29/05/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Migliaia le vittime dell'alluvione avvenuto al confine tra Haiti e la Repubblica Dominicana
AlluvioneDa giorni la sua casa è il marciapiede della via principale del quartiere La Barquita de Sabana Perdida, nella Repubblica Dominicana. Dorme sugli stracci assieme ai suoi familiari, nove persone tra cui due bambini. Ha sessanta anni Dona Benigna Adames ed è tra quelle migliaia di persone a cui l’alluvione ha portato via tutto. Da giorni, dunque, è costretta a provare cosa significhi vivere, lavarsi, mangiare e cucinare per strada, alle intemperie, e cosa voglia dire doversi raccomandare ai vicini che ancora possiedono una casa per venire incontro alle normali esigenze fisiologiche.

“Spero soltanto che le acque del rìo Ozama escano da casa mia – commenta tra le lacrime – perché anche se viverci sarà pericoloso, non ho nessun altro posto dove andare ed è lì che dovrò tornare”.

Alluvione Ancora peggiori le prospettive di Rafael Beltré e Arelis O’Neil. Loro non hanno nemmeno un ammasso di macerie a cui tornare, da dove ricominciare, perché le acque hanno totalmente portato con sé ogni loro avere. Dormono sotto le stelle insieme ai loro figli, che non smettono di chiedere “Mamma, papà, quando potremo tornare a dormire in un letto vero al caldo e all’asciutto?”.

E come loro, nel quartiere della Barquita ci sono altre cinquanta famiglie, molte sui marciapiedi, altre rifugiate in alcuni locali scampati alla furia del fiume, che ha sommerso le case fino ai tetti quando non se le è portate via. Una situazione tragica, che si ripete ovunque nell’isola Hispaniola, nei Carabi, nell’area di confine tra Haiti e la Repubblica Dominicana. Le piogge torrenziali cadute ininterrottamente per giorni hanno provocato lo straripamento di vari fiumi e la morte di migliaia di persone.

Sul versante dominicano tre centri abitanti, La Cuarenta, La Bombina e il Tacque sono stati addirittura rasi a zero dal Soleil/Blanco. “Il Rio Soleil – racconta Emanuel Pérez, direttore del settore tecnico e incaricato delle emergenze della Caritas della Repubblica Dominicana che si è subito recato nella zona del disastro – nasce in un territorio haitiano e prende il nome di Rio Blanco in territorio dominicano. Dal 1912 il suo letto era secco e per questo negli anni Sessanta e Settanta vi erano sorti i tre villaggi. All’improvviso a causa delle abbondanti piogge, tra domenica e lunedì, l’acqua è cresciuta talmente da spazzarli via completamente, cogliendo gli abitanti nel sonno. Nella parrocchia Patriarca San José de Jimani – continua Pérez – è stato attivato un centro di raccolta e distribuzione degli aiuti, ma siamo senza energia elettrica, c’è bisogno di acqua potabile, alimenti, medicine, tende da campo. Insomma la situazione è drammatica”.

Per non parlare di Haiti. Nella parte sudorientale, soprattutto nel villaggio di Mapou, a Fort Berette e Fort Parisien, i morti sono migliaia. Sono state perfino scavate delle fosse comuni dove adagiare i corpi ripescati tra acqua e fango.

E adesso la paura è per le epidemie. I corpi dispersi senza vita ristagnano ormai da giorni nelle acque e l'esplosione di infezioni è il principale pericolo.

Gli aiuti internazionali, comunque, si sprecano. E’ iniziata una vera e propria corsa all’emergenza e alla solidarietà.

Ma il bilancio delle vittime continua a salire.

Stella Spinelli 
Categoria: Ambiente
Luogo: Haiti