17/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Una porzione di selva vergine amorevolmente accudita da 40 famiglie di contadini indigeni
scritto per noi da
Giovanni Proiettis
 
La selva LacandonaAlla confluenza dei fiumi Zendales e Lacantún, in piena selva Lacandona, si trova l'ejido "Reforma Agraria", una comunità indigena che pratica la conservazione di un pezzo di bosco tropicale vergine e del suo ecosistema mediante programmi di riproduzione di flora e fauna locali, tra cui, le bellissime guacamayas (particolare pappagallo tropicale) che danno il nome al singolare progetto. Raccontiamo la storia di 40 famiglie chinantecas, originarie di Oaxaca, che vivono nella selva chiapaneca senza distruggerla. Uomini e donne che hanno rifiutato la mercificazione della natura e con volontà ed immaginazione, hanno creato un centro ecoturistico che propone al visitatore una formula singolare: vedere, rispettare e conservare.
 
All'estremo sudest della Selva Lacandona, lontano dai riflettori mediatici e a solo cinque ore d'automobile da San Cristobal de Las Casas, si trova un'appartata regione che conserva il nome del suo antico padrone: Marqués de Comillas. Praticamente irraggiungibile fino agli anni novanta, la zona si estende nel triangolo immaginario costituito dalla confluenza dei fiumi Chixoy e Lacantún (gli stessi che a partire da qui formano l'Usumacinta), rispettivamente a oriente ed occidente, l'Ixcán guatemalteco al sud, ed il villaggio di Benemérito del las Américas al nord.
 
BambinaZona di rifugio e terra promessa, santuario e bottino, questa è una sorta di ultima frontiera dove si respira un'atmosfera di lontano ovest. È istruttivo percorrere l'impeccabile strada, recentemente terminata dall'Esercito messicano, che conduce delle lagune di Montebello a Palenque, costeggiando la frontiera con il Guatemala e girando intorno alla biosfera dei Montes Azules. Rari sono i passanti, scarso il trasporto pubblico, quasi inesistenti i turisti. La regione merita, da tutti i punti di vista, il nome che nel XIX secolo gli misero i cacciatori che radevano al suolo cedri e mogani: "Deserto della Solitudine". Con un'eccezione importante. Invece dell'impenetrabile densità vegetale, la gran diversità di specie animali ed i preziosi legnami che hanno fatto la fortuna di tanti avventurieri, predomina ora un paesaggio desolato dove, oltre ai fusti segati nella savana incandescente, emergono vacche e soldati a perdita d'occhio.
 
Mentre le prime s’incaricano di consumare le ultime vestigia della fragile biodiversità selvatica, i secondi, presumibilmente incaricati del rimboschimento, si danno al dubbio lavoro di rendere impossibile la vita dei pochi viandanti. Circa 12 posti di blocco istallati lungo gli scarsi 400 chilometri sono lì per togliere il gusto dell'escursione a qualsiasi cittadino, soprattutto in una regione conosciuta per fare posto ad ogni tipo di traffico: dal micro-contrabbando al mega commercio di armi e cocaina passando per la prostituzione ed il mercato di immigranti illegali.
 
Tuttavia, a Marqués de Comillas non tutto è desolazione. Nelle vicinanze della confluenza tra i fiumi Zendales e Lacantún, precisamente nella regione dove sorgevano le riserve di caccia la cui storia sanguinosa è narrata da B. Traven nei suoi romanzi, si trova l'ejido "Reforma Agraria".
 
Conoscerlo dà un'idea diversa di quello che è, e soprattutto di quello che potrebbe essere la Selva Lacandona. In questo posto, un pugno di uomini e donne con volontà ed immaginazione hanno creato un centro ecoturistico, Las Guacamayas, che sfida i luoghi comuni del neoliberismo.
 
Perché? Dopo che quattro o cinque generazioni di commercianti di legname, fattori, allevatori e funzionari pubblici hanno saccheggiato la selva senza misericordia, alcuni vorrebbero ora scaricare la colpa sugli ultimi arrivati: i poveri contadini provenienti dai quattro angoli del Messico. Gli abitanti di "Reforma Agraria" ci raccontano un'altra storia. Essi formano una comunità che pratica un'effettiva conservazione dell'ecosistema mettendo in pratica coraggiosi programmi di riproduzione della flora e fauna locali. Tra le altre specie, emerge quella che dà il nome al luogo: la bella guacamaya o Ara macao, enorme pappagallo multicolore, in fuga davanti all'avanzata della globalizzazione.
 
Biologi, ecologisti, viaggiatori e cercatori di emozioni, hanno accesso ad una porzione di selva vergine amorevolmente accudita dai suoi abitanti: circa 40 famiglie di contadini indigeni originari della Chinanteca oaxaqueña. Essi vogliono vivere della selva senza distruggerla. Il villaggio sorge sulla riva destra dal fiume Lacantún, la via d'acqua che fu l'arteria della regione prima della costruzione della strada. Sul lato sinistro del fiume si trova la biosfera dei Montes Azules, l'ultima porzione di selva relativamente vergine. Su questo lato, invece, tutto fu colonizzato molti anni fa e quello che rimane sono unicamente pastizales [Pastizal: territorio con copertura erbacea o presenza poco significativa di piante. N.d.T.], salvo la porzione appartenente a "Reforma Agraria." La comunità presenta alcune strade ben tracciate di sterrato fine, case di legno con alti tetti di foglie di guano ben intrecciate, la palma selvatica che qui abbonda.
 
Riusciranno questi campesinos a difendere il loro scampolo di selva? Loro si mostrano ottimisti.

Categoria: Popoli
Luogo: Messico