09/12/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



professori e studenti condannano queste manifestazioni governative, frutto di una continua e allarmante radicalizzazione dell'Islam

Il governo ha proibito l'insegnamento di musica e teatro nelle scuole. Un provvedimento ministeriale che colpisce gli istituti d'arte della regione, privandoli della loro ragion d'essere. La versione estremista della sharia islamica, che vieta queste forme di espressione in cui si concretizza, o si dovrebbe concretizzare, la libertà umana, si ripercuote negativamente sulla creatività dei giovani, impendendo loro di manifestare le proprie potenzialità intellettuali.

Secondo il politico iracheno Diyah al-Shkaraji, "questi divieti...rientrano nell'ambito delle opinioni personali di alcuni funzionari ministeriali che fanno capo ad alcuni partiti religiosi attualmente al governo in Iraq. Eppure sono di parere opposto buona parte degli ulema del paese".

Il decreto, emanato dal governo in materia di istruzione, è l'ultima estrinsecazione di un radicale processo di inibizione delle libertà e diritti individuali, cominciato con le vicende del festival di Babele: un evento a cui avrebbero dovuto prendere parte diverse voci del panorama musicale iracheno e artisti di vario genere, ma che è stato insindacabilemente sospeso a causa della dura opposizione da parte degli esponenti islamici dei territori meridionali del paese.

Secondo quanto riferito  dalla tv satellitare 'al-Arabiya', gli studenti e i professori non si sono arresi e hanno organizzato una ammirevole protesta al suono di "noi non siamo a Kandahar", uno slogan esaustivamente chiarificativo ed espressivo del netto rifiuto a identificare la situazione interna irachena con quella afgana, le cui continue estremizzazioni della legge islamica si diffondono e si radicano in maniera sempre più incalzante e preoccupante.

Parole chiave: islam, corano
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Iraq