La comunità Yana Yaku in pericolo. Gli
indios Kichwa delle rive del fiume Pinduc Yaku, alla frontiera con il Perù,
costretti a subire l’ennesima violenza, l’ennesimo sopruso. Sono stati
attaccati da sessanta soldati dell’esercito al comando del colonnello
Fausto Rentarìa, comandante della diciassettesima Brigata di Selca
Pastaia, membro della IV Divisione Amazonas, capitanata dal generale
Ponzalo Tapia.
Le dieci famiglie, cuore
della comunità, sono state letteralmente travolte dai militari. Gli
uomini in mimetica, armati di fucili, mitragliette e lanciarazzi, dopo
aver circondato e occupato la zona sono entrati in ogni abitazione, in
ogni struttura perquisendola una ad una. Minacciando tutti, donne e
bambini inclusi, hanno accusato gli Yana Yaku di nascondere armi e
guerriglieri.
Un blitz che ha spianato la
strada a gruppi dell’intelligence, incappucciati e guidati da una donna
bionda, giudice del tribunale militare. Scopo: interrogare a forza il
capo della comunità, Pablo Dahua, scattare fotografie della sua casa e
perquisirla. L’intento: scoprire la natura dei legami con i Sarayaku, indios da
sempre impegnati nella
difesa della propria Madre Terra contro lo sfruttamento petrolifero
delle grandi multinazionali.
”Hanno poi
sequestrato vecchi fucili a pallettoni, che i membri della comunità
usano per la caccia e quindi per la sopravvivenza delle famiglie –
spiegano Olmeto Cuji, presidente dell’Organizzazione dei Popoli
Indigeni di Pastaia (Opip) e Marlon Santi, presidente Tayjasaruta
Sarayaku - Alcune donne che hanno chiesto il rispetto delle proprie
abitazioni cercando di impedire gli abusi, sono state minacciate con le
armi. Comportamenti hanno sparso il panico e sconvolto la popolazione”.
E tutto questo nonostante quanto successo
mercoledì 21 aprile. Un contingente di ottanta soldati armati fino ai
denti aveva occupato per qualche ora il territorio degli Yana Yaku, ma quella
volta si erano limitati a una pacata quanto dettagliata conversazione
sull’attività della comunità e sul loro impegno nella conservazione
della biodiversità, al fine di saperne di più su presunte attività
illecite. “Entrambi gli interventi sono stati autorizzati dal Ministero
pubblico di Pastaza guidato da Clara Fernández – denunciano i due
rappresentanti indios –. Di fronte a questa grave minaccia, alla
violazione dei diritti umani e alle false accuse rivolte alle nostre
comunità non capiamo quali siano gli obiettivi di fondo perseguiti
dalle forze armate, quindi abbiamo deciso di rivolgerci al governo e ai
militari con richieste ben precise”.
Ed
eccole suddivise in otto punti.
1. Immediato ritiro dei
militari che commettono abusi e perturbano l'integrità psicologica, la
convivenza pacifica e le attività produttive della comunità di Yana
Yaku e della comunità di Jatun Molino, situata nella giurisdizione di
Sarayaku.
2. Tutte le comunità del popolo Kichwa e delle altre nazionalità indigene
che vivono tradizionalmente nella provincia di Pastaza non
permetteranno mai alcun tipo di occupazione militare che, con il
pretesto di operazioni da realizzare, vogliano invece appoggiare delle
attività petrolifere nei territori indigeni della provincia di Pastaza.
3. Individuare
responsabilità e procedere alla destituzione del giudice Clara
Fernández, attualmente a capo del Ministero Pubblico di Pastaza,
implicata in questi ripudiabili fatti.
4. Chiediamo al Congreso
Nacional un processo politico nei confronti del Ministro della Difesa,
e al governo nazionale la sostituzione del vertice militare del Comando
Congiunto (Gen. Octavio Romero) e dei comandanti della IV Divisione
Amazonas (Gen. Gonzalo Tapia) e della 17ª Brigata di Selva Pastaza
(Col. Fausto Rentaría) per aver attentato contro i diritti dei popoli
indigeni e aver creato un ambiente di insicurezza nelle comunità
locali, nonché per l'inutile dispendio di enormi quantità di risorse
economiche e logistiche, patrimonio del popolo ecuadoriano.
5. Formazione urgente di
una Commissione interistituzionale di cui dovranno far parte la
Commissione per gli Affari Amazzonici del Congreso Nacional, organismi
per i diritti umani, la Chiesa Cattolica, la Commissione Interamericana
per i Diritti Umani, la Confederazione delle Nazionalità Indigene
dell'Ecuador (CONAIE) e rappresentanti dei mezzi di comunicazione, allo
scopo di indagare minuziosamente e far luce una volta per tutte,
davanti all'opinione pubblica nazionale e internazionale, su questi
gravi abusi e sulle calunnie rivolte alla morale, all'onestà, alla
trasparenza e alla dignità dei popoli indigeni di Pastaza.
6. Risarcimento alla
comunità di Yana Yaku per i danni economici, produttivi, psicologici e
morali causati dalle incursioni militari avvenute durante lo
svolgimento delle normali attività della comunità.
7. Qualora dovessero continuare
gli abusi e le false accuse che mettono in pericolo la vita degli
abitanti e dei dirigenti di Pastaza, i popoli indigeni toglieranno
l'appoggio, la collaborazione e l'amicizia che hanno sempre offerto in
questi anni di presenza militare in Amazzonia e in particolare nella
provincia di Pastaza.
8. Dichiariamo inoltre che la
lotta del popolo di Sarayaku in difesa della propria dignità, del
proprio territorio e dei progetti e sogni di uno sviluppo alternativo,
non è una lotta isolata, ma rispecchia la decisione di tutte le
comunità Kichwas basi della OPIP e di altri gruppi che si identificano
con questa causa. La OPIP, quindi, non permetterà mai alcun tipo di
abuso proveniente da alcun settore, sia esso petrolifero, governativo o
militare.
Stella Spinelli