22/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un giornale che chiude, un giornalista ucciso.Gambia, la stampa è sotto tiro
Deyda Hydara, giornalista assassinato il 16 dicembre scorso a BanjulIn appena sei mesi il Gambia ha perso uno dei suoi migliori giornalisti, Deyda Hydara, e un autorevole giornale, The Independent. Il primo è stato ucciso da alcuni sicari alla fine dello scorso anno nella capitale Banjul. Il secondo è stato costretto a chiudere a inizio maggio dopo le ripetute minacce e attacchi ai suoi cronisti e all'incendio doloso della sua tipografia.
In comune Hydara – fondatore del periodico The Point, oltre che corrispondente della Agence France Presse –  e i redattori del periodico The Independent avevano una cosa: entrambi credevano in una stampa indipendente e libera. E non di rado esprimevano il proprio dissenso nei confronti del governo di Yahya Jammeh, presidente della piccola ex-colonia britannica interamente circondata dal Senegal.
Diversi fatti di cronaca negli ultimi anni hanno spinto diverse organizzazioni internazionali per la difesa della stampa a condannare l’atmosfera restrittiva e oppressiva che rende sempre più difficile l’attività del giornalismo indipendente a Banjul e dintorni: attacchi e minacce a cronisti o atti vandalici contro le redazioni dei giornali, affiancate all’inasprimento delle sanzioni penali contro chi si macchia di presunta calunnia o diffamazione hanno fatto entrare il governo gambiano nella lista nera dei Predators of Press, i nemici della stampa.
 
Morte di un giornalista. Sebbene non si abbiano prove concrete su chi siano i mandanti dei sicari che hanno freddato l’editorialista Deyda Hydara alle 10 di sera del 16 dicembre scorso a Sankung Sillah Street, sono in molti a sospettare che dietro l’omicidio ci sia la mano di qualche membro del governo. Hydara, che aveva 58 anni, era famoso per le sue inchieste sulla corruzione nelle alte sfere politiche e per i suoi editoriali, in cui non esitava ad attaccare il presidente Jammeh, salito al potere nel 1994 grazie a un colpo di stato.
L’omicidio del giornalista ha provocato la reazione dei colleghi gambiani e delle organizzazioni internazionali per la libertà di stampa, come il Committee to Protect Journalists (Cpj), Reporters Sans Frontieres (Rsf) e l’International Press Institute (Ipi). Che continuano a denunciare quanto poco si sia fatto finora per trovare i colpevoli. I colleghi di Hydara lo ricordano come un intellettuale che per il suo lavoro era divenuto l’icona del mestiere di giornalista in Gambia: uno che sapeva tutto e conosceva tutti, determinato, che non accettava alcun compromesso. Un idolo per i giovani cronisti. Un nemico da eliminare per qualcun altro.
 
Yahya Jammeh, presidente del GambiaTipografia in fiamme. Dal 6 maggio scorso i lettori del The Independent sono costretti a leggere qualcos'altro. Il giornale e i suoi cronisti sono stati più volte vittime di attacchi da parte di squadracce di esagitati, che avevano appiccato un incendio alla tipografia del bi-settimanale nell’aprile 2004. In seguito il periodico aveva ottenuto l'aiuto del quotidiano filo-governativo The Observer, che aveva prestato i macchinari all’Independent per alcuni mesi, e poi rotto inspiegabilmente l’accordo tre settimane fa. “Avevamo trovato anche una società tipografica disposta a stampare i nostri numeri – ha raccontato a PeaceReporter Musa Saidykhan, redattore del periodico – ma hanno ricevuto minacce anonime e si sono rifiutati”. Contattati telefonicamente a Banjul i responsabili della società tipografica, chiamata UltraSoft, si sono rifiutati di dare commenti di alcun tipo sulla questione. “Ora stiamo cercando di aprire una redazione in Senegal – continua Saidykhan – dove saremo più al sicuro. Eravamo stati attaccati fin troppo spesso”. In effetti The Independent era da due anni nell’occhio del ciclone. Più di un suo redattore aveva subito intimidazioni e percosse e negli ultimi tempi le minacciose lettere anonime pervenute alla redazione avevano lasciato intendere che era il momento di cambiare aria. 
 
Stampa imbrigliata. Se da un lato il giornalismo indipendente in Gambia è nel mirino di bande di criminali e di estremisti sostenitori del presidente, dall’altro la legge non fa molto per tutelare i giornalisti. Dall’anno scorso le tasse da pagare per aprire un giornale sono quintuplicate e le sanzioni contro i giornalisti che si macchiano di diffamazione si sono inasprite. “Adesso chi viene denunciato per diffamazione rischia un minimo di sei mesi per la prima condanna e di tre anni per la seconda -  dice da Banjul Demba Jawo, amministratore della Gambia Press Union, il sindacato giornalisti del Gambia - " E’ un chiaro tentativo di intimidire i giornalisti”. Anche lui è stato vittima di minacce da parte del sedicente gruppo dei Green Boys, che il 7 luglio scorso gli hanno mandato un fax intimandolo di evitare accuse e polemiche contro ‘il nostro presidente’, se non voleva finire ‘in pasto ai cani e agli avvoltoi’. “Ma non ci faremo mettere i piedi in testa da nessuno - insiste Jawo - Deyda Hydara e quelli come lui rimarranno esempi da seguire”.
Anche secondo David Dadge, esperto di stampa africana presso l’International Press Institute di Vienna, le restrizioni imposte sulla stampa gambiana sono sempre più severe. “Negli ultimi quattro o cinque anni le relazioni tra governo e stampa indipendente si sono deteriorate –  spiega Dadge – e molti tra coloro che attaccano giornali e giornalisti sono ancora a piede libero. Certo, quella del Gambia non è una situazione paragonabile all’Eritrea o allo Zimbabwe, i cui governi hanno in pratica dichiarato guerra alla stampa. Ma se non si interviene in tempo la situazione rischia di peggiorare”. 

Pablo Trincia

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