14/12/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Le elezioni potrebbero sancire la definitiva separazione della regione meridionale sudanese, a maggioranza cristiana, dal nord, arabo e musulmano

Le Nazioni Unite hanno confermato i sospetti espressi dal SPLM (Sudan People's Liberation Movement) sui bombardamenti avvenuti nella regione meridionale del Sudan.

L'attacco, secondo la dirigenza politica di Juba, può considerarsi come un tentativo del governo del nord di influenzare l'esito del referendum elettorale del 9 gennaio prossimo. I cittadini del Sudan meridionale sono infatti chiamati alle urne per esprimere le proprie preferenze su un eventuale secessione da Khartoum.

Le esplosioni, avvenute mercoledì scorso a Timsaha, nella provincia occidentale di Bahr al-Ghazal, non hanno provocato vittime, ma l'SPLM ha chiesto l'istituzione di una commissione d'inchiesta Onu per indagare sull'accaduto. I bombardamenti si susseguno da diverse settimana.

Intanto, con la mediazione dell'Onu, è stato organizzato un colloquio fra i leader militari dei due schieramenti. Mentre Khartum nega insistentemente qualsiasi responsabilità, Juba rigetta le accuse del governo del Nord, secondo cui l'SPLM offrirebbe rifuglio ai ribelli della provincia del Darfur, confinante con l'area occidentale di Bahr al-Ghazal.
I fatti si inseriscono nel conflitto tra il nord del paese - a maggioranza musulmano e arabo - e il sud - cristiano, ma con la presenza di minoranze religiose locali - che dura ormai da vent'anni.