20/12/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista telefonica a Natalia Koliada, direttrice del Belarus Free Theatre appena rilasciata dalle forze speciali

Mentre le forze speciali continuano la caccia ai dissidenti nelle strade di Minsk, Peacereporter ha raggiunto telefonicamente Natalia Koliada, direttrice del Belarus Free Theatre, gruppo teatrale che attraverso spettacoli clandestini lotta la repressione e la censura esercitata dal regime di Lukashenko.

Innanzitutto, Natalia, come sta?

Sono appena uscita dal carcere dopo quattordici ore. Non ci è stato concesso di dormire, di mangiare e nemmeno di bere. Almeno settecento persone sono state arrestate come me.

Vi hanno anche picchiato?

In carcere, no. Ci hanno costretti a fissare il muro e se ci spostavano da un luogo a un altro dovevamo solo guardare il collo del detenuto che ci precedeva. Mentre ci portavano in carcere, sui blindati della polizia, siamo stati maltrattati e colpiti. Ci hanno offeso verbalmente con parolacce e insulti.

E adesso? Cosa le aspetta, un processo?

Non si sa nulla. Qui in Bielorussia non si sa mai come vanno le cose. Ho pagato una multa amministrativa pari a 300 euro per uscire. I parenti degli arrestati sono davanti al carcere in attese di notizie, sotto una pesante nevicata e al gelo. Anche il manager della nostra compagnia, Artem Zheleznyak, è stato arrestato.

E quelli che non possono pagare le multa?

Ci sono delle organizzazioni per i diritti umani che stanno provvedendo a recuperare i soldi per chi non può pagare.

Com'è adesso la situazione?

È una situazione orribile. Nikolai Khalezin (ndr, marito di Natalia e cofondatore del Belarus Free Theatre), mi ha detto che è rimasto bloccato per ore in strada e che la polizia ha effettuato diverse cariche. Non si sa come andrà a finire.   

 

 

Nicola Sessa

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