09/12/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuova riforma delle pensioni: gli uomini a riposo a 58 anni contro i 66 di un tempo. Per le donne e i minatori età pensionabile spostata a 56 anni

Un'altra mossa decisamente controcorrente arriva sullo scacchiere della politica boliviana. Il parlamento, infatti, ha approvato nei giorni scorsi una riforma delle pensioni che farà discutere anche all'estero. Fortemente voluta dal presidente Evo Morales, la riforma prevede che l'età pensionabile per i boliviani passi da 65 a 58 anni. Donne e lavoratori delle miniere invece potranno andare in pensione a 56 anni. Una rivoluzione del settore se si considera che quasi tutti i paesi del mondo tendono a far aumentare l'età pensionabile.
Ma a tutto c'è una spiegazione. La principale per i boliviani è relativa al rapporto periodo lavorativo-speranza di vita. Nel paese andino infatti la speranza di vita raggiunge solo i 66 anni. Ecco spiegata in parte la decisione di La Paz. Non solo. In Bolivia l'età media della popolazione si aggira intorno ai 22 anni e cresce ad un ritmo che sfiora il 2 percento l'anno: argomenti base per capire la riforma di Morales.

"Il sistema pensionistico non verrà propriamente rivoluzionato. Sarà però di beneficio per molti settori dell'economia nazionale" ha detto Bruno Apaza, dirigente della Cob, la Central Obrera Boliviana. "Come Cob siamo certi che bisogna riattivare e diversificare l'economia nazionale e aprire a una nuova industrializzazione che generi lavoro e migliori i salari" ha aggiunto il dirigente. "Per quanto riguarda la nuova legge sulle pensioni, come in tutte le cose, bisogna distinguere le due facce della medaglia. Se da un lato i lavoratori sono felici dell'abbassamento dell'età pensionabile, dall'altra bisogna vedere come reagirà l'economia nazionale nei prossimi anni. Le previsioni sul "fondo pensioni" sono effettuate per un periodi di tempo di circa 35 anni. Oggi è troppo presto per sapere o anche immaginare l'effetto che questo abbassamento avrà sulla vita dei boliviani" dice da La Paz.
"Il dubbio vero è: lo Stato assisterà quella parte di popolazione che oggi non ha lavoro? Perché se è vero che la forza lavoro del paese è disponibile a mettere del suo per aiutare i meno fortunati, anche lo Stato deve prendersi a cuore la situazione e fare molto per loro. Staremo a vedere. Di fatto saranno i giovani a subire in positivo o negativo questa situazione" conclude.

Dopo aver riportato nei giusti parametri la vita lavorativa del popolo boliviano, il presidente Morales ha anche deciso la nazionalizzazione dei due istituti che controllavano le casse dei fondi pensione: gli spagnoli del Bbva e gli svizzeri del Zurich Financial Service.
In più, la nuova riforma prevede anche la creazione di una "fondo di solidarietà", in parte finanziato dallo Stato, che assicuri pensioni minime ai lavoratori autonomi che abbiano versato contributi per almeno 10 anni. In Bolivia oltre il 60 percento della popolazione lavorativa non versa contributi.

 

Alessandro Grandi

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