02/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Il racconto di Massimiliano Salierno, presidente di Anpil
Aiuti umanitariIl racconto di Massimiliano Salierno, presidente di Anpil, inizia con la spiegazione di cosa hanno portato ad Haiti: "La soddisfazione maggiore è stata comunque quella di aver fatto pervenire degli aiuti, quasi 5 tonnellate di materiale, alla Tortuga, un'isoletta, dove mai a memoria di uomo erano stati recapitati aiuti umanitari. O meglio, mi hanno spiegato che in generale gli aiuti arrivavano a Port de Paix e lì, affidati alla miriade di organizzazioni pseudoumanitarie, sparivano."

"Fr. Jacques, un missionario di Palmista, una cittadina sull'isola della Tortuga, mi ha telefonato prima che partissi per l’ Italia per ringraziare tutti i volontari della nostra associazione per aver organizzato tutto in modo tale che anche a loro fosse non solo destinato parte del materiale, ma soprattutto consegnato!!! Mi ha detto che quando a Palmiste è arrivato il cibo e i medicinali, la gente è scesa per le strade a festeggiare." Questo dà un’idea chiara del bisogno.

Alluvione E continua spiegandoci come è arrivato il carico ad Haiti: "L'11 maggio scorso sono stati inviati dall'Italia 2 containers carichi di materiale alimentare, sanitario, scolastico e vestiario con destinazione Port de Paix e l'Isola della Tortuga", racconta soddisfatto. "Il materiale è stato raccolto grazie ad una campagna di sensibilizzazione promossa in Italia dalla nostra associazione (ANPIL) e che ha visto partecipare anche le famiglie che hanno adottato a distanza alcuni bambini tramite noi. Sono state inviate oltre 8 tonnellate di riso, 5 tonnellate di zucchero (donate gratuitamente dalla Eridania Sadam), 1 tonnellata di latte in polvere (la cui resa è pari a 1-10: il che equivale a dire aver donato latte sufficiente per 10 tonnellate !), 10 tonnellate di pasta, scatolame, olio. Il resto era materiale sanitario: medicinali, garze, kit di pronto soccorso. Ma anche vestiario e tanto materiale scolastico: penne, quaderni, gessi, zaini scolastici, fogli da disegno."

I due containers sono arrivati a Port au Prince dopo 28 giorni di navigazione. Il racconto continua: "Lo sdoganamento dei containers è avvenuto senza particolari difficoltà. La vera difficoltà è stata organizzare il trasporto verso Port de Paix. Impossibile pensare alla soluzione con i camion via terra: troppo pericoloso. L'unica alternativa possibile è stata il mare. Abbiamo così noleggiato un barcone a vela al porto pubblico, dove attraccano i battelli che partono e arrivano da Jeremie, e abbiamo provveduto a scaricare i containers."

Ma per portare a termine il lavoro gli aiuti umanitari dovevano arrivare a destinazione. "E' stata una impresa molto faticosa, non solo in termini fisici, ma anche in termini 'psicologici': la zona in cui eravamo è considerata una delle più insicure di Port au Prince. Abbiamo finito di caricare il barcone alle 9 di sera, alla luce di due sole torce a pila e con un elicottero dei marines che, evidentemente incuriosito dallo strano movimento sulla banchina, ha pensato bene di tenerci compagnia per 10 minuti sorvolando su di noi con un faro acceso."Viene da sorridere a Massimiliano durante il racconto ma è chiara la preoccupazione che l'ha accompagnato per tutto il viaggio.

E continua: "Alla fine con sollievo generale anche l’ultima scatola è stata caricata. Alcuni di noi sono partiti subito col barcone approfittando della notte per guadagnare un po’ di tempo; io, che dovevo rimanere a Port au Prince, sono stato costretto a restare sulla banchina del porto, senza poter rientrare a Villa Manrese, una casa religiosa di accoglienza. A quell’ora, in quella zona, ormai non circolava più nessun taxi o mototaxi e nessuno se la sentiva di accompagnarmi da qualche parte: troppo pericoloso."

"La solidarietà dei pescatori è stata eccezionale: uno di loro ha voluto tenermi compagnia tutta la notte, forse per garantire la mia incolumità. Mi ha portato sul battello appena arrivato da Jeremie. Non so se avete presente che cosa s'intende per boat people: saranno state almeno 3.000 persone stipate fino all’inverosimile. Donne, uomini, bambini, animali, merci destinate al mercato. Erano appena arrivati, ma per gli stessi motivi per cui io ero intrappolato nel porto, anche loro, come d’abitudine, avrebbero trascorso la notte sul battello in attesa dell’alba."

"Camminando in punta di piedi come un ballerino per evitare di calpestare qualcuno (ogni centimetro del pavimento del battello era coperto da corpi di persone che dormivano) ho finalmente trovato uno spazio preziosissimo in cui mi sono accucciato anch’io in attesa dell’alba."

Dopo 4 giorni di navigazione il barcone è arrivato a Port de Paix. Ma le difficoltà non erano finite. "Nonostante avessimo già pagato lo sdoganamento a Port au Prince, 9.000 dollari Usa, e fossimo in possesso di tutte le ricevute, il doganiere di Port de Paix voleva farci ancora pagare 16.000 dollari per far scaricare il materiale."

"Per fortuna è intervenuto il sindaco Morange Petit (nella foto) che, alla presenza del doganiere e di un consistente numero di curiosi che si era radunato, ha improvvisato sul molo di Port de Paix un discorso del tipo: "Ma come? Gli amici italiani hanno affrontato mille difficoltà per farci arrivare questi aiuti, e noi haitiani di Port de Paix non sappiamo fare altro che creargli altre difficoltà?" Ovviamente il discorso del sindaco è durato un’ora e mezza, in tipico stile oratorio haitiano, ma la sintesi è stata questa."

La realtà delle mazzette è viva anche ad Haiti.

"Il doganiere, che forse sperava di ricavare da noi un incentivo per chiudere un occhio alla sua immotivata richiesta, è magicamente scomparso e nessuno lo ha più visto."

continua
 
Categoria: Ambiente
Luogo: Haiti