La frontiera fra Usa e Messico di nuovo nell’occhio del ciclone. Il senato statunitense ha approvato una nuova
normativa per prevenire l’immigrazione illegale di clandestini dal confine meridionale.
Oltre che prevedere più controlli nei confronti dei cittadini che
entrano negli Usa, aumentare i vigilantes lungo il confine, vietare il conseguimento
della patente di guida ai cittadini irregolari, la nuova normativa ha scosso i
rapporti, nell'ultimo
periodo già piuttosto gelidi, fra i due stati.
Nell’aprile scorso erano iniziati,
fra le polemiche, i pattugliamenti da parte dei cazamigrantes, un gruppo di volontari che davano una mano alle forze di polizia, presenti
in modo massiccio lungo tutto il confine.
Le nuove disposizioni vengono considerate ‘estreme’ all’interno dell’esecutivo
messicano tanto che il presidente Vicente Fox ha dichiarato: “Questo non è il modo migliore per stabilire relazioni fra amici”.
Il muro. A mettere zizzania fra i due paesi anche questa volta è il muro che li separa.
Una barriera di acciaio dell’altezza di tre metri, disseminata di telecamere,
sensori di ultima generazione ma anche di volontari che la controllano aiutando
la forza
pubblica statunitense. Un muro voluto dall’ex presidente Bill Clinton ma visibilmente
apprezzato da Bush, che rientrava nell’ottica del progetto Gatekeeper o “Operacion Guardian” che, fra le altre cose, prometteva di bloccare l’immigrazione clandestina.
Ma i dati sull’immigrazione sono contrastanti e evidenziano che dal 1994 a
oggi i clandestini che passano la frontiera non sono mai diminuiti. Anzi si calcola
che ogni anno aumentino di circa 300mila unità.
Un muro che, oltre ad avere scarsi
effetti pratici, arriva addirittura a bagnarsi in mare, mortificando lo spettacolo
che fornisce l’Oceano Pacifico.
Proteste. Secondo Luis Ernesto Derbez, cancelliere messicano, l’ampliamento della barriera di filo spinato nella zona che separa Tijuana da
San Diego è “inaccettabile” e non può essere visto come una soluzione al problema.
Le relazioni fra i due governi hanno avuto momenti migliori e, fiducioso, Derbez
fa sapere: “Speriamo che questi fatti non facciano peggiorare le cose più di
quanto lo siano già”. I due paesi sono partner commerciali e questo muro complica
e allunga i tempi degli scambi. Sempre Derbez in una dichiarazione ha fatto sapere
che: “E’ normale che un argomento come questo generi rabbia, ma la costruzione
di un muro non è il modo migliore per risolvere gli affari di frontiera”.
Dalla parte dei messicani. In un discorso pronunciato venerdì 13
maggio, in un viaggio nel nord del Messico a ridosso del confine, il
presidente Fox aveva elogiato i suoi connazionali che lavorano
negli Usa dicendo che “quello che stanno facendo i milioni di
lavoratori messicani negli Usa, non lo vogliono fare nemmeno i negri”.
Affermazione che ha scatenato una furibonda polemica con la
comunità nera statunitense, con a capo i capi carismatici Jesse
Jackson e il reverendo Al Sharpton, che avevano bollato questa
affermazione come “razzista”. Fox si è prontamente scusato facendo
sapere, in una telefonata intercorsa con i due esponenti della comunità
nera, di avere un profondo rispetto “per la comunità afroamericana
degli Stati Uniti”.
Una possibile soluzione. Una probabile risoluzione, momentanea, al problema dell’immigrazione arriva da
due senatori dell’Arizona e del Massachussets. John McCain e Edward Kennedy hanno
avanzato un progetto di legge che potrebbe legalizzare la posizione di circa 12
milioni di immigrati illegali e far ottenere loro la cittadinanza Usa. Fox esprime
soddisfazione per questo progetto e fa sapere, aprendo uno spiraglio al lieto
fine della vicenda, che spera vivamente che anche il presidente Bush sia favorevole
a questa iniziativa.