proprio perché Francia e Costa d’Avorio, già ai ferri corti per varie questioni, tra cui la presunta implicazione di Parigi negli affari politici ed economici ivoriani, non vogliono intaccare le proprie relazioni diplomatiche. E allo stesso tempo non si ha molta chiarezza sulla figura dello stesso Kieffer: il reporter in Costa d’Avorio aveva anche un giro d’affari che, alternato ai pesanti articoli che scriveva, potrebbe avergli procurato qualche nemico.
 
Ribelli della Costa d'AvorioLa scarsa mobilitazione. La sua scomparsa ha dato vita a un comitato, Vérité pour Guy-André Kieffer, presieduto dalla sua ex collega e amica Aline Richard, giornalista del giornale economico La Tribune, che da oltre un anno si batte affinché venga scoperta la verità sul caso-Kieffer.
Secondo la Richard, il motivo per cui in patria per il reporter franco-canadese non c’è stata la stessa mobilitazione che per i giornalisti Christian Chesnot (Radio France) e Georges Malbrunot (Le Figaro), rapiti e poi liberati in Iraq, e Florence Aubenas (Liberation), ancora nelle mani dei rapitori, sta nel fatto che Kieffer fosse un giornalista freelance.
E che, forse,  si occupava di una guerra di serie B, come quella della Costa d’Avorio.
Oltre a lui sono venti i giornalisti che risultano tutt’ora scomparsi, dal Libano all’Algeria, passando per Ruanda, Congo, Egitto e Cecenia.
 

Pablo Trincia

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