26/04/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La rabbiosa reazione delle comunità zapatiste e la loro richiesta di accesso all'acqua
Territorio ZapatistaUn corteo pacifico e disarmato di centinaia di simpatizzanti dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale è stato attaccato con spari, sassate e petardi la scorsa settimana in Chiapas da gruppi perredisti. Il risultato è stato di decine di feriti, diversi da pallottole ed almeno due molto gravi. Chiedevano di poter ritornare ad avere accesso all’acqua. Dal dicembre scorso i perredisti (i simpatizzanti del PRD) di questi villaggi, con il tacito sostegno del governo municipale, hanno sospeso l'erogazione di acqua a tutte le famiglie zapatiste solo per il fatto di essere in resistenza.
 
Da allora, le minacce, le vessazioni sono state costanti. I fatti sono avvenuti nei dintorni di Jech'vó, qualche chilometro all'interno di Nachig, villaggio che si trova sulla Strada Panamericana nel tratto Tuxtla Gutiérrez-San Cristóbal de las Casas. Il concentramento di centinaia di zapatisti che riempivano la minuscola piazza di Jech'vó per prendere acqua ed esprimere sostegno ai loro compagni di Elambó Alto, Elambó Bajo e di questa comunità. L'inquietudine e la paura si sono diffuse tra gli zapatisti quando hanno visto alcuni individui, provenienti da Pasté, appostarsi sulla strada e cominciare ad erigere un'enorme barricata con delle pietre che si trovavano a lato della strada per la realizzazione di alcuni lavori stradali in corso.
 
I ribelli, tzotziles e tzeltales, che in maggioranza indossavano passamontagna, si sono fermati vicino ad un casale a cento metri dalla barricata, a guardare increduli. I perredisti gridavano insulti e scherzavano gli zapatisti, fermi dietro una linea invisibile. I simpatizzanti zapatisti, uomini e donne, diventavano sempre più numerosi. L’indomani i rappresentanti indigeni hanno letto in spagnolo e tzotzil un messaggio indirizzato al sindaci delle comunità del Chiapas.
 
"Siamo venuti a dire al presidente municipale perredista Martín Sánchez Hernández ed ai fratelli perredisti di Jech'vó, Elambó Alto e Bajo, e che lo capiscano con le buone, che i nostri compagni, basi di appoggio di questo municipio, non si assoggetteranno a nessun gruppo di persone che siano alleate di qualsiasi partito e presidente municipale che sia al servizio del malgoverno. Il 12 febbraio scorso abbiamo inviato un breve messaggio per dirvi di smetterla di molestare i nostri compagni e di risolvere il problema dell'acqua. Ma, fino ad ora, la sola cosa che avete voluto fare è che i compagni si arrendano, che si umilino davanti a voi.Volete che i nostri compagni si sottomettano agli ordini dell'autorità municipale perredista. Ma questo non sarà possibile perché noi abbiamo ormai coscienza della realtà dei nostri popoli e non ci ingannano più". Su uno striscione appeso li vicino si poteva leggere: "Presidente del PRD, razza indigena. Non molestare i tuoi fratelli".
 
Ma il comunicato proseguiva : "Noi zapatisti siamo contro le ingiustizie, le umiliazioni e la sottomissione a cui ci hanno abituati i malgoverni ed i loro presidenti municipali. Noi zapatisti vogliamo che ci rispettino, che rispettino la nostra resistenza, la nostra lotta. Voi, come indigeni, non dovete toglierci il diritto all'acqua, alla terra, al legname e all'energia elettrica, cose di cui già godiamo poco tutti noi indigeni. Vogliamo che capiate che stiamo lottando per il bene di tutti i popoli, indigeni e non indigeni; lottiamo per il futuro dei nostri figli, affinché un giorno i nostri popoli abbiano i veri diritti che meritano. La nostra lotta non è come il lavoro di un presidente municipale che, terminato il suo mandato se ne va con un bel po' di milioni di pesos ma lascia il suo popolo nelle stesse condizioni, se non peggiori; in questo modo la vita dei popoli continua a peggiorare ed anche se cambiano i partiti la situazione non cambia.
 
"E' una bugia quando qualche presidente municipale dice che distruggiamo le usanze dei nostri popoli; noi zapatisti conserveremo e miglioreremo la nostra cultura, continueremo ad usare i nostri abiti regionali, miglioreremo la nostra lingua indigena, le nostre musiche tradizionali e continueremo a celebrare le nostre feste tradizionali, ma senza alcolici, perché l'ubriachezza non è un'usanza dei nostri popoli, ma un'imposizione dei conquistatori spagnoli ed inoltre l'alcol danneggia la famiglia, la persona, la comunità ed il municipio. "Il 10 aprile abbiamo ricordato l'85esimo anniversario dell'uccisione del nostro generale Emiliano Zapata. Diciamo a voi ed al mondo intero che Zapata non è morto, perché noi siamo qui ed ovunque siamo milioni di zapatisti".
 
Questo il grido disperato di chi nel 2004 sta lottando ancora per avere accesso all’acqua.
 
Alessandro Grandi
Categoria: Diritti, Risorse
Luogo: Messico