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Mentre a Oslo il dissidente cinese Yang Jianli - fuggito in America e oggi professore di Harvard - ritirerà il Premio Nobel per la Pace assegnato a Liu Xiaobo che non potrà esserci, essendo incarcerato, in Cina si scatena un'ondata di sparizioni e minacce. Le autorità cinesi hanno arrestato il dissidente Zhang Zuha, uno dei coautori di Charta 08, il documento che chiede democrazia per la Cina. Nel mirino delle autorità anche numerosi attivisti cinesi, arrestati in vista della consegna del premio Nobel, costretti agli arresti domiciliari o scomparsi da quando è stato annunciato il vincitore del Nobel lo scorso 8 ottobre. L'avvocato Teng Biao, un altro dei 303 firmatari originali di Charta 08, ha detto che la polizia si è preparara a due giorni di "misure speciali" contro gli attivisti. Tramite Twitter, Teng ha poi reso noto che i suoi due numeri di telefono cellulare sono stati bloccati. Diversi attivisti sarebbero stati portati in ostelli controllati dalla polizia. A Pechino lo studioso Cui Weiping e il giornalista Gao Yu sono "stati portati in un luogo sconosciuto", denuncia il gruppo di Hong Kong per i diritti umani. Lo stesso è accaduto agli attivisti Yang Hai e Zhang Jiankang nella città nord occidentale di Xìan.
Nel frattempo la stampa cinese spara a zero contro il Comitato per il Nobel, che oggi onorerà il vincitore del premio 2010 per la pace. "Nella capitale norvegese si svolgerà -scrive il quotidiano Global Times - una farsa per mettere sotto processo la Cina. La Cina non verrà facilmente spostata dal suo cammino sia che questa decisone riscuota l' approvazione o le critiche del resto del mondo".