02/08/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



II Summit continentale dei popoli e delle nazionalità indigene di Abya Yala
Pago de la Pacha Mama en SacsayhuamánDal cuore del mondo, nel luogo del sole verticale, facendo seguito al Primo Vertice di Teotihuacan, il 25 luglio, i popoli e le nazionalità indigene di Abya Yala, il nome kuna - idioma indios - del continente latinoamericano prima della conquista, si sono riunite per il Secondo Vertice Continentale, organizzato dalla Confederazioni delle Nazionalità Indigene dell’Ecuador (CONAIE), dall’Organizzazione delle Nazionalità Quichuas dell’Ecuador (ECUARUNARI) e dal Coordinamento delle Organizzazioni Indigene della Conca Amazzonica (COICA), con la partecipazione dei delegati di 64 popoli e nazionalità indios dell’intero continente.
 
Questo il loro appello, fatto nel momento in cui proprio a Quito si sta svolgendo il Social Forum delle Americhe:
 
“I nostri progenitori, i nostri nonni c’insegnarono ad amare e venerare la nostra feconda Pacha Mama, a convivere, in armonia e libertà, con gli esseri naturali e spirituali che su di essa esistono. Le istituzioni politiche, economiche, sociali e culturali che abbiamo sono eredità dei nostri avi e sono la base della costruzione del nostro futuro. Le valli e le pampas, le selve e i deserti, le montagne e i ghiacciai, i mari e i fiumi, l’aquila e il condor, il quetzal e il colibrì, il puma e il giaguaro sono stati i testimoni dei nostri sistemi socio-politici comunitari basati sulla sostenibilità umana e ambientale. Fummo spogliati dei nostri territori originali dai colonizzatori e dagli stati nazionali; divisi per garantire il controllo politico e sospinti in luoghi inospitali. I territori che oggi abitiamo si caratterizzano per la conservazione della biodiversità ed esistenza di risorse naturali che sono agognate dalle multinazionali e per questo stiamo subendo nuovamente una spoliazione".
 
"I governi nazionali, seguendo gli orientamenti del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, Della Banca di Sviluppo Interamericana, ci devastano con il pagamento del debito estero e stanno negando il nostro diritto collettivo alla terra, modificando la legislazione per permettere la sua privatizzazione, il coinvolgimento di imprese e l’appropriazione individuale. Denunciamo che i governi nazionali dell’America stanno ricorrendo ogni giorno di più alla repressione violenta caratterizzata dalla violazione dei nostri diritti umani e dei nostri diritti di popoli; la criminalizzazione dei nostri tai in difesa della vita e delle nostre cerimonie spirituali; la paramilitarizzazione; l’espulsione dalle nostre terre; l’occupazione militare; la cooptazione e la corruzione delle autorità locali e dei dirigenti; la promozione di progetti che parlano di compensare i danni che producono le imprese transnazionali; la presunta equa ripartizione dei benefici; l’emigrazione forzata; promuovono la divisione, lo scontro ed il conflitto armato fra comunità, per imporre le proprie politiche di esclusione, razziste ed oppressive".
 
Ci opponiamo con forza alla realizzazione di piani come il Piano di Integrazione delle Infrastrutture Regionali Sudamericane (IIRSA); il Piano Puebla-Panama (PPP), il Plan Patriota; il Plan Colombia; il Plan Dignidad; il Plan Andino; la creazione di basi militari; come pure la realizzazione dell’ALCA e dei vari Trattati di Libero Commercio (TLC) che sono promossi nell’ambito della OMC a beneficio dei Paesi saccheggiatori del pianeta; infatti, l’unica cosa che perseguono sono la creazione di infrastrutture per la circolazione delle proprie merci, il saccheggio delle risorse naturali delle nostre terre e territori e la protezione delle imprese transnazionali. Li caratterizziamo come piani di invasione peri il saccheggio, la distruzione e la morte.
 
Respingiamo la realizzazione di piani di ordinamento territoriale e di sfruttamento di minerali e idrocarburi, la creazione di Aree Naturali Protette e piantagioni forestali; il pagamento dei servizi ambientali, la privatizzazione dell'acqua e dell'aria, le fumigazioni, la registrazione di brevetti sulle risorse naturali e culturali, l'uso di sementi transgeniche che sono impiegate nei nostri territori poiché sono orientati esclusivamente a garantire la riproduzione del grande capitale transnazionale a detrimento della nostra vita.
 
Denunciamo che gli stati nazione dell'America si sono caratterizzati nel violare strumenti giuridici nazionali e internazionali a detrimento dei diritti collettivi dei nostri popoli, come l'Accordo 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro del quale chiediamo ratifica immediata da parte di tutti i paesi dell'America e del resto del mondo. Contestiamo all’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) la mancanza di interesse a modificare la Dichiarazione Americana dei diritti delle 'popolazioni' indigene con la partecipazione e la decisione dei popoli indigeni. Contestiamo il sistema delle Nazioni Unite che ha sancito il Decennio delle Popolazioni Indigene ma che resta solo una scatola vuota perché non si sono realizzate le azioni necessarie per approvare la Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli Indigeni.
 
Di fronte alla situazione di spoliazione che caratterizza l’esistenza dei nostri popoli abbiamo deciso quanto segue:
 
- Creare uno spazio permanente di comunicazione e di scambio ove far convergere esperienze e proposte affinché i nostri popoli e nazionalità affrontino uniti le politiche della globalizzazione neoliberista.
 
- Definire un’agenda comune di azioni e mobilitazioni che esprimano il nostro rifiuto verso il modello escludente e che comprenda azioni congiunte e concertate di fronte agli organismi ai quali decidiamo di partecipare.
 
- Stabilire alleanze con altri settori della società che ci permettano di affrontare le politiche che ci opprimono, in particolare con i movimenti sociali.
 
- Esigere la libertà incondizionata dei leaders e delle autorità indigene detenuti ingiustamente a causa della difesa della terra e l'esercizio dell'autonomia; esigere la riparazione del danno morale provocato a popoli e nazionalità indigene dalle uccisioni perpetrate contro i suoi abitanti e l'indennizzo alle famiglie.
 
- Esigere dagli stati nazionali la restituzione senza condizioni delle risorse genetiche e culturali che sono state esportate illegalmente dalle nostre terre e territori; la restituzione delle terre espropriate; il libero transito di persone indigene attraverso i loro territori quando questi siano compresi all’interno di frontiere nazionali diverse; l'indennizzo ai popoli colpiti da impatti di ogni tipo e da espropri, così come la restituzione delle condizioni iniziali delle loro terre e territori; il rispetto totale dei territori dei nostri popoli e nazionalità indigene, in particolare di quelli non ancora contattati ed in isolamento volontario.
 
- Esigiamo che i governi diano soluzione a tutti i conflitti causati dallo sfruttamento delle risorse naturali e la mancanza di garanzia territoriale e sicurezza di vita quando si attuano politiche statali e transnazionali quali quelle dei casi di Sarayaku, Raposa Sierra del Sol, Plan Colombia, Rio Pilcomayo, Montes Azules, Camisea, il caso del Gas di Bolivia e Margarita, Ashanica.
 
- Partecipare ai Forum Internazionali come i Forum Sociali Mondiali e Forum delle Americhe con proposte comuni che riflettano la posizione del movimento indigeno.
 
- Solidarizzare con la CONAIE di fronte alla grave azione intrapresa contro di essa dal governo ecuadoriano del Colonnello Gutierrez che cerca di seppellire la sua lotta per la costruzione di uno stato plurinazionale.
 
- Solidarizzare con il popolo del Venezuela e con il Presidente Hugo Chavez che si sono caratterizzati per la promozione della sovranità nazionale di fronte alla grave attività condotta contro di essi dal governo degli Stati Uniti e li invitiamo a realizzare azioni contro il referendum del 15 agosto 2004.
 
Di fronte a tutto questo affermiamo: che i territori che abitiamo sono nostri per tempo, storia e diritto e pertanto sono inalienabili, imprescrittibili e non ipotecabili. Che possediamo nostri stili di vita che garantiscono la riproduzione dei nostri popoli e nazionalità in armonia con la natura e hanno come fondamento la nostra eredità culturale ancestrale. Che non abbiamo bisogno del riconoscimento legale per creare quegli spazi di autonomia che ci permettano l’esercizio della libera determinazione dei nostri popoli e nazionalità.
 
Stella Spinelli


 
Categoria: Diritti, Popoli
Luogo: Ecuador