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Ehud Barak, ministro della Difesa nel governo di Benyamin Netanyahu, apre a una soluzione "demografica" per la spartizione di Gerusalemme, ma il premier israeliano alza le barricate.
Commentando l'intervento di Barak, che sabato negli Stati Uniti si è detto favorevole alla spartizione di Gerusalemme secondo la formula elaborata a suo tempo dal presidente Bill Clinton, il premier ha infatti ribadito oggi che posizioni del genere non impegnano il suo governo.
"Barak parlava solo in qualità di leader del partito laburista" ha precisato Netanyahu durante la seduta settimanale del Consiglio dei ministri.
Nei mesi scorsi, Barak aveva detto che per una pace definitiva Gerusalemme dovrebbe essere spartita secondo criteri demografici: i rioni arabi dovrebbero far parte della Palestina, e quelli ebraici dovrebbero essere parte di Israele. Per i Luoghi Santi, a suo parere, occorrerebbe uno statuto speciale.
In un'intervista alla radio militare, Barak ha intanto mosso un'altra critica velata nei confronti di Netanyahu, esprimendo rammarico per la mancata approvazione da parte del governo di un congelamento di tre mesi delle colonie ebraiche in Cisgiordania. "Sarei stato molto felice se quella moratoria fosse stata approvata" ha detto il ministro. "La pace non è un favore che noi facciamo ai palestinesi o agli Stati Uniti, ma è anzi un nostro dovere per assicurare il futuro dell'impresa sionista".
I ministri laburisti stanno valutando la possibilità di lasciare il governo di Netanyahu. "I prossimi mesi saranno critici" ha avvertito il ministro dell'Industria Benyamin Ben Eliezer.
Nel frattempo, oggi è atteso l'emissario statunitense George Mitchell, che svolgerà colloqui tra Gerusalemme e Ramallah.
Parole chiave: Netanyahu, Barak, Gerusalemme, insediamenti