23/12/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



La donna, lesbica, accusa il Carroccio di omofobia. Esplusa dal partito, il tribunale le ha dato ragione.

Nikki Sinclaire, deputata europea lesbica, era stata cacciata dal proprio partito in seguito alle accuse di omofobia rivolte ad alcuni eudoparlamentari della Lega Nord. Rivoltasi al tribunale del lavoro di Exter, il giudice si è espresso in suo favore, dichiarando che la donna è stata oggetto di discriminazioni.

Eletta nel collegio delle West Midlands e appartentente al partito conservatore e anti-europeista inglese Upik, Sinclaire si era rifiutata, nel gennaio scorso, di sedersi accanto ai politici leghisti, razzisti ed omofobi. La sua decisione era stata giustificata con la domanda ironica: "c’è qualcuno che non capirebbe perchè un nero non vorrebbe sedersi vicino ad un membro del Ku Klux Klan? E allora perchè io dovrei stare accanto a qualcuno che mi vuole morta?".

Bollata come intollerante dalla maestranze del suo partito, Sinclaire è stata cacciata dall'Upik dal suo leader Nigel Farage. In seguito, la parlamentare si è rivolta al tribunale, che ha giudicato in suo favore. Una volta conosciuto l'esito dell'udienza, gli esponenti del partito hanno fatto ricorso, per impugnare ed annullare la decisione per un vizio amministrativo. Ma senza successo. Così, il 29 dicembre, il tribunale dovrà valutare la richesta di un eventuale risarcimento. La donna infatti era spesso insultata per i suoi orientamenti sessuali. In particolare, un collega dell'Upik, Godfrey Bloom, era solita rivolgersi a lei con l'appellativo "queer" quando passava nei corridoi di Strasburgo.