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Emilia Quan Stackman, sociologa guatemalteca di 33 anni, è stata sequestrata lo scorso martedi 7 dicembre a Paquix, Dipartimento di Huehuetenango-Guatemala, insieme al Victor Lopez, autista e collega della donna, ritrovato qualche ora più tardi, malmenato e imbavagliato. Il giorno dopo, mercoledi 8 dicembre, è stato ritrovato il corpo senza vita di Emilia, nel Municipio di Todos Santos Cuchumatán, Huehuetenango.
Emilia lavorava per il Cedfog -Centro di Studi e Documentazione della Frontiera Occidentale del Guatemala- ed era una donna, come scrivono gli ex colleghi della Fundación Myrna Mack, "allegra, umana, amica, semplice, trasparente, libera, intelligente, coraggiosa, testarda; sociologa fortemente impegnata nel proprio lavoro di carattere sociale, dedita principalmente alla ricerca sui fenomeni che toccano profondamente la popolazione guatemalteca".
In un comunicato, il Sistema delle Nazioni Unite in Guatemala ha dichiarato "il proprio rammarico per tali fatti" e ha espresso "la propria preoccupazione per il legame che questi possono avere con il lavoro che realizza Cedfog, associazione no profit di Huehuetenango che promuove i diritti umani attraverso la realizzazione di ricerche sociali, culturali, politiche ed economiche".
Nello stesso comunicato, si richiamano le autorità competenti affinché "agiscano attraverso indagini rapide, esaustive ed efficaci al fine di identificare, giudicare e sanzionare i responsabili di tali fatti". Qualche riga più avanti si esorta "lo Stato ad assumere le misure necessarie per garantire la sicurezza del personale del Cedfog".
Molte altre organizzazioni, tra cui lo stesso Cedfog, la Fundación Myrna Mack, Colectivo Madre Selva, le organizzazioni integranti "Convergencia por los Derechos Humanos" e il Fongi -rete di ong internazionali presenti in Guatemala- si sono unite alla denuncia e alla richiesta di giustizia per questo omicidio, invitando le autorità competenti a "garantire l'effettiva indagine criminale dei fatti non scartando nessuna delle possibili ipotesi del delitto, e garantire la sicurezza delle organizzazioni sociali e dei diritti umani che realizzano il proprio lavoro a beneficio dello sviluppo, la sicurezza e la giustizia".
Le aggressioni registrate nel 2010 contro i difensori dei diritti umani in Guatemala (Udefegua), più della metà commesse contro donne, erano 250 a ottobre. Il caso di Emilia è il settimo omicidio, e il probabile settimo caso di impunitá assoluta: "Emilia, si legge nel messaggio della Fundación Myrna Mack, è una vittima in più dell'insicurezza cittadina, la violenza, l'impunitá e il deterioramento sociale che sta vivendo il nostro Paese. Situazione che, malgrado semini il lutto tra decine di famiglie guatemalteche ogni giorno, le autoritá non stanno assumendo con la necessaria responsabilitá venendo meno alla garanzia del diritto alla vita". Il Guatemala è, come si legge nelle parole del Relatore Speciale per le Nazioni Unite Philip Alstone, "un buon Paese per commettere omicidi".