Dal cuore del mondo, nel luogo
del sole verticale, facendo seguito al Primo Vertice di Teotihuacan, il
25 luglio, i popoli e le nazionalità
indigene di Abya Yala, il nome kuna - idioma indios - del continente latinoamericano
prima della
conquista, si sono riunite per il Secondo Vertice Continentale,
organizzato dalla Confederazioni delle Nazionalità Indigene
dell’Ecuador (CONAIE), dall’Organizzazione delle Nazionalità Quichuas
dell’Ecuador (ECUARUNARI) e dal Coordinamento delle Organizzazioni
Indigene della Conca Amazzonica (COICA), con la partecipazione dei
delegati di 64 popoli e nazionalità indios dell’intero continente.
Questo il loro appello, fatto nel
momento in cui proprio a Quito si sta svolgendo il Social
Forum delle Americhe:
“I
nostri progenitori, i nostri nonni c’insegnarono ad amare e venerare la
nostra feconda Pacha Mama, a convivere, in armonia
e libertà, con gli esseri naturali e spirituali che su di essa
esistono. Le istituzioni politiche, economiche, sociali e culturali che
abbiamo sono eredità dei nostri avi e sono la base della costruzione
del nostro futuro. Le valli e le pampas, le selve e i deserti, le
montagne e i ghiacciai, i mari e i fiumi, l’aquila e il condor, il
quetzal e il colibrì, il puma e il giaguaro sono stati i testimoni dei
nostri sistemi socio-politici comunitari basati sulla sostenibilità
umana e ambientale. Fummo spogliati dei nostri territori originali dai
colonizzatori e dagli stati nazionali; divisi per garantire il
controllo politico e sospinti in luoghi inospitali. I territori che
oggi abitiamo si caratterizzano per la conservazione della biodiversità
ed esistenza di risorse naturali che sono agognate dalle multinazionali
e per questo stiamo subendo nuovamente una spoliazione".
"I governi nazionali, seguendo gli orientamenti del
Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, Della Banca di
Sviluppo Interamericana, ci devastano con il pagamento del debito
estero e stanno negando il nostro diritto collettivo alla terra,
modificando la legislazione per permettere la sua privatizzazione, il
coinvolgimento di imprese e l’appropriazione individuale. Denunciamo
che i governi nazionali dell’America stanno ricorrendo ogni giorno di
più alla repressione violenta caratterizzata dalla violazione dei
nostri diritti umani e dei nostri diritti di popoli; la
criminalizzazione dei nostri tai in difesa della vita e delle nostre
cerimonie spirituali; la paramilitarizzazione; l’espulsione dalle
nostre terre; l’occupazione militare; la cooptazione e la corruzione
delle autorità locali e dei dirigenti; la promozione di progetti che
parlano di compensare i danni che producono le imprese transnazionali;
la presunta equa ripartizione dei benefici; l’emigrazione forzata;
promuovono la divisione, lo scontro ed il conflitto armato fra
comunità, per imporre le proprie politiche di esclusione, razziste ed
oppressive".
Ci opponiamo con forza alla
realizzazione di piani come il Piano di Integrazione delle Infrastrutture Regionali
Sudamericane
(IIRSA); il Piano Puebla-Panama (PPP), il Plan Patriota; il Plan
Colombia; il Plan Dignidad; il Plan Andino; la creazione di basi
militari; come pure la realizzazione dell’ALCA e dei vari Trattati di
Libero Commercio (TLC) che sono promossi nell’ambito della OMC a
beneficio dei Paesi saccheggiatori del pianeta; infatti, l’unica cosa
che perseguono sono la creazione di infrastrutture per la circolazione
delle proprie merci, il saccheggio delle risorse naturali delle nostre
terre e territori e la protezione delle imprese transnazionali. Li
caratterizziamo come piani di invasione peri il saccheggio, la
distruzione e la morte.
Respingiamo la
realizzazione di piani di ordinamento territoriale e di sfruttamento di
minerali e idrocarburi, la creazione di Aree Naturali Protette e
piantagioni forestali; il pagamento dei servizi ambientali, la
privatizzazione dell'acqua e dell'aria, le fumigazioni, la
registrazione di brevetti sulle risorse naturali e culturali, l'uso di
sementi transgeniche che sono impiegate nei nostri territori poiché
sono orientati esclusivamente a garantire la riproduzione del grande
capitale transnazionale a detrimento della nostra vita.
Denunciamo che gli stati nazione dell'America si sono
caratterizzati nel violare strumenti giuridici nazionali e
internazionali a detrimento dei diritti collettivi dei nostri popoli,
come l'Accordo 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro del
quale chiediamo ratifica immediata da parte di tutti i paesi
dell'America e del resto del mondo. Contestiamo all’Organizzazione
degli Stati Americani (OEA) la mancanza di interesse a modificare la
Dichiarazione Americana dei diritti delle 'popolazioni' indigene con la
partecipazione e la decisione dei popoli indigeni. Contestiamo il
sistema delle Nazioni Unite che ha sancito il Decennio delle
Popolazioni Indigene ma che resta solo una scatola vuota perché non si
sono realizzate le azioni necessarie per approvare la Dichiarazione
Universale dei Diritti dei Popoli Indigeni.
Di fronte alla situazione di spoliazione che caratterizza
l’esistenza dei nostri popoli abbiamo deciso quanto segue:
- Creare uno spazio permanente di
comunicazione e di scambio ove far convergere esperienze e proposte
affinché i nostri popoli e nazionalità affrontino uniti le politiche
della globalizzazione neoliberista.
- Definire un’agenda comune di azioni e
mobilitazioni che esprimano il nostro rifiuto verso il modello
escludente e che comprenda azioni congiunte e concertate di fronte agli
organismi ai quali decidiamo di partecipare.
- Stabilire alleanze con altri settori della società che ci
permettano di affrontare le politiche che ci opprimono, in particolare
con i movimenti sociali.
- Esigere la
libertà incondizionata dei leaders e delle autorità indigene detenuti
ingiustamente a causa della difesa della terra e l'esercizio
dell'autonomia; esigere la riparazione del danno morale provocato a
popoli e nazionalità indigene dalle uccisioni perpetrate contro i suoi
abitanti e l'indennizzo alle famiglie.
-
Esigere dagli stati nazionali la restituzione senza condizioni delle
risorse genetiche e culturali che sono state esportate illegalmente
dalle nostre terre e territori; la restituzione delle terre
espropriate; il libero transito di persone indigene attraverso i loro
territori quando questi siano compresi all’interno di frontiere
nazionali diverse; l'indennizzo ai popoli colpiti da impatti di ogni
tipo e da espropri, così come la restituzione delle condizioni iniziali
delle loro terre e territori; il rispetto totale dei territori dei
nostri popoli e nazionalità indigene, in particolare di quelli non
ancora contattati ed in isolamento volontario.
- Esigiamo che i governi diano soluzione a tutti i conflitti
causati dallo sfruttamento delle risorse naturali e la mancanza di
garanzia territoriale e sicurezza di vita quando si attuano politiche
statali e transnazionali quali quelle dei casi di Sarayaku, Raposa
Sierra del Sol, Plan Colombia, Rio Pilcomayo, Montes Azules, Camisea,
il caso del Gas di Bolivia e Margarita, Ashanica.
- Partecipare ai Forum Internazionali come i Forum Sociali
Mondiali e Forum delle Americhe con proposte comuni che riflettano la
posizione del movimento indigeno.
-
Solidarizzare con la CONAIE di fronte alla grave azione intrapresa
contro di essa dal governo ecuadoriano del Colonnello Gutierrez che
cerca di seppellire la sua lotta per la costruzione di uno stato
plurinazionale.
- Solidarizzare con il popolo del Venezuela e con il
Presidente Hugo Chavez che si sono caratterizzati per la promozione
della sovranità nazionale di fronte alla grave attività condotta contro
di essi dal governo degli Stati Uniti e li invitiamo a realizzare
azioni contro il referendum del 15 agosto 2004.
Di fronte a tutto questo affermiamo: che i territori che
abitiamo sono nostri per tempo, storia e diritto e pertanto sono
inalienabili, imprescrittibili e non ipotecabili. Che
possediamo nostri stili di vita che garantiscono la riproduzione dei
nostri popoli e nazionalità in armonia con la natura e hanno come
fondamento la nostra eredità culturale ancestrale. Che non
abbiamo bisogno del riconoscimento legale per creare quegli spazi di
autonomia che ci permettano l’esercizio della libera determinazione dei
nostri popoli e nazionalità.