12/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Venticinque famiglie indios trasferite in un villaggio senza case sufficienti né acqua
Bambini in Chiapas“Nuova storica tappa nel tentativo di conservazione della riserva naturale di Montes Azules. Sabato è avvenuto il primo trasferimento completo di venticinque famiglie dal villaggio San Francisco El Caracol alle nuove case costruite dai governi federale e statale a Santa Martha, nel comune di Marqués de Comillas. Si tratta di un vero e proprio avvenimento, risultato della costante attenzione interistituzionale delle amministrazioni federale e del Chiapas che hanno raggiunto un accordo con gli abitanti di questo villaggio, convincendoli a lasciare la riserva per una nuova vita a Santa Martha, in piena legalità”.
 
E’ così che i media di tutto il paese hanno raccontato lo sgombero di centotrenta indigeni, caricati con pochi effetti personali su sette elicotteri federali e trasportati nella nuova terra promessa. Peccato che ad attenderli ci fosse soltanto una sorta di villaggio fantasma.
 
“Dei 523 ettari totali di Santa Martha ne sono stati utilizzati ben 13,46. Sono state costruite 25 abitazioni e una casa comune, con i servizi di acqua potabile, energia elettrica prodotta da pannelli solari e gabinetti”, hanno orgogliosamente annunciato i media messicani, riprendendo le dichiarazioni dei rappresentanti governativi.
 
Eppure la verità degli indios è ben diversa.
 
“Siamo indignati. A Santa Martha ci siamo trovati di fronte soltanto cinque case, un impianto idrico non funzionante, nessuna ombra dello spaccio e niente cortile per essiccare il caffè. Nulla di quanto promesso negli accordi”.
 
Per il governo “è questione di pochi giorni e tutto sarà pronto”. Non importa se 25 famiglie dovranno intanto arrangiarsi in cinque piccole e umili casette di legno senza acqua. L’essenziale era dimostrare al mondo (sono state invitate a riprendere lo sgombero tutte le principali televisioni messicane e filo-governative) il successo di un accordo con gli indios del Chiapas. “Il provvedimento di sabato è la tappa finale del rispettoso e trasparente processo di dialogo instaurato da tre anni con gli attuali beneficiari del trasferimento nel nuovo villaggio. Il risultato delle trattative è stato il concretizzarsi di tutti i punti inclusi nell’accordo, sia nei tempi che nella forma” ha commentato il governo nel suo comunicato stampa ufficiale.
 
E le altre venti case? E l’impianto idrico? Arriveranno. Dicono. E intanto gli indigeni hanno deciso di restare nel nuovo villaggio almeno per un po’, sperando.
 
“Almeno questa terra è ufficialmente nostra. Senza se e senza ma”, si ripetono, aggrappandosi all’avvenuta consegna del certificato di proprietà di 523 ettari di Santa Martha e la certezza che nessuno potrà mai più impossessarsene e rimanere impunito. Come invece avveniva costantemente nei Montes Azules.
 
Poco prima di partire per la nuova destinazione, infatti, i leader della comunità lacandona si sono riuniti a San Francisco El Caracol per ottenere garanzie sul futuro della terra ancestrale che hanno accettato di abbandonare solo per lasciare libera esecuzione al programma di salvaguardia ambientale che ne dovrà scongiurare l’estinzione. Per troppo tempo sono stati obbligati a condividerla con coloni illegali, che prepotentemente hanno preso possesso di appezzamenti più o meno vasti, rimanendo impuniti a causa del mancato riconoscimento ufficiale della proprietà dell’area agli indios.
 
Riconoscimento che, ironia del destino, è finalmente avvenuto proprio durante quella riunione (per un totale di 600mila ettari). I lacandona, quindi, sono diventati ufficialmente i proprietari di quella terra – in realtà loro da sempre – proprio il giorno stesso in cui sono stati costretti a lasciarla. Unica consolazione è che le istituzioni hanno giurato di proteggerla e di farla rispettare quale riserva naturale spazzando via quindi tutti gli appezzamenti abusivi.
 
Dopo millenni, niente più indios su quelle terre, dunque, ma solo sentinelle governative armate, tutt'altro che ancestrali.
 
Stella Spinelli
Categoria: Diritti, Popoli
Luogo: Messico