09/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La cooperante italiana Clementina Cantoni è stata liberata oggi a Kabul
Clementina
Dopo 25 giorni di prigionia, è stata liberata oggi pomeriggio a Kabul la cooperante italiana Clementina Cantoni, rapita nella capitale afgana il 16 maggio scorso.
Dopo il rilascio è stata portata nella sede del ministero degli Interni a Kabul.
Le prime voci sul suo rilascio sono circolate alle 18:30, ora italiana.
Intorno alle 19:15 le prime conferme ufficiali.
“Abbiamo avuto conferma dalla nostra ambasciata a Kabul”, hanno dichiarato dal ministero degli Esteri a Roma.
“Clementina è stata rilasciata”, ha detto il portavoce del ministero dell’Interno afgano, Lutfullah Mashal.
“Clementina è libera e sta bene”, ha dichiarato da Milano il padre di Clementina, Fabio Cantoni.
 
 

LE TAPPE DEL SEQUESTRO
   
16 maggio. Alle 17:30 ora italiana (le 21 ora locale) Clementina Cantoni viene rapita nel centro di Kabul, nel quartiere di Shar-i-Naw, da quattro uomini armati che l’hanno caricata su una Toyota Sedan bianca.
 
17 maggio. Mentre le vedove di Kabul che Clementina assisteva scendono in piazza per chiedere la sua liberazione, la polizia di Kabul riceve una telefonata di rivendicazione dal cellulare di Clementina. A chiamare è uno dei suoi rapitori, Timur Shah, membro della banda criminale di Rais Dada Qoda (lo stesso gruppo che il 28 ottobre 2004 rapì tre funzionari delle Nazioni Unite, due donne e un uomo, di nazionalità inglese, filippina e kosovara; i tre furono liberati il 23 novembre dopo 27 giorni di prigionia e in cambio di un riscatto di un milione e mezzo di dollari pagato dall’affarista albanese Behgjet Pacolli).
I rapitori, che nella loro prima telefonata hanno fatto ascoltare la voce di Clementina registrata su un nastro, in cambio del suo rilascio hanno chiesto un riscatto di un milione di dollari e la liberazione dei loro compagni Mohammed Telagy alias ‘Tela’, di Omar Khan e di altri membri della banda, detenuti nel carcere di Pol-i-Charki a Kabul. Timur Shah ha chiesto anche, e su questo ha particolarmente insistito, la liberazione di sua madre, anch’ella detenuta in una prigione come membro della banda.
Il ministero dell’Interno afgano ha poi smentito che vi sia stata alcuna rivendicazione. Ma la notizia è poi stata riconfermata.
Sempre il 17, si apprende di un tentativo di mediazione di Margherita Boniver: un amico della nipote del re Zahir Sha, in esilio in Italia, viene incaricato di avviare trattative con i rapitori. Le trattative falliscono i primi di giugno, quando dell'amico della nipote si perdono le tracce. 
 
18 maggio. Timur Shah torna a chiamare, questa volta l’emittente televisiva afgana Tolo Tv, facendo nuove richieste di carattere politico, tra cui la sospensione dei programmi radiotelevisivi considerati contrari alla religione islamica, la messa la bando degli alcolici e la costruzione di nuove scuole coraniche, e dicendo che se queste richieste non fossero soddisfatte, Clementina sarebbe stata uccisa entro poche ore. L’ultimatum è stato poi più volte posticipato.
Le ripetute telefonate di Shah durante la giornata avrebbero consentito alla polizia di localizzare la provenienza delle chiamate e quindi il covo dei sequestratori, in un quartiere di Kabul. Ma nessun intervento è stato ordinato.
Dalle telefonate di Timur Shah è anche emerso chiaramente che, nonostante le tante richieste avanzate, quella principale è la liberazione di sua madre. E così i servizi segreti italiani hanno prelevato la madre di Timur Shah dalla prigione, sistemandola in una ‘casa sicura’.
 
20 maggio. Circolano voci sull’uccisione di Clementina, poi smentite: “Clementina è viva e sta bene”, ha dichiarato in serata Lutfullah Mashall, portavoce del ministero dell’Interno afgano, aggiungendo che “proseguono i contatti con i rapitori”. Contatti sui quali è stato imposto il più totale riserbo.
 
24 maggio. Ciononostante emergono conflitti tra i servizi segreti italiani e il ministero dell’Interno afgano sulla conduzione delle trattative. Secondo il direttore del Sismi, Nicolò Pollari, la polizia e il ministero dell’Interno afgani hanno tenuto un comportamento “schizofrenico” di fronte alle richieste dei rapitori, rallentando e danneggiando l’andamento delle trattative.
 
25 maggio.  I negoziati per arrivare alla liberazione di Clementina sono in fase di stallo e anche lo stesso Timur Shah addossa la colpa al governo afgano per gli intermediari di cui si sta servendo. In una telefonata Shah avrebbe consigliato ai nostri servizi segreti di “non fidarsi assolutamente delle autorità locali”.
Il Sismi si mette dunque alla ricerca di nuovi e più affidabili intermediari per far riprendere le trattative. Ci si prova anche attraverso l'organizzazione umanitaria Emergency, che in Afghanistan lavora dal 1999 e che nel 2001 ha avviato un programma di intervento nelle carceri.
 
28 maggio. “La madre e i complici di Timur Shah non devono essere liberati”', dice Abdullrahim Zadran, 30 anni, ricco uomo d’affari con una enorme tenuta a Kabul. Nei mesi scorsi suo cugino, Afis Zadran, venne catturato dalla stessa banda che tiene in mano Clementina Cantoni. Il cadavere del ragazzo venne trovato dopo 34 giorni in fondo a un pozzo. “Le persone come lui, che fanno queste cose, non hanno diritto di vivere. Quando lo prendono deve essere ucciso immediatamente”, ha detto Zadran.
 
29 maggio. A Tolo Tv arriva e viene subito mandato in onda un video che ritrae una spaventatissima Clementina Cantoni prigioniera dei suoi rapitori, due dei quali a volto coperto le tengono due fucili puntati alle tempie.
 
Categoria: Donne, Pace
Luogo: Afghanistan