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Le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno annunciato la liberazione unilaterale di cinque prigionieri di guerra da anni nelle loro mani, quale gesto di solidarietà nei confronti della ex senatrice Piedad Córdoba, estromessa dalla vita pubblica nel settembre scorso per decisione del procuratore generale Alejandro Ordoñez. Il motivo, l'aver "collaborato e promosso le Farc durante il periodo compreso fra il 15 agosto e il 20 novembre 2007 e di aver continuato anche nei mesi dopo, fino al 2010". Un'accusa pesante e non corroborata da nessuna prova, e che suona quale persecuzione politica per il ruolo centrale ricoperto dalla politica liberale, molto vicina al venezuelano Hugo Chavez, nei processi di liberazione che proprio da quel novembre 2007 si sono susseguiti con grande successo. In una lettera indirizzata proprio alla Cordoba, le Farc, nel ringraziarla per l'impegno dimostrato, le annunciano la decisione quale segno di riconoscenza.
"Spinti dal più giustificato degli imperativi etici, ci rivolgiamo a lei per esprimerle, in questo momento cruciale della sua vita politica, tutta la nostra solidarietà incondizionata per il brutale sopruso subito dalla Procura Generale della Nazione contro il suo sforzo umanitario per la pace in Colombia - scrive il Segretariato delle Farc -. La decisione del Procuratore è una vera buffonata giuridica e politica, scaturita dalla pressione malata, dall'odio e dalla rappresaglia dell'ex presidente Uribe, capo indiscutibile, finora impunito, del paramilitarismo e della para-politica colombiana".
La lettera continua annunciando le liberazioni, precisando che avverranno in base alle garanzie che il governo Santos saprà fornire, e imponendo quale imprescindibile condizione che sia la ex senatrice a ricevere i prigionieri, in barba alla decisione di Ordoñez. Il quale, secondo le Farc, "è più prevaricatore che procuratore. Inabilitando per diciotto anni la senatrice, pretendendo la sua morte poltitica, non solo esagera usurpando funzioni proprie del Consiglio di Stato, ma lo fa in relazione a presunti dati contenuti in un computer (quello di Raul Reyes, numero due delle Farc ucciso nel marzo 2008 ndr) che quindi non possono costituire prova giuridica perché prima manipolati dalla piolizia". Quindi ancora: "In questo caso non c'è diritto alla difesa, né al dovuto processo. Nessuno ha giudicato Piedad Córdoba. Paradossalmente, i funzionari delinquenti che la spiavano per incriminarla adesso fuggono all'estero cercando di farsi gioco della giustizia".
Eppure le Farc insistono ricordando come la Córdoba abbia agito con l'avallo dell'Esecutivo e rispettando i dettami della Costituzione. "Non esiste nessuna Farc-politica - come avevano definito il modus operandi della ex senatrice durante la mediazione - si tratta di un termine ingannevole ideato dal capo paramilitare che ha occupato la presidenza della Repubblica per otto anni (Alvaro Uribe ndr.) per sviare l'attenzione sulle sue responsabilità penali nel caso della para-politica". Si tratta di uno scandalo che da anni infanga la politica colombiana. Paramilitari armati e senza scrupoli sono stati usati per compravendita di voti e propaganda armata in favore di alcuni partiti politici tutti legati a Uribe. "Il capo paracos, Salvatore Mancuso, si è spesso vantato del fatto che il trenta percento dei parlamentari erano stati eletti grazie al suo intervento e che grazie a pressioni, frodi elettorali e finanziamenti in dollari, il paramilitarismo aveva contribuito a eleggere per ben due volte il presidente della Repubblica". Per questo, secondo l'organizzazione guerrigliera più longeva al mondo, non può esistere un'equivalente Farc-politica, visto che "mai la guerriglia ha cercato di orientare la gente a votare per Piedad Córdoba. Non abbiamo mai partecipato a dibattiti elettorali da quando l'intransigenza dell'oligarchia ha massacrato l' Unión Patriótica (il partito politico che incarnava i principi della guerriglia e che è stato sterminato in pochi anni nel sangue ndr.)".
Nella lettera l'organizzazione guerrigliera si rivolge anche al paese, invitandolo a lavorare per la costruzione di un'alternativa politica alla guerra, iniziando a ribellarsi al tentativo di "convertire in delitto la lotta per la pace". Quindi le Farc ribadiscono la volontà di arrivare a una pace, precisando che il tavolo di dialogo dovrà essere corroborato da un'Assemblea nazionale costituente che dia concretezza alla pace.
E quindi via con la lista di coloro che torneranno liberi: il maggiore di polizia, Guillermo Solórzano; il capo dell'esercito Salín Sanmiguel, il soldato di marina Henry López Martínez, e i presidenti del consiglio municipale di San José del Guaviare, Marcos Vaquero, e di Garzón, Huila Armando Acuña. Scambi unilaterali, che però non significano il venir meno della ricerca dello scambio umanitario. "Continuiamo nel proposito di cercare che venga liberato Simón Trinidad - esempio del decoro e della fermezza del rivoluzionario delle Farc, e il ritorno dei nostri dalle carceri statali". Quindi concludono: "Senatrice, condividiamo con lei e con l'immensa maggioranza dei nostri compatrioti che la guerra non può essere il futuro della Colombia".
Una lettera a cui Córdoba ha già risposto, dicendo come questo annuncio alimenti la speranza in una soluzione politica del conflitto sociale e armato interno, e precisando che il governo l'ha già autorizzata a lavorare per concretizzare le suddette liberazioni. E infatti, la ex senatrice ha già incontrato i familiari degli ostaggi indicati dalle Farc, supervisionata dal portavoce del governo, Eduardo Pizarro Leongómez. Nel tranquillizzarli sulle concrete speranze di buona riuscita di questo processo di liberazione, ha precisato che comunque non avverrà prima di un mese.
Stella Spinelli