18/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La frontiera Messico-Usa e il muro della vergogna
Il muro della vergogna fra Messico e Stati UnitiLa frontiera fra Usa e Messico di nuovo nell’occhio del ciclone. Il senato statunitense ha approvato una nuova normativa per prevenire l’immigrazione illegale di clandestini dal confine meridionale.
Oltre che prevedere più controlli nei confronti dei cittadini che entrano negli Usa, aumentare i vigilantes lungo il confine, vietare il conseguimento della patente di guida ai cittadini irregolari, la nuova normativa ha scosso i rapporti, nell'ultimo periodo già piuttosto gelidi, fra i due stati.
Nell’aprile scorso erano iniziati, fra le polemiche, i pattugliamenti da parte dei cazamigrantes, un gruppo di volontari che davano una mano alle forze di polizia, presenti in modo massiccio lungo tutto il confine.
Le nuove disposizioni vengono considerate ‘estreme’ all’interno dell’esecutivo messicano tanto che il presidente Vicente Fox ha dichiarato: “Questo non è il modo migliore per stabilire relazioni fra amici”.
 
lo spettacolo osceno del muro che arriva fino al mareIl muro. A mettere zizzania fra i due paesi anche questa volta è il muro che li separa. Una barriera di acciaio dell’altezza di tre metri, disseminata di telecamere, sensori di ultima generazione ma anche di volontari che la controllano aiutando la forza pubblica statunitense. Un muro voluto dall’ex presidente Bill Clinton ma visibilmente apprezzato da Bush, che rientrava nell’ottica del progetto Gatekeeper o “Operacion Guardian” che, fra le altre cose, prometteva di bloccare l’immigrazione clandestina.
Ma i dati sull’immigrazione sono contrastanti e evidenziano che dal 1994 a oggi i clandestini che passano la frontiera non sono mai diminuiti. Anzi si calcola che ogni anno aumentino di circa 300mila unità.
Un muro che, oltre ad avere scarsi effetti pratici, arriva addirittura a bagnarsi in mare, mortificando lo spettacolo che fornisce l’Oceano Pacifico.
  
Proteste. Secondo Luis Ernesto Derbez, cancelliere messicano, l’ampliamento della barriera di filo spinato nella zona che separa Tijuana da San Diego è “inaccettabile” e non può essere visto come una soluzione al problema.
Le relazioni fra i due governi hanno avuto momenti migliori e, fiducioso, Derbez fa sapere: “Speriamo che questi fatti non facciano peggiorare le cose più di quanto lo siano già”. I due paesi sono partner commerciali e questo muro complica e allunga i tempi degli scambi. Sempre Derbez in una dichiarazione ha fatto sapere che: “E’ normale che un argomento come questo generi rabbia, ma la costruzione di un muro non è il modo migliore per risolvere gli affari di frontiera”.
 
Sono molti i clandestini che perdono la vita con la speranza di arrivare negli Usa e molti non ce la fannoDalla parte dei messicani. In un discorso pronunciato venerdì 13 maggio, in un viaggio nel nord del Messico a ridosso del confine, il presidente Fox aveva elogiato i suoi connazionali che lavorano negli Usa dicendo che “quello che stanno facendo i milioni di lavoratori messicani negli Usa, non lo vogliono fare nemmeno i negri”. Affermazione che ha  scatenato una furibonda polemica con la comunità nera statunitense, con a capo i capi carismatici Jesse Jackson e il reverendo Al Sharpton, che avevano bollato questa affermazione come “razzista”. Fox si è prontamente scusato facendo sapere, in una telefonata intercorsa con i due esponenti della comunità nera, di avere un profondo rispetto “per la comunità afroamericana degli Stati Uniti”.
 
Una possibile soluzione. Una probabile risoluzione, momentanea, al problema dell’immigrazione arriva da due senatori dell’Arizona e del Massachussets. John McCain e Edward Kennedy hanno avanzato un progetto di legge che potrebbe legalizzare la posizione di circa 12 milioni di immigrati illegali e far ottenere loro la cittadinanza Usa. Fox esprime soddisfazione per questo progetto e fa sapere, aprendo uno spiraglio al lieto fine della vicenda, che spera vivamente che anche il presidente Bush sia favorevole a questa iniziativa.

Alessandro Grandi

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