30/12/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



La normativa, che sostituirā quella del 1986, č basata sul rispetto della vita degli animali. Ma le associazioni animaliste continuano la polemica.

Il 20 settembre 2010 viene approvata la nuova direttiva europea sulla sperimentazione animale (la precedente normativa europea risaliva al 1986) ed è subito polemica. Diversi gruppi animalisti insorgono accusando l'Unione Europea di avere fatto un passo indietro sul tema e che la nuova direttiva è peggiorativa della precedente. Una reazione, quella degli animalisti, che appare tanto strana quanto inattesa visto che il disegno di legge era già stato approvato dall'organizzazione animalista Eurogroup for animals, di cui fanno parte i principali gruppi animalisti di vari Paesi europei, inclusa l'italiana Lega antivivisezione (Lav), e che avevano ritenuto la nuova direttiva migliorativa della precedente.

Quello della sperimentazione animale è da sempre un argomento difficile in quanto caratterizzato da un forte conflitto d'interessi: da un lato l'interesse a proteggere il benessere degli animali, dall'altro l'interesse a permettere il progresso scientifico, soprattutto se a scopo medico. La posizione dell'Ue è sempre stata piuttosto restrittiva avendo raccolto in se la tradizione di paesi come l'Italia e la Gran Bretagna da sempre molto sensibili alle problematiche di bioetica. Allora, affinché ognuno possa decidere liberamente come giudicare la nuova direttiva europea è importante conoscerne i contenuti.

Innanzitutto va precisato che la sperimentazione animale in Europa è consentita solo a scopo medico; per esempio, in Europa è vietato usare sperimentazione animale per testare cosmetici. Questo divieto esisteva già e la nuova normativa lo ha mantenuto.

Il principio ispiratore fondamentale della nuova direttiva europea è la cosiddetta regola delle 3R (in inglese Reduction, Replacement, Refinement):

"Reduction" (in italiano "riduzione") del numero di animali utilizzati, che deve essere ridotto al minimo necessario a ottenere risultati statisticamente significativi.
"Replacement" (in italiano "sostituzione") dell'uso di animali con metodi alternativi. L'Ue favorisce la messa a punto e l'uso di metodi alternativi ed ha infatti creato un centro per la convalida dei metodi alternativi.
"Refinement" (in italiano "affinamento") si riferisce all'uso di metodi di anestesia, soppressione e procedure chirurgiche e non che riducano il più possibile, o addirittura eliminino del tutto, il dolore e lo stress subiti dagli animali nel corso dell'esperimento.

Proprio nell'ambito del Refinement si pone il problema della vivisezione, una questione molto propagandata e purtroppo poco compresa. Il termine vivisezione letteralmente si riferisce a qualunque procedura in cui un animale (o essere umano) viene intenzionalmente "tagliato" mentre ancora vivo. Quindi, da questo punto di vista, qualunque intervento chirurgico, compreso il taglio cesareo, è una procedura di vivisezione. Eppure usiamo il termine vivisezione solo nel caso della sperimentazione animale e sottintendendo atrocità indicibili. Perché? Perché il termine vivisezione lascia immaginare che la procedura chirurgica venga compiuta in assenza di anestesia, il che non è assolutamente vero negli uomini così come negli animali. Quando si opera un animale da laboratorio, esattamente come quando si opera un essere umano, lo si fa sempre in anestesia generale o locale, a seconda delle indicazioni. Diverso è il caso degli esperimenti in cui si studia il dolore, ma del resto gli esperimenti in vivo sul dolore rappresentano una percentuale infinitesimale di tutta la ricerca mondiale. Inoltre, non dimentichiamo che è proprio grazie a quegli esperimenti che oggi abbiamo anestetici e analgesici che ci permettono di curare milioni di persone ogni giorno attraverso interventi chirurgici. La nuova direttiva europea introduce nuove regole, ben definite e ancora piú restrittive delle precedenti circa il tipo di procedure permesse e circa i metodi, soprattutto per quanto riguarda gli interventi chirurgici e le pratiche che possono indurre stress o dolore.

Un altro punto sollevato degli animalisti riguarda l'uso di animali randagi per esperimenti scientifici. In Italia l'uso di animali randagi per sperimentazione è vietato fin dal 1991 e questo divieto assoluto rimane anche con la nuova direttiva europea. La direttiva europea, infatti, impone agli stati membri di adeguarsi alla nuova normativa comunitaria solo nei casi in cui le leggi nazionali siano meno restrittive. Nel caso degli animali randagi, la nuova direttiva europea è meno restrittiva di quella italiana, quindi in Italia rimane il divieto assoluto.

Infine, la nuova direttiva introduce una lunga lista di regole pratiche per definire elementi fin'ora affidati solo al buon senso delle singole istituzioni, elementi che vanno dalle condizioni di allevamento degli animali, alle responsabilità del personale addetto; dall'istituzione di un centro europeo per la convalida dei metodi alternativi, all'istituzione di organi di ispezione e controllo, e cosí via.

Ritengo che la presente direttiva europea, per quanto non perfetta, sia certamente un grande passo avanti. Il problema, se mai, è assicurarsi che venga rispettata e allora forse i gruppi animalisti potrebbero mettere da parte la polemica e dedicarsi piuttosto a monitorare i governi e tutti gli altri organi competenti affinché lo spirito e il testo della normativa vengano rispettati alla lettera, in modo da garantire il massimo benessere degli animali senza dovere per questo fermare il progresso delle scienze biomediche.

Dada Pisconti

Ricercatrice italiana a Boulder, Colorado

Parole chiave: Salute
Categoria: Politica, Salute
Luogo: europa