Lula ha sorpreso lo stesso Mst: ha imposto ai suoi ministri la firma di un accordo sulla riforma agraria
scritto per noi da
Pietro Orsatti

Dopo 16 giorni di marcia i dodicimila
militanti dell’MST, il Movimento dei lavoratori Sem Terra, partiti da Goiânia
hanno finalmente raggiunto e attraversato Brasília. Mentre nella spianata
davanti al congresso per alcuni minuti la polizia militare e alcuni militanti
dei sem terra si scontravano (52 feriti) al termine di una delle iniziative di protesta piú imponenti
verificatasi negli ultimi anni in Brasile, all’interno del palazzo di Planalto
il presidente Lula incontrava una folta delegazione del movimento e di gruppi
e
entitá vicine al movimento stesso come la Via Campesina, la Pastorale della
Terra e la CUT (il piú grande sindacato dell’America Latina fondato dallo
stesso Lula piú di trent’anni fa).
Contro il suo stesso
governo. L’incontro,
giunto dopo un
mese di trattative continuate fra i vari ministeri e i portavoce dei Sem Terra,
in una prima fase sembrava destinato a un nulla di fatto. Dopo tre ore di dibattito,
era
chiaro che non una delle sedici richieste avanzate dall’MST era stata accolta
dai ministri economici del governo federale brasiliano. Mentre all’interno del
Planalto arrivavano le
notizie degli scontri che si stavano verificando a poche centinaia di metri,
Lula si rendeva conto che, nonostante un mese di trattativa e gli impegni da
lui più volte presi pubblicamente di sostenere la riforma agraria, i suoi
ministri economici e in particolare quello dell’agricoltura Miguel Rossetto
avevano lavorato in tutti i modi per ostacolare un accordo e per non liberare
le risorse economiche necessarie all’attuazione della riforma agraria
attraverso la calendarizzazione prevista per il 2005/2006.
Al bivio. A questo punto il presidente
si è trovato davanti a due sole possibilitá: lasciar cadere definitivamente
l’opportunità di raggiungere un accordo con l’MST, allargando di conseguenza la
frattura creatasi negli ultimi mesi con i movimenti sociali e perciò con la
propria base elettorale, oppure aprire, per la prima volta in maniera plateale,
una frattura con i propri ministri economici e forzarli a trovare un accordo
onorevole con il movimento. In pochi minuti Lula ha fatto la sua scelta: ha costretto
il gruppo di lavoro
interministeriale a passare la notte a discutere con il gruppo di contatto
dell’MST e a
elaborare un accordo che accogliesse almeno una parte significativa delle
richieste dell’MST. Una scelta drastica, presa senza diplomatismi, che ha preso
alla sprovvista i suoi stessi ministri e anche l’MST che ormai stava
rinunciando a portare a casa un benché minimo risultato.
Contro ogni
previsione. Quello
di Lula è stato un vero e proprio colpo di scena. Ha fatto sapere alla stampa
che la Presidenza della repubblica e direttamente lui stesso erano in debito
verso i movimenti sociali e in particolare verso l’MST. Ha fatto anche trapelare
l’indiscrezione che, nella notte, si sarebbe cercato in ogni modo un accordo
soddisfacente e ha convocato i propri ministri e l’MST la mattina seguente a
colazione per la firma.
Finalmente la luce. La mattina dopo,
puntualmente, l’accordo è stato firmato: sette i punti accolti, e in
particolare l’impegno a dare la terra (assentare) a 115 mila famgilie entro il
2005 e a 167 mila famiglie entro il 2006, a presentare entro il 31 maggio un
disegno di legge per il rifinanziamento della riforma agraria, ad aumentare di
137 unità il
personale tecnico dell’Istituto per la riforma agraria (INCRA), a distribuire
la cesta básica (il minimo di reddito) a 200 mila famiglie indigenti, aumentare
i fondi
destinati allo sviluppo dell’agricoltura familiare e sbloccare i finanziamenti
per il programma nazionale di educazione alla riforma agraria.
Inversione di rotta. Per l’MST è stato
certamente un
risultato molto positivo, vista anche la situazione che si era andata a creare
con le trattative delle ultime settimane che sembravano ipotizzare un indirizzo
totalmente differente.
Per Lula, invece, è forse la prima vera inversione
di rotta nelle scelte di política economica del proprio governo e di un
tentativo di cercare di riconquistare e rinsaldare il rappporto con la base
sociale e popolare che lo ha portato alla
presidenza.
Un
cambiamento, che con
l’avvicinarsi delle prossime elezioni presidenziali, probabilmente riserverà altre
sorprese.