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Nel fine settimana Mosca è stata colpita da un'ondata di tensioni etniche, con migliaia di giovani che hanno invaso la piazza Rossa per manifestare contro l'uccisione, avvenuto la scorsa settimana, di un tifoso della squadra di calcio dello Spartak Mosca per mano di un uomo di origine caucasica.
Sono state arrestate più di sessanta persone, altre trenta sono rimaste ferite nel corso della contestazione. I cori da stadio "La Russia ai russi" e "Mosca ai moscoviti" sabato hanno mandato in tilt il traffico nei pressi del Cremlino per ore. I dimostranti indossavano passamontagna, maschere ed erano armati di fumogeni e razzi, tanto che la polizia è stata costretta a indietreggiare per evitare la pioggia di proiettili.
La folla si è dispersa in breve tempo, ma il conto delle vittime è stato pesante: la polizia ha contato una ventina di pestaggi e altrettanti accoltellamenti di persone provenienti dal Caucaso e dall'Asia Centrale.
Anche la città di Rostov è stata bloccata dai giovani manifestanti, che protestavano contro l'omicidio di uno studente universitario, ucciso il mese scorso da un compagno di origine caucasica.
Nonostante i cori da stadio e il coinvolgimento di hooligans moscoviti nella vicenda, il capo della Polizia di Mosca Vladimir Kolokoltsev, è convinto che i disordini non siano collegati a fatti sportivi ma, piuttosto, al nazionalismo e all'odio etnico che sta dilagando tra i giovani.
Parole chiave: Russia, ondata violenze, caucaso, nazionalismo, odio etnico