scritto per noi da
Paola Erba
I colloqui si stanno
svolgendo in una zona agricola, demilitarizzata, nella
regione di Cordoba, al Nord del Paese. Vi partecipano
una decina di leader militari capeggiati da Salvatore Mancuso,
le loro scorte (circa 400 persone) e numerosi osservatori dell'OEA,
l'Organizzazione degli Stati Americani.
Il
governo colombiano, invece, è presente con
il ministro degli Interni e della Giustizia Sabas
Pretelt, e con il responsabile della Commissione presidenziale
per la pace Carlos Restrepo.
I colloqui sono il passo più importante dopo la tregua
che i paramilitari annunciarono nel dicembre del
2002.
Nate 22 anni fa per
combattere la guerriglia ( Farc e
Eln), le AUC riuniscono,
complessivamente, dai 13 ai 20
mila uomini. Sono considerate, oltre che il braccio
armato del narcotraffico, le maggiori responsabili dei crimini
contro i civili: una violenza che in Colombia uccide ogni anno
trentamila persone e che concentra nelle
campagne. Per sfuggirla, tre milioni di
contadini negli ultimi anni hanno abbandonato
le proprie terre, andando a ingrossare le periferie delle
grandi città. Sono
i desplazados, gli
'sfollati' che hanno perso tutto: la terra,
le radici, spesso anche la famiglia.
"I
paramilitari si muovono per il Paese
utilizzando i contadini, i loro pochi averi, le loro
terre", spiega Nikita Gonzales, che a Cali, seconda città della
Colombia, gestisce un centro culturale. "Quando arrivano in un
villaggio, occupano le case e obbligano i contadini a lavorare per
loro. Chi non ubbidisce viene ucciso. Ho saputo di neonati ammazzati
tra le braccia dei genitori perchè piangevano. Spesso va anche peggio:
eliminano tutti. Le nostre campagne si stanno spopolando. I contadini
fuggono per paura di essere raggiunti dalle AUC o
perchè, sopravvissuti a qualche strage, sono rimasti
senza niente. Ma la vita che li aspetta, nei sobborghi
delle megalopoli, è durissima".
Nel
Nord del Paese, i paramilitari controllano 150 comuni: un potere
che - si teme - i colloqui di questi
giorni istituzionalizzeranno. Tutto è in linea, del
resto, con la politica del presidente Alvaro
Uribe, che dal suo insediamento non ha
fatto che rafforzare il potere delle AUC.
Ed è probabile che i
paramilitari puntino, con questi negoziati, proprio
al loro riconoscimento politico.
"Una farsa": così definisce le trattative Gregorio
Dyonis, direttore, a Madrid, dell' Equipo
Nizkor, un centro di studi sui diritti umani in America
Latina. "E' come se in Italia -spiega - governo e
mafia si sedessero allo stesso tavolo per negoziare. La
maggior parte dei leader AUC che partecipano
ai colloqui (otto su dieci), sono accusati o indagati
per narcotraffico. Per cinque di loro,
gli Stati Uniti hanno chiesto l'estradizione. E'
così anche per chi dirige le trattative, Salvatore
Mancuso, nipote di un noto boss
della 'Ndrangheta, in Italia. Se questi
sono i personaggi in gioco, cosa ci si può
aspettare?".
Quanto alla possibilità che
le AUC si trasformino in forza politica, Dyonis conclude: "Non
c'è bisogno di alcun negoziato: le AUC sono già una forza
politica. Paramilitari e governo di Uribe
sono una cosa sola. Durante le ultime elezioni del
Parlamento, fu proprio Mancuso
a rivelare che il 30 per cento dei
deputati colombiani era pagato dalle AUC. Il loro
piano è lo stesso di Uribe: restare, trasformate in
forze legittime, nelle zone dove già sono, dove governano e
dove trafficano con la droga".