La rabbiosa reazione delle comunità zapatiste e la loro richiesta di accesso all'acqua
Un corteo pacifico e
disarmato di centinaia di simpatizzanti dell'Esercito Zapatista di
Liberazione Nazionale è stato attaccato con spari,
sassate e petardi la scorsa settimana in Chiapas da gruppi perredisti.
Il risultato è stato di decine di feriti, diversi da pallottole ed
almeno due molto gravi. Chiedevano di poter ritornare ad avere accesso
all’acqua. Dal dicembre scorso i perredisti (i
simpatizzanti del PRD) di questi villaggi, con il tacito
sostegno del governo municipale, hanno sospeso l'erogazione di acqua a
tutte le famiglie zapatiste solo per il fatto di essere in resistenza.
Da allora, le minacce, le vessazioni sono
state costanti. I fatti sono avvenuti nei dintorni di Jech'vó, qualche
chilometro all'interno di Nachig, villaggio
che si trova sulla Strada Panamericana nel tratto Tuxtla Gutiérrez-San
Cristóbal de las Casas. Il concentramento di centinaia di
zapatisti che riempivano la minuscola piazza di Jech'vó per prendere acqua ed
esprimere
sostegno ai loro compagni di Elambó Alto, Elambó Bajo e di questa
comunità. L'inquietudine e la paura si sono diffuse tra gli zapatisti
quando hanno visto alcuni individui, provenienti da Pasté, appostarsi
sulla strada e cominciare ad erigere un'enorme barricata con delle
pietre che si trovavano a lato della strada per la realizzazione di
alcuni lavori stradali in corso.
I ribelli,
tzotziles e tzeltales, che in maggioranza indossavano passamontagna, si
sono fermati vicino ad un casale a cento metri dalla barricata, a
guardare increduli. I perredisti gridavano insulti e scherzavano gli
zapatisti, fermi dietro una linea invisibile. I simpatizzanti
zapatisti, uomini e donne, diventavano sempre più numerosi. L’indomani
i rappresentanti indigeni hanno letto in spagnolo e tzotzil un
messaggio indirizzato al sindaci delle comunità del
Chiapas.
"Siamo venuti a dire al
presidente municipale perredista Martín Sánchez Hernández ed ai
fratelli perredisti di Jech'vó, Elambó Alto e Bajo, e che lo capiscano
con le buone, che i nostri compagni, basi di appoggio di questo
municipio, non si assoggetteranno a nessun gruppo di persone che siano
alleate di qualsiasi partito e presidente municipale che sia al
servizio del malgoverno. Il 12 febbraio scorso abbiamo inviato un breve
messaggio per dirvi di smetterla di
molestare i nostri compagni e di risolvere il problema dell'acqua. Ma,
fino ad ora, la sola cosa che avete voluto fare è che i compagni si
arrendano, che si umilino davanti a voi.Volete che i nostri compagni si
sottomettano agli ordini dell'autorità municipale perredista. Ma questo
non sarà possibile perché noi abbiamo ormai coscienza della realtà dei
nostri popoli e non ci ingannano più". Su uno striscione appeso li
vicino si poteva leggere: "Presidente del PRD, razza indigena. Non
molestare i tuoi fratelli".
Ma il
comunicato proseguiva : "Noi zapatisti siamo contro le
ingiustizie, le umiliazioni e la sottomissione a cui ci hanno abituati
i malgoverni ed i loro presidenti municipali. Noi zapatisti vogliamo
che ci rispettino, che rispettino la nostra resistenza, la nostra
lotta. Voi, come indigeni, non dovete toglierci il diritto all'acqua,
alla terra, al legname e all'energia elettrica, cose di cui già godiamo
poco tutti noi indigeni. Vogliamo che capiate che stiamo lottando per
il bene di tutti i popoli, indigeni e non indigeni; lottiamo per il
futuro dei nostri figli, affinché un giorno i nostri popoli abbiano i veri diritti
che meritano. La nostra lotta non è come il lavoro di un presidente
municipale che, terminato il suo mandato se ne va con un bel po' di
milioni di pesos ma lascia il suo popolo nelle stesse condizioni, se
non peggiori; in questo modo la vita dei popoli continua a peggiorare
ed anche se cambiano i partiti la situazione non cambia.
"E' una bugia quando qualche presidente municipale
dice che distruggiamo le usanze dei nostri popoli; noi zapatisti
conserveremo e miglioreremo la nostra cultura, continueremo ad usare i
nostri abiti regionali, miglioreremo la nostra lingua indigena, le
nostre musiche tradizionali e continueremo a celebrare le nostre feste
tradizionali, ma senza alcolici, perché l'ubriachezza non è un'usanza
dei nostri popoli, ma un'imposizione dei conquistatori spagnoli ed
inoltre l'alcol danneggia la famiglia, la persona, la comunità ed il
municipio. "Il 10 aprile abbiamo ricordato l'85esimo anniversario
dell'uccisione del nostro generale Emiliano Zapata. Diciamo a voi ed al
mondo intero che Zapata non è morto, perché noi siamo qui ed ovunque
siamo milioni di zapatisti".
Questo il
grido disperato di chi nel 2004 sta lottando ancora per avere accesso
all’acqua.