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La Commissione elettorale centrale (Cec), ha diffuso nelle prime ore di stamattina i risultati delle elezioni presidenziali. Nessuna suspense: il vincitore è ancora lui, Aleksander Lukashenko con oltre cinque milioni di voti, il 79.7 per cento di preferenze. Il secondo candidato più votato è stato Andrei Sannikov con il 2.5 per cento mentre il poeta Uladzimir Nyaklyaeu si è fermato all'1.7. Tutto come prevedibile: la vittoria di Lukashenko, le proteste in piazza degli oppositori (per lo più giovani) e la durissima repressione perpetrata dal regime.
L'adunata era stata convocata in piazza d'Ottobre alle otto di sera del 19 dicembre, a urne chiuse, per protestare contro le ennesime elezioni viziate da brogli. In oltre diecimila - secondo alcune fonti, quasi ventimila - sono scesi in strada urlando slogan contro Lukashenko e inneggiando a una Bielorussia libera. I manifestanti, nella tarda serata, hanno raggiunto il palazzo di governo tentando un'irruzione con lancio di pietre e altri oggetti, sfondando diverse vetrate del palazzo.
Sette candidati alle elezioni presidenziali sono stati arrestati. Tra questi anche Sannikov con la moglie e Nyaklyaeu che precedentemente - vittima di un'imboscata dei reparti anti sommossa - era stato ferito seriamente con due colpi di manganello alla testa. Secondo i racconti di alcuni testimoni, dopo che Nyaklyaeu è crollato a terra, la polizia ha continuato prendendolo a calci sulla testa. Non è andata meglio alla giornalista Natalina Radzina - direttrice di Charter 97 - che è stata ridotta in fin di vita dagli uomini del ministero dell'Interno. Solo qualche settimana fa Radzina aveva denunciato le violenze del regime sostenendo che gli uomini del governo potevano tranquillamente far uccidere i giornalisti sotto gli occhi (chiusi) dei rappresentati dell'Osce. la Sede di Charter 97, inoltre, è stata perquisita dalle forze speciali russe che hanno fatto irruzione nel corso della notte.
Una giornalista dell'Afp si trova in stato di detenzione da diverse ore
L'inviato della Bbc a Minsk riferisce che i telefoni cellulari di molti giornalisti, dei candidati dell'opposizione e di diversi attivisti per i diritti umani sono stati bloccati. Anche i social network come Facebook e Twitter sono stati oscurati per tutta la durata delle proteste. Altre fonti - l'emittente tv moscovita, Russia Today - riportano anche arresti di massa tra i manifestanti.
Valentin Stefanovich, esponente di gruppo di monitoraggio delle elezioni, ritiene anche queste votazioni fortemente compromesse da brogli e pratiche poco democratiche: tutti i soldati, gli studenti, gli operai di fabbrica e delle aziende agricole hanno votato prima del tempo, prima che le urne fossero ufficialmente aperte. Si tratta del 24 per cento degli elettori che hanno votato prima e - dice Stefanovich - "chissà con quali raccomandazioni".
Chi gode di sicuro è Aleksander Lukashenko, che all'alba del suo quarto mandato presidenziale trova la piazza ripulita dei fastidiosi oppositori, i quali non sarebbero altro che "banditi e sabotatori". Inoltre, per il momento, il segnale lanciato a Mosca è molto forte: a Minsk comanda solo Lukashenko.
Nonostante tutto, Gert Arens - capo della missione Osce - intravede - non si sa da quale punto di vista - forti miglioramenti nel processo elettorale in Bielorussia. E l'Unione europea, continuerà ad avere come unico referente la persona "dell'ultimo dittatore d'Europa".
Nicola Sessa