Il popolo Shuar vive nelle zone a ridosso del confine fra Ecuador e Perù e si
confronta tutti i giorni con la necessità di sopravvivere, fra minacce da parte
dell'esercito e duri scontri con le multinazionali del petrolio che danneggiano
loro e la natura che li circonda. Unkum Chiriap, ecuadoriano, vive nella selva
amazzonica al confine con il Perù. Ha quaranta anni, da sempre si batte per la
sua gente. Oggi è il rappresentante della Tsentak Survival Foundation, una fondazione
che si occupa proprio della sopravvivenza delle popolazioni a rischio.
Qual è la situazione attuale della popolazione Shuar in questo momento storico?
"A partire dal 1995, anno dell’ultimo conflitto contro il Perù, ci sono stati
alcuni cambiamenti soprattutto sotto l’aspetto economico, politico, sociale e
psicologico al confine con la frontiera amazzonica. Ci siamo scontrati con le
idee neoliberiste proposte dal governo statale. Ci siamo scontrati anche con la
dollarizzazione che ha avuto un impatto traumatico sulla comunità indigena andina e specialmente
la nostra che vive a ridosso della foresta amazzonica. Ultimamente è anche cambiato
il Presidente della Repubblica, soprattutto grazie alle feroci proteste sociali,
scelta che per noi però non rappresenta una valida alternativa. Nel corso degli
anni abbiamo cambiato molti governi senza ottenere risultati. Sono stati i soliti
amministratori che hanno saccheggiato il Paese. Anche l’ultimo governo di Gutierrez
non ha mantenuto le promesse, facendo veramente poco per la regione amazzonica.
Evidentemente non aveva programmato, nella sua agenda politica, un piano per la
zona di frontiera."
E’ cambiato qualcosa all’interno della comunità Shuar dal 1995 a oggi?
"Si, è cambiato molto. Soprattutto per
l’intervento delle compagnie petrolifere che hanno generato dei
conflitti sociali nelle comunità. Noi Shuar siamo molto preoccupati.
Non vogliamo vivere come hanno vissuto i nostri fratelli
indigeni delle regioni del nord, con soprusi da parte del governo
che ha approvato più volte l’intervento dell’esercito, violando i
diritti dei nostri rappresentanti e delle nostre donne. Vogliamo
portare il mondo a conoscenza della nostra situazione. Noi Shuar
abbiamo diritto alla vita. Per millenni le nostre popolazioni hanno
vissuto in armonia con la natura, nel rispetto di madre terra e del suo
spirito. Ora siamo qui in Italia per far conoscere la nostra
storia. Solo così facendo possiamo far prendere coscienza alle imprese
multinazionali di quello che siamo e della storia millenaria che
rappresentiamo."
Cosa fate come organizzazione indigena per porre freno a tutto questo?
"Noi siamo la base della comunità. Ci proponiamo come alternativa e chiediamo
che la comunità possa essere indipendente e avere un'economia autonoma."
Quali sono i problemi che avete con le compagnie petrolifere?
"Il problema principale è quello ambientale, come la contaminazione dell’aria
e delle falde acquifere. Vi sono stati negli anni passati degli incidenti che
hanno causato gravi danni alla popolazione e una grande moria di animali della
foresta. Una vera e propria distruzione della biodiversità della zona. Il governo
non vuole farsi carico dei problemi che l’inquinamento comporta e che affliggono
la popolazione indigena di questa parte dell’Ecuador, specialmente per quanto
riguarda le malattie delle donne, dei nostri anziani e dei nostri bambini, che
dal momento in cui sono arrivate le compagnie petrolifere hanno iniziato ad avere
patologie alle vie respiratorie, tumori e aborti. L’impatto dell’inquinamento
ambientale è stato tremendo. Ma non sono solo state le compagnie petrolifere a
causare ingenti danni alla natura e alle popolazioni che nella natura vivono.
Ci sono anche le compagnie del legno che disboscano la foresta, che per noi è
un supermercato all’interno del quale c’è la nostra sopravvivenza."
Cosa può fare il mondo per portare aiuto alla vostra popolazione?

"L’aiuto che si può dare al nostro popolo deve essere un aiuto diretto alla comunità.
Ad esempio sostenendone i progetti come quelli ecoturistici, ampliando la possibilità
di avere un’istruzione per tutti, sostenendo i progetti di formazione artigianale,
e cercando contatti diretti senza l’intervento di mediatori. Fare una alleanza
che sia vera e interessata al reale sviluppo delle nostre comunità."
Dunque possiamo dire che gli "scontri frontali" avvengono solo con le forze di
sicurezza pubbliche?
"Effettivamente non ci sono stati scontri diretti con l’esercito che abbiano portato alla militarizzazione della regione. Non è
possibile che vi sia un conflitto fra fratelli come quello avvenuto nella guerra
con il Perù, quando gli Shuar sono stati costretti a combattersi perchè abitavano
in due paesi differenti.
E se ci dovessero essere gravi problemi con le multinazionali siamo disposti
a versare altro sangue, perché siamo l’unica popolazione indigena che nella sua
storia millenaria si è opposta e ha combattuto contro la colonizzazione degli
spagnoli. Abbiamo l’esempio di tre morti che la nostra comunità ha avuto nella
zona petrolifera per difendere il nostro territorio. Non so se avremo mai giustizia.
Il 7 maggio scorso è stato il terzo anniversario della vittoria dell'ingiustizia.
Quanto dovremmo aspettare per mandare in carcere i responsabili di questi reati?"
Si sono verificati casi di desplaciamientos nella regione del Rio Pastaza dove vivete?
"Non vorrei esagerare ma ci sono stati pochissimi casi di desplazados. Fra l’altro la esiste una legge che proibisce lo spostamento coatto delle popolazioni
indigene dal loro territorio ed è punibile dal tribunale. Però si stanno creando
casi di immigrazione da una regione all’altra dell’Ecuador. Per risolvere tutto
questo, il governo non deve usare minacce o mettere in campo forze militari, ma
aprire un discorso serio sull'autonomia del nostro popolo."
Perché la popolazione Shuar viene considerata una delle più pericolose dell’America
Latina?
"Come ho detto in precedenza, noi Shaur siamo stati il popolo che maggiormente
ha resistito e combattuto contro il colonizzatore spagnolo. Gli Shuar hanno preso
la forza dalla natura, non abbiamo bisogno di studiare per poi andare a scontrarci
con la cosiddetta globalizzazione che ci troviamo addosso. Non abbiamo bisogno
nemmeno di antropologi e psicologi che ci spieghino come siamo fatti. Sono millenni
che viviamo in mezzo alla natura e da essa traiamo forza interiore, per lo spirito
e per la mente."