06/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Obiettivo dei colloqui: entro dicembre 2005, far deporre le armi ai paramilitari
scritto per noi da
Paola Erba 
 
Paramilitari in ColombiaI colloqui si stanno svolgendo in una zona agricola, demilitarizzata, nella regione di Cordoba, al Nord del Paese. Vi partecipano una decina di leader militari capeggiati da Salvatore Mancuso, le loro scorte (circa 400 persone) e numerosi osservatori dell'OEA, l'Organizzazione degli Stati Americani.
 
Il governo colombiano, invece, è presente con il ministro degli Interni e della Giustizia Sabas Pretelt, e con il responsabile della Commissione presidenziale per la pace Carlos Restrepo.
 
I colloqui sono il passo più importante dopo la tregua che i paramilitari annunciarono nel dicembre del 2002.
 
Nate 22 anni fa per combattere la guerriglia ( Farc e Eln), le AUC  riuniscono, complessivamente, dai 13 ai 20 mila uomini. Sono considerate, oltre che il braccio armato del narcotraffico, le maggiori responsabili dei crimini contro i civili: una violenza che in Colombia uccide ogni anno trentamila persone e che concentra nelle campagne. Per sfuggirla, tre milioni di contadini negli ultimi anni hanno abbandonato le proprie terre, andando a ingrossare le periferie delle grandi città. Sono i desplazados, gli 'sfollati' che hanno perso tutto: la terra, le radici, spesso anche la famiglia.

"I paramilitari si muovono per il Paese utilizzando i contadini, i loro pochi averi, le loro terre", spiega Nikita Gonzales, che a Cali, seconda città della Colombia, gestisce un centro culturale. "Quando arrivano in un villaggio, occupano le case e obbligano i contadini a lavorare per loro. Chi non ubbidisce viene ucciso. Ho saputo di neonati ammazzati tra le braccia dei genitori perchè piangevano. Spesso va anche peggio: eliminano tutti. Le nostre campagne si stanno spopolando. I contadini fuggono per paura di essere raggiunti dalle AUC o perchè, sopravvissuti a qualche strage, sono rimasti senza niente. Ma la vita che li aspetta, nei sobborghi delle megalopoli, è durissima".
 
Nel Nord del Paese, i paramilitari controllano 150 comuni: un potere che - si teme - i colloqui di questi giorni istituzionalizzeranno. Tutto è in linea, del resto, con la politica del presidente Alvaro Uribe, che dal suo insediamento non ha fatto che rafforzare il potere delle AUC.
 
Ed è probabile che i paramilitari puntino, con questi negoziati, proprio al loro riconoscimento politico.
 
"Una farsa": così definisce le trattative Gregorio Dyonis, direttore, a Madrid, dell' Equipo Nizkor, un centro di studi sui diritti umani in America Latina.  "E' come se in Italia -spiega - governo e mafia si sedessero allo stesso tavolo per negoziare. La maggior parte dei leader AUC che partecipano ai colloqui (otto su dieci), sono accusati o indagati per narcotraffico. Per cinque di loro, gli Stati Uniti hanno chiesto l'estradizione. E' così anche per chi dirige le trattative, Salvatore Mancuso, nipote di un noto boss della 'Ndrangheta, in Italia. Se questi sono i personaggi in gioco, cosa ci si può aspettare?".
 
Quanto alla possibilità che le AUC si trasformino in forza politica, Dyonis conclude: "Non c'è bisogno di alcun negoziato: le AUC sono già una forza politica. Paramilitari e governo di Uribe sono una cosa sola. Durante le ultime elezioni del Parlamento, fu proprio Mancuso a rivelare che il 30 per cento dei deputati colombiani era pagato dalle AUC. Il loro piano è lo stesso di Uribe: restare, trasformate in forze legittime, nelle zone dove già sono, dove governano e dove trafficano con la droga".
Categoria: Guerra, Pace
Luogo: Colombia