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La Turchia sta intrattenendo rapporti febbrili con i vicini per garantirsi un ruolo nella partita del gas. Uno dei nodi è quello delle risorse del mar Caspio, che passando per l'Anatolia, raggiungerebbero l'Europa. I confini da abbattere, però, sono ancora molti. Ecco l'opinione di Federico de Renzi.
C'è la possibilità per la Turchia di far passare il Nabucco dall'Armenia?
Tutto va visto nell'ottica delle relazioni non solo internazionali ma anche interpersonali tra capi di Stato. Soprattutto per una potenza regionale in rinascita come la Turchia, che ha voglia di assumere un ruolo che non ha mai avuto se non come Impero Ottomano. Checché ne dica il ministro degli Esteri Ahmet Davutoğlu, il problema è che finché non verranno risolti problemi viscerali, come il cosiddetto genocidio armeno, la questione del Nagorno-Karabakh e il problema delle popolazioni turche vessate dal governo armeno - che ricordiamo è uno stato monoetnico dal 1991- non si potrà parlare seriamente né di passaggio del Nabucco, né di accordi energetici e quindi strategici duraturi.
Ma secondo te la Turchia sta spingendo in questo senso?
Formalmente sì, con la riapertura dei confini, sebbene sospesa soprattutto per pressione delle opposizioni parlamentari armene. Ma non si può parlare di progetti a lungo termine.
Allora è per questo che si stanno aprendo le trattative nel Naxchivan e nel Nagorno-Karabakh?
Bisogna allargare l'angolo visuale però: il singolo trattato, il singolo appeasement su problemi strutturali, non è rappresentativo, dal punto di vista tecnico, di una visione strategica più ampia. I vicini più importanti della Turchia, in questo momento, che possono esercitare un ruolo sia in questo problema, sia in una politica regionale più ampia, non sono certo né l'Armenia, né l'Azerbaijan. Non sta a loro decidere di futuri collegamenti energetici, o comunque di future politiche della Turchia.
Però se non da lì, il gas del mar Caspio da dove passa?
Potrebbe passare non solo dall'Iran, che è fratello e competitore. Attraverso le aperture palesi verso l'Iran, la Turchia in realtà vuole, come è stato per secoli, imporsi sulla potenza islamica. E poi la Russia, fino ad arrivare ai paesi del centro Asia. Chi dovrà decidere di questa variante energetica non sarà né l'Armenia né l'Azerbaijan, ma chi in queste regioni ha esercitato per secoli un'influenza diretta. Quindi fintanto che la Turchia non deciderà relazioni sistematiche con queste due potenze, non si può parlare seriamente di sviluppi. Vanno in questa direzione gli accordi energetici recentemente stipulati con l'Iran, o con la Russia stessa, senza arrivare a parlare degli accordi nel campo dello sviluppo del nucleare. Il rapporto degli equilibri, in quella regione particolare, che è lo snodo euro-asiatico, anzi eurasiafricano, è talmente delicato e imprevedibile: ogni giorno ci sono nuove uscite o nuove direttrici di politica estera che erano fino a poco prima sotto traccia. Secondo me vere e proprie certezze quando si parla di Turchia e dei suoi rapporti esterni, con gli immediati vicini, non si possono assolutamente avere. Specie quando si parla di tematiche energetiche.
Quello che mi premeva illuminare e motivare era, al di là delle politiche energetiche di ampio respiro, l'apertura del governo turco su queste questioni irrisolte.
L'apertura del governo turco, a mio parere personale che poi riflette quello di persone che fanno politica, tecnici veri e propri, è anche funzionale a un discorso di prestigio. Bisogna soppesare quanto è propaganda e quanto è reale volontà di aprire delle soluzioni nuove.
Oppure strumento economico per l'espansione energetica.
Sì, strettamente collegato a quello che gli storici definiscono profondità storica. Lo stesso Davutoğlu si riferisce a questo nel suo concetto di profondità strategica. Cioè l'energia, un po' come del resto fanno i cinesi, può essere considerata un discorso immediato all'interno delle relazioni internazionali. L'obiettivo della Turchia, in modo particolare con Armenia, Azerbaijan, area del Caucaso e più in là con il centro Asia, è quello di usare alcuni mezzi tecnici per imporsi poi sul lungo termine. Mezzi tecnici quali i collegamenti energetici passano, dice lo stesso Davutoğlu, i legami e l'influenza di un paese restano per secoli. L'obiettivo è quello di usare questi accordi, aperture, per re-imporsi come potenza sovraregionale. Tutta la popolazione di lingua turca -turco è una parola che vuol dir tutto e niente come dico da turcologo- ragionano in termini di secoli e di millenni. Ora, senza andare fino ad Adamo ed Eva, la loro visione strategica supera le innovazioni tecnologiche e le funzionalità energetiche.
Sempre nell'ottica del panturanesimo?
Sì, è quello ma non solo quello. Il punto fondamentale è l'auto percezione di sé e di quello che uno può fare. La Turchia nasce in contrapposizione a una visione di "estero", cioè nasce come stato-nazione isolato. Quello che la Turchia può fare oggi, dopo 80 anni di assenza di una vera politica estera è di ricreare uno Stato che contrasta con le dottrine che sono alla base della fondazione dello Stato stesso. Quindi uno Stato che non solo abbia una politica estera di zero problemi con i vicini, ma che attraverso di essa ottenga un peso diretto, cioè un punto di forza per cui possano dire di essere i fautori della decisione di non avere problemi con i vicini. Abbandonando l'isolazionismo e facendosi interventista.
Quando il ministro dell'Energia Taner Yıldız ha detto che sull'energia, nel triangolo Russia-Armenia-Turkmenistan non hanno avuto scampo, che cosa intendeva?
E' quello di cui parlavo prima: in quel famoso triangolo, trovare una soluzione dipende da decisioni prese da altri.
Quindi sono stati costretti ad evitare l'Armenia per il passaggio del gasdotto?
Esattamente. Non dimentichiamo che tutta quell'area è storicamente solo ed esclusivamente una zona cuscinetto. Tra interessi altri, tra potenze altre. Le vere decisioni le hanno prese est e ovest, su quel nodo focale. Fintantoché la zona caspica non sarà pacificata, stabilizzata e non tornerà ad essere una zona cuscinetto, cioè finché non ci si accorderà tra le grandi potenze macro-regionali di usarla come zona cuscinetto senza trascinarla in un'influenza diretta, non si potrà parlare né di stabilità regionale né tanto meno di soluzione di problemi tecnici, quale ad esempio il passaggio dei gasdotti. Sono molto scettico, pare!
Appunto, a proposito di scetticismo: perché l'Europa continua ad essere indecisa sulla Turchia se ha bisogno del gas?
Per il semplice motivo che la Turchia è un mondo. Dopo molto tempo ci si confronta e ci si torna a confrontare con un mondo che si conosceva e che si è dimenticato per un lungo periodo. Durante la guerra fredda la Turchia è stata semplicemente un mastino contro l'Urss. Quando questo mastino si rivolta contro il padrone, o meglio quando il padrone si rende conto che questo mastino può mordere, può diventare dominante, i dubbi sorgono. Anche come membro della Nato. Questo non va mai dimenticato. Certe politiche della Turchia vengono fatte come membro fondatore e di peso della Nato.
Alessandra Mainini