21/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Lula ha sorpreso lo stesso Mst: ha imposto ai suoi ministri la firma di un accordo sulla riforma agraria
scritto per noi da
Pietro Orsatti
 
Militanti del Movimento Sem Terra si riposano all'ombra della bandiera dell'MstDopo 16 giorni di marcia i dodicimila militanti dell’MST, il Movimento dei lavoratori Sem Terra, partiti da Goiânia hanno finalmente raggiunto e attraversato Brasília. Mentre nella spianata davanti al congresso per alcuni minuti la polizia militare e alcuni militanti dei sem terra si scontravano (52 feriti) al termine di una  delle iniziative di protesta piú imponenti verificatasi negli ultimi anni in Brasile, all’interno del palazzo di Planalto il presidente Lula incontrava una folta delegazione del movimento e di gruppi e entitá vicine al movimento stesso come la Via Campesina, la Pastorale della Terra e la CUT (il piú grande sindacato dell’America Latina fondato dallo stesso Lula piú di trent’anni fa).
 
Contro il suo stesso governo. L’incontro, giunto dopo un mese di trattative continuate fra i vari ministeri e i portavoce dei Sem Terra, in una prima fase sembrava destinato a un nulla di fatto. Dopo tre ore di dibattito, era chiaro che non una delle sedici richieste avanzate dall’MST era stata accolta dai ministri economici del governo federale brasiliano. Mentre all’interno del Planalto arrivavano le notizie degli scontri che si stavano verificando a poche centinaia di metri, Lula si rendeva conto che, nonostante un mese di trattativa e gli impegni da lui più volte presi pubblicamente di sostenere la riforma agraria, i suoi ministri economici e in particolare quello dell’agricoltura Miguel Rossetto avevano lavorato in tutti i modi per ostacolare un accordo e per non liberare le risorse economiche necessarie all’attuazione della riforma agraria attraverso la calendarizzazione prevista per il 2005/2006.
 
Militanti Sem Terra con zappe e bandiere in manifestazioneAl bivio. A questo punto il presidente si è trovato davanti a due sole possibilitá: lasciar cadere definitivamente l’opportunità di raggiungere un accordo con l’MST, allargando di conseguenza la frattura creatasi negli ultimi mesi con i movimenti sociali e perciò con la propria base elettorale, oppure aprire, per la prima volta in maniera plateale, una frattura con i propri ministri economici e forzarli a trovare un accordo onorevole con il movimento. In pochi minuti Lula ha fatto la sua scelta: ha costretto il gruppo di lavoro interministeriale a passare la notte a discutere con il gruppo di contatto dell’MST e a elaborare un accordo che accogliesse almeno una parte significativa delle richieste dell’MST. Una scelta drastica, presa senza diplomatismi, che ha preso alla sprovvista i suoi stessi ministri e anche l’MST che ormai stava rinunciando a portare a casa un benché minimo risultato.
 
Militanti con cartello "vogliamo la terra"Contro ogni previsione. Quello di Lula è stato un vero e proprio colpo di scena. Ha fatto sapere alla stampa che la Presidenza della repubblica e direttamente lui stesso erano in debito verso i movimenti sociali e in particolare verso l’MST. Ha fatto anche trapelare l’indiscrezione che, nella notte, si sarebbe cercato in ogni modo un accordo soddisfacente e ha convocato i propri ministri e l’MST la mattina seguente a colazione per la firma.
 
Finalmente la luce. La mattina dopo, puntualmente, l’accordo è stato firmato: sette i punti accolti, e in particolare l’impegno a dare la terra (assentare) a 115 mila famgilie entro il 2005 e a 167 mila famiglie entro il 2006, a presentare entro il 31 maggio un disegno di legge per il rifinanziamento della riforma agraria, ad aumentare di 137 unità il personale tecnico dell’Istituto per la riforma agraria (INCRA), a distribuire la cesta básica (il minimo di reddito) a 200 mila famiglie indigenti, aumentare i fondi destinati allo sviluppo dell’agricoltura familiare e sbloccare i finanziamenti per il programma nazionale di educazione alla riforma agraria.
 
Il presidente del Brasile Lula con in mano la bandiera del Movimento Sem Terra (Mst)Inversione di rotta. Per l’MST è stato certamente un risultato molto positivo, vista anche la situazione che si era andata a creare con le trattative delle ultime settimane che sembravano ipotizzare un indirizzo totalmente differente.
Per Lula, invece, è forse la prima vera inversione di rotta nelle scelte di política economica del proprio governo e di un tentativo di cercare di riconquistare e rinsaldare il rappporto con la base sociale e popolare che lo ha portato alla presidenza.
Un cambiamento, che con l’avvicinarsi delle prossime elezioni presidenziali, probabilmente riserverà altre sorprese. 
Categoria: Diritti
Luogo: Brasile
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