Dopo
25 giorni di prigionia, è stata liberata oggi pomeriggio a Kabul la
cooperante italiana Clementina Cantoni, rapita nella capitale afgana il
16 maggio scorso.
Dopo il rilascio è stata portata nella sede del ministero degli Interni a Kabul.
Le prime voci sul suo rilascio sono circolate alle 18:30, ora italiana.
Intorno alle 19:15 le prime conferme ufficiali.
“Abbiamo avuto conferma dalla nostra
ambasciata a Kabul”,
hanno dichiarato dal ministero degli Esteri a Roma.
“Clementina è stata rilasciata”, ha detto il portavoce del
ministero dell’Interno afgano, Lutfullah Mashal.
“Clementina è libera e sta bene”, ha dichiarato da Milano il
padre di Clementina, Fabio Cantoni.
LE TAPPE DEL SEQUESTRO
16 maggio. Alle
17:30 ora italiana (le 21 ora locale) Clementina Cantoni viene rapita nel
centro di Kabul, nel quartiere di Shar-i-Naw, da quattro uomini armati che
l’hanno caricata su una Toyota Sedan bianca.
17 maggio. Mentre
le vedove di Kabul che Clementina assisteva scendono in piazza per
chiedere la
sua liberazione, la polizia di Kabul riceve una telefonata di
rivendicazione dal
cellulare di Clementina. A chiamare è uno dei suoi rapitori, Timur
Shah,
membro della banda criminale di Rais Dada Qoda (lo stesso gruppo che il
28 ottobre 2004 rapì tre
funzionari delle Nazioni Unite, due donne e un uomo, di nazionalità
inglese,
filippina e kosovara; i tre furono liberati il 23 novembre dopo 27
giorni di prigionia e in cambio di un riscatto di un milione e mezzo di
dollari pagato
dall’affarista albanese Behgjet Pacolli).
I rapitori, che nella loro
prima
telefonata hanno fatto ascoltare la voce di Clementina registrata su un
nastro, in cambio del suo rilascio hanno chiesto un riscatto
di un milione di dollari e la liberazione dei loro compagni Mohammed
Telagy alias ‘Tela’, di Omar Khan e di altri membri della banda, detenuti nel
carcere di Pol-i-Charki a Kabul. Timur Shah ha chiesto anche, e su questo ha
particolarmente insistito, la liberazione di sua madre, anch’ella detenuta in
una
prigione come membro della banda.
Il ministero dell’Interno afgano ha poi smentito che vi sia stata alcuna
rivendicazione. Ma la notizia è poi stata riconfermata.
Sempre il 17, si apprende di un tentativo di mediazione di Margherita Boniver: un amico della nipote del
re Zahir Sha, in esilio in Italia, viene incaricato di avviare
trattative con i rapitori. Le trattative falliscono i primi di giugno,
quando dell'amico della nipote si perdono le tracce.
18 maggio. Timur
Shah torna a chiamare, questa volta l’emittente televisiva afgana Tolo Tv,
facendo nuove richieste di carattere politico, tra cui la sospensione dei
programmi radiotelevisivi considerati contrari alla religione islamica, la
messa la bando degli alcolici e la costruzione di nuove scuole coraniche, e
dicendo che se queste richieste non fossero soddisfatte, Clementina sarebbe
stata uccisa entro poche ore. L’ultimatum è stato poi più volte posticipato.
Le ripetute telefonate di Shah durante la giornata avrebbero
consentito alla polizia di localizzare la provenienza delle chiamate e quindi
il covo dei sequestratori, in un quartiere di Kabul. Ma nessun intervento è
stato ordinato.
Dalle telefonate di Timur Shah è anche emerso chiaramente
che, nonostante le tante richieste avanzate, quella principale è la liberazione
di sua madre. E così i servizi segreti italiani hanno prelevato la madre di
Timur Shah dalla prigione, sistemandola in una ‘casa sicura’.
20 maggio.
Circolano voci sull’uccisione di Clementina, poi smentite: “Clementina è viva
e
sta bene”, ha dichiarato in serata Lutfullah Mashall, portavoce del ministero
dell’Interno afgano, aggiungendo che “proseguono i contatti con i rapitori”.
Contatti sui quali è stato imposto il più totale riserbo.
24 maggio. Ciononostante emergono conflitti tra i servizi segreti italiani e il ministero
dell’Interno afgano sulla conduzione delle trattative. Secondo il direttore del
Sismi, Nicolò Pollari, la polizia e il ministero dell’Interno afgani hanno
tenuto un comportamento “schizofrenico” di fronte alle richieste dei rapitori,
rallentando
e danneggiando l’andamento delle trattative.
25 maggio. I
negoziati per arrivare alla liberazione di Clementina sono in fase di stallo e
anche lo stesso Timur Shah addossa la colpa al governo afgano per gli
intermediari di cui si sta servendo. In una telefonata Shah avrebbe consigliato
ai nostri servizi segreti di “non fidarsi assolutamente delle autorità locali”.
Il Sismi si mette dunque alla ricerca di nuovi e più
affidabili intermediari per far riprendere le trattative. Ci si prova
anche attraverso l'organizzazione umanitaria Emergency, che in
Afghanistan lavora dal 1999 e che nel 2001 ha avviato un programma di
intervento nelle carceri.
28 maggio. “La
madre e i complici di Timur Shah non devono essere liberati”', dice Abdullrahim
Zadran, 30 anni, ricco uomo d’affari con una enorme tenuta a Kabul. Nei mesi
scorsi suo cugino, Afis Zadran, venne catturato dalla stessa banda che tiene in
mano Clementina Cantoni. Il cadavere del ragazzo venne trovato dopo 34 giorni
in fondo a un
pozzo. “Le persone come lui, che fanno queste cose, non hanno diritto di
vivere. Quando lo prendono deve essere ucciso immediatamente”, ha detto Zadran.
29 maggio. A Tolo
Tv arriva e viene subito mandato in onda un video che ritrae una
spaventatissima Clementina Cantoni prigioniera dei suoi rapitori, due dei quali
a volto coperto le tengono due fucili puntati alle tempie.