scritto per noi da
Paola Erba
Si chiude oggi la prima edizione del Forum sociale delle
Americhe: sei giorni che a Quito, in Ecuador, hanno riunito 4000
delegati e 700 organizzazioni latinoamericane, al motto di Otra América es posible,
un’altra America è
possibile.
Fra i partecipanti, le portavoci dei movimenti
indigeni Blanca Chancoso (Ecuador) e Rigoberta Menchu (Guatemala), le
ex ministre dell’attuale governo di Lucio Gutierrez, Nina Pacari
(Conaie) e Rosa Maria Torres, il consigliere del presidente brasiliano
Frei Betto, il premio nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel. E poi le
associazioni organizzatrici del Forum: la
Confederazione dei popoli indigeni dell’Ecuador Ecuador (Conaie),
l'equatoriana Acción ecologica, il Consiglio latinoamericano
delle chiese, le reti di studenti e di donne.
Tutti insieme, per comprendere le forme che assume,
regione per regione, la globalizzazione neoliberista e per
trovare soluzioni alternative.
Al centro
delle discussioni, la povertà, la democrazia partecipativa, le
questioni indigene, la sostenibilità ambientale. E poi, soprattutto, il
Trattato di Libero Commercio americano, (TLC), che proprio in questi
giorni, Colombia, Ecuador e Perù stanno
negoziando.
“Il trattato – ha detto il sindaco di Margaritas
(Chiapas) Jorge Luis Escandon- colpisce la nostra cultura e i nostri
modi di vivere. Ogni giorno sono sempre di più i prodotti statunitensi
che invadono le nostre comunità. Rispetto agli Stati Uniti, stiamo
diventando importatori di qualsiasi prodotto ed esportatori di una sola
cosa: mano d’opera, migranti”.
E a
proposito di migranti, il Forum ha affrontato la questione delle
rimesse, il denaro inviato in patria dai familiari che lavorano negli
Stati Uniti. Complessivamente, in tutta l’America Latina, le
rimesse ammontano a 38 miliardi di dollari e in alcuni casi sono il
maggior ingresso di valuta pregiata nel Paese.
In Ecuador, ad esempio, fruttano quanto
l'esportazione di petrolio. “Grazie alle rimesse
degli emigrati, lo Stato può applicare con più libertà i suoi programmi
economici, a detrimento degli investimenti nel settore sociale”, ha
commentato l’economista ecuadoriano Alberto Acosta.
“La globalizzazione neoliberale avrà termine”, ha detto
fiducioso il sociologo brasiliano Boaventura de Sousa Santos. “Questo
avverrà anche grazie al nostro lavoro: non si tratta di uscire dal
mercato, ma di far sì che il mercato assuma i costi umani ed ambientali
delle proprie operazioni… Sono soggetti di questo cambiamento tutti
coloro che rifiutano di essere trattati da oggetti”.
Decisivo, in questa sfida, il ruolo
dell’informazione. Non è mancato, infatti, l’appuntamento sul
diritto all’informazione e alla comunicazione, organizzato dalle reti e
dai media indipendenti latinoamericani, che negli ultimi anni, al di là
del ruolo tradizionale, sono diventati un valido strumento per
organizzare la resistenza (durante le campagne di privatizzazione in
Bolivia, ad esempio) e per promuovere le culture indigene.
Nel corso del
Forum, infine, è stato messo in
scena un processo etico-politico alla Banca mondiale e al
Banco Interamericano di Sviluppo (BID). Un 'Tribunale per la sovranità alimentare',
costituito ad hoc, ha dichiarato le due
istituzioni responsabili di crimini sociali e ambientali causati dalle
loro politiche, ha condannato i prodotti transgenici, e ha
chiesto l’immediata restaurazione dell’ecosistema danneggiato.
"Il risarcimento -spiega il documento- deve
avvenire attraverso progetti di riforma agraria e
di trasformazione dell’agricoltura".
A fianco del Forum, nei giorni immediatamente precedenti, si
sono tenuti il Forum Urbano, il Forum Giovanile, quello degli Enti
locali per l’Inclusione Sociale, e il Vertice dei popoli e delle
nazionalità indigene.
Quest'ultimo,
organizzato dalla Confederación de las Nacionalidades
Indígenas del Ecuador (CONAIE), dall' Organización
de las Nacionalidades Quichuas del Ecuador (ECUARUNARI) e
dalla Coordinadora de las Organizaciones Indígenas de la
Cuenca Amazónica (COICA), ha visto la
partecipazione dei delegati di 64 popoli e nazioni indigene.