14/12/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Ex diplomatici e agenti Cia, un mercenario sudafricano e capitali islamici. Wikileaks ha svelato l'ultimo intrigo nel Corno d'Africa

E' stato un segreto ben protetto per circa due anni e se non fosse stato per Wikileaks, nessuno ne avrebbe saputo nulla. E' l'esercito privato comparso nel Puntland, uno staterello semiautonomo nella parte settentrionale della Somalia.

Un esercito senza bandiera. Il sito creato da Julian Assange ha alzato il velo ma solo parzialmente. Si sa che a finanziare la milizia è uno stato islamico con forti interessi nell'area attraverso uno zakat, un fondo islamico che in genere raccoglie donazioni per beneficenza. Il misterioso committente ha poi coinvolto nella partita due nomi di grosso calibro della diplomazia americana: Pierre Richard Prosper, ambiasciatore incaricato dall'ex presidente George Bush jr di seguire le questioni legate ai crimini di guerra, e Michael Shanklin, un tempo capocentro della Cia a Mogadiscio. Gente esperta, che si muove con disinvoltura in quella zona grigia dove si mescolano politica, affari e spionaggio. Sono loro le menti operative che hanno portato alla nascita di una forza militare che può contare su 1050 uomini. Secondo quanto riferito dall'Associated Press, l'agenzia che ha messo a segno lo scoop, lunedì si è "diplomata" la prima classe di reclute: 150 soldati. Su questa forza misteriosa, l'investitore non ha badato a spese. La milizia potrà contare su 120 pick up, sei elicotteri da ricognizione e armi molto sofisticate, per un totale di circa 10 milioni di dollari tra equipaggiamento, stipendi e spese di formazione, ipotizzano analisti militari con base a Nairobi, facendo due conti. L'aspetto più inquietante è che nessuna forza nell'area può contare su simili mezzi. Non Al Shabaab, la milizia filo-qaedista più agguerrita e meglio organizzata, ma nemmeno le truppe del debole governo di transizione somalo. Allora la questione interessante è chi stia organizzando un simile esercito e a che scopo. E qui la vicenda si fa ingarbugliata.

La società fantasma. La compagnia privata cui rispondono i soldati si chiama Saracen International, è registrata in Uganda ed è guidata da un mercenario di lungo corso, Bill Pelser, un sudafricano proveniente dalle forze speciali, poi impiegatosi presso la Executive Outcomes, una importante società nel settore della sicurezza, con una fama sinistra. Pelser ha negato di essere coinvolto in qualsiasi programma di addestramento e/o combattimento nel Puntland o in Somalia, e ha addebitato quel contratto alla Saracen Lebanon. Che non esiste e non figura in nessun registro, secondo quanto accertato proprio dalle autorità libanesi. Non si conoscono i finanziatori, non si capisce chi li abbia ingaggiati, poco di più si sa dello scopo. Sulla carta, la nuova milizia sarebbe stata messa in piedi in funzione di contrasto alla pirateria dilagante. Ipotesi più che plausibile, soprattutto considerando la quantità di merce che si muove tra i ricchi emirati e il Corno d'Africa. Ma c'è di più. Quale sia il timore, lo spiega l'analista di International Crisis Group, E.J. Hogendoorn: "Non sappiamo se questa entità sconosciuta stia operando nell'interesse della Somalia o del proprio. Se è una società privata, ci sarà un do ut des in termini di petrolio e gas. Se dovesse essere uno stato, cercherà di spostare l'equilibrio di poteri (della Somalia) a suo vantaggio". Gli Stati Uniti hanno negato qualsiasi coinvolgimento. Il portavoce del Dipartimento di Stato, P-J. Crowley, ha detto che non è Washington a finanziare la nuova armata, che gli Usa non sono stati consultati e che ritengono preoccupante la poca trasparenza riguardo alla sua origine e ai suoi obiettivi.

La posta in palio. Con una lettera del marzo 2010, la Saracen International veniva messa sotto contratto dal capo di gabinetto dell'ex presidente somalo, Abdulkareem Jama, per l'addestramento della guardia presidenziale. Ma il 18 novembre, colpo di scena, il governo del Puntland ne annunciava l'ingaggio per il contrasto alla pirateria. Il sospetto è che in ballo ci sia il controllo dei giacimenti di idrocarburi, gas e petrolio di cui il Puntland sembra essere ricco. Perché le esplorazioni petrolifere lo accertino, bisogna stabilizzare la regione e liberarla dalla formazione islamista attiva nel distretto dei monti Galgala. Il suo leader, Mahamed Said Atom, ha imbracciato le armi accusando il Puntland di averlo tagliato fuori dagli accordi energetici. Se a ciò si aggiunge che la Executive Operations, da cui arriva Pelser, ha incassato concessioni minerarie in cambio del proprio servizio in Sierra Leone, si capisce cosa possa far gola a questo esercito privato e ai suoi finanziatori. Nel frattempo, in silenzio, stanno indagando anche le Nazioni Unite, che di questa misteriosa milizia vogliono saperne di più.

Alberto Tundo

 

Categoria: Guerra, Risorse, Armi
Luogo: Somalia