20/12/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Le forti piogge delle ultime settimane continuano a mietere vittime e a sommergere villaggi e città

scritto per noi da
Tancredi Tarantino

 

Il presidente colombiano, Juan Manuel Santos, di fronte alla grandezza della tragedia naturale che sta mettendo in ginocchio il paese, ha deciso di "pensare in grande" lanciando una proposta che ha dell'incredibile: creare vere e proprie città invernali dove far trasferire tutti coloro che vivono in zone pericolose. "Pensiamo in grande - ha detto - cerchiamo di creare nuove città". Quindi, specificando che non sa quanto potrà costare in termini di tempo e soldi, ha aggiunto: "L'ideale è che il cento per cento della popolazione viva in luoghi sicuri e non in balia di contingenze naturali". Il capo di Stato colombiano ha anche precisato che uno dei decreti legge dettati in piena emergenza ordina di evacuare tutti quei luoghi a rischio dove i sindaci o i governatori non siano capaci di farlo "perché la priorità del governo è garantire l'integrità dei suoi cittadini". Gli amministratori locali e dei dipartimenti, secondo il presidente, hanno una "immensa responsabilità" in questa grave situazione e ha chiesto che con urgenza siano effettuati tutti i sopralluoghi affinché si determini con precisione luoghi a rischio e il numero di persone colpito.

A raccontarci cosa è accaduto nel paese andino è Tancredi Tarantino, un cooperante italiano che vive fra la Colombia e l'Ecuador.

Mentre a Cancun si discuteva assiduamente sul clima nell'ennesimo vertice che, comunque, resta al centro di molte critiche nonostante l'accordo che ha unito la maggioranza dei paesi, la natura si è ribellata in Colombia. Le forti piogge delle ultime settimane continuano a mietere vittime e a sommergere villaggi e città.

Sono oltre duecento i morti, un centinaio i dispersi e due milioni le persone colpite da uno degli inverni più rigidi nella storia del paese sudamericano.

Tutta colpa della Niña, sostengono gli esterti. Il fenomeno metereologico che ciclicamente si presenta nella regione andina, quest'anno ha rafforzato la propria intensità e non accenna a placarsi.

"Si tratta del peggior disastro naturale di sempre in Colombia", ha dichiarato il presidente Manuel Santos che, dopo aver decretato lo stato d'emergenza, ha istituito un'unità di crisi nel tentativo di monitorare la situazione in tutto il paese ed avviare un programma di prima assistenza nelle zone più colpite.

Difficile però dire quali siano le zone che hanno subito i danni maggiori. Inondazioni e frane stanno infatti colpendo l'intero paese e, in alcuni dipartimenti, le piogge non danno tregua dallo scorso aprile. A Bogotà, la capitale, in un solo giorno è caduta la pioggia che mediamente cade in un mese mentre nelle principali città della costa caraibica è piovuto mille volte di più rispetto alla media stagionale.

Ma l'emergenza riguarda soprattutto le aree rurali, con circa 140 mila ettari di terra inondati. A Bello, nel dipartimento di Antioquia, sulle Ande nord-occidentali, una frana ha ucciso 55 persone mentre altre 69 risultano ancora disperse e con poche probabilità di essere estratte vive dalle macerie.
Più a nord, tra i dipartimenti di Bolivar e Atlantico, la rottura degli argini di un fiume ha sommerso sei comuni e lasciato senza casa 100 mila persone mentre l'acqua continua ad invadere la zona al ritmo di quasi due mila metri cubi al secondo.

Anche le principali vie di comunicazione sono al collasso. Gran parte dei voli sono in ritardo o vengono cancellati mentre via terra la situazione è anche più complessa, con strade chiuse per smottamenti e collegamenti interrotti in dieci dipartimenti.

Difficile fare una stima dei danni, anche se il governo parla di due miliardi di dollari necessari per far fronte alla ricostruzione. Intanto l'Onu ha già inviato quattro milioni di dollari mentre la Banca interamericana di sviluppo si è impegnata con duecento mila dollari.

"È la natura che ci presenta il conto" ha dichiarato il ministro dell'Agricoltura, Juan Camilo Restrepo. La Niña non era mai stata così violenta in Colombia. Colpa del surriscaldamento del pianeta, della deforestazione, che nel paese porta via ogni anno circa un milione di ettari di boschi, e della conseguente desertificazione dei suoli.

Ma la responsabilità è anche nella mancanza di piani di urbanizzazione adeguati e nella concentrazione delle terre in pianura nelle mani di pochi latifondisti, obbligando di fatto la popolazione a costruire le proprie abitazioni in zone in pendenza a rischio frane.

Se il vertice sul clima si fosse tenuto in Colombia invece che in Messico, a Bello invece che nella ridente Cancun, in pochi probabilmente avrebbero avuto dubbi sulla urgenza di adottare misure concrete di mitigazione e prevenzione dei cambiamenti climatici.

 

Parole chiave: clima
Categoria: Ambiente
Luogo: Colombia