01/12/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Aceh è l'unica provincia in cui vige la legge islamica

"Ha detto alla mia mamma e a me che avrei dovuto essere seppellita e lapidata a morte. Ho detto 'Signore, stavo solo cercando un passaggio, e dovrei essere lapidata per questo?Allora cosa mi dice degli agenti che mi hanno stuprato ieri notte?".
È solo una delle testimonianze raccolte da Human Rights Watch per compilare il suo rapporto sulla condizione dei diritti umani nella provincia indonesiana di Aceh, nel nord-ovest del Paese, dove il governo ha ammesso l'applicazione della Sharia. Forse per cedere alle pressioni delle lobby islamiche della regione, dove i separatisti denunciano da anni l'ingiustizia nella distribuzione delle risorse e del petrolio di cui Aceh è ricca. 

Ad Aceh oggi è un crimine per due persone adulte di sesso opposto, che non sono sposate o accomunate da legami di sangue, stare assieme in un posto isolato. E' la legge del khalwat, dell'indecenza. Pena prevista, la fustigazione o multe improponibili. La legge, così per come è stata approvata, dovrebbe limitarsi a punire l'adulterio. Ma l'intrepretazione che ne ha dato la polizia della provincia, la Wilayatul Hisbah è forse troppo larga. E le comunità l'hanno presa molto sul serio.

Secondo la testimonianza di Hrw, la maggior parte dei detenuti sono minori. Ai detenuti non è destinato un processo regolare, ma tutto viene svolto all'interno del sistema della sharia, con umiliazioni pubbliche, firme di lettere di perdono e di promessa di non farlo mai più, violenze e furti. Il rapporto analizza i soprusi commessi, oltre che in relazione al divieto di Khalwat, anche quelli collegati alle misure restrittive sul vestiario.

C'è il caso di Budi e Sri, rispettivamente 20 e 17 anni, lui trascinato fuori da cinquanta membri della comunità che lo picchiano e gli spengono le sigarette sul corpo, perché visto lasciare la casa della sua fidanzata dopo il coprifuoco.  Ci sono anche le testimonianze delle ragazze fermate in una delle ronde della polizia per controllare che il loro modo di vestire rispetti i dettami del Corano. "Potrei anche volere indossare il velo, ma non perché sono cosretta a farlo dal Wh. Non voglio indossarlo solo per apparire rispettabile"recita una delle testimonianze raccolte nel dossier.

Il rapporto contiene alcuni racconti di vittime dell'applicazione durissima della legge. Il vice-capo della Wilayatul Hisbah ha negato le accuse di Hrw, e le ha definite "prive di evidenza, senza nulla di concreto". Secondo il capo del dipartimento della Sharia di Aceh, Rusydi Ali Muhammad, il rapporto è parziale, ingiusto, e crede che i casi riportati siano delle eccezioni che riguardano persone che hanno commesso abusi. D'altro canto quella applicata non sarebbe nemmeno la forma più radicale di sharia, se si pensa che l'anno scorso era stato proposto un codice che condannava l'adulterio con la lapidazione, ma il governatore non aveva dato l'assenso.

Le testimonianze indicano che la legge sarebbe applicata in modo selettivo, non colpendo mai persone legate a figure politiche di spicco. E' dimostrato dal fatto che i raid della polizia non sono mai fatti in luoghi di ritrovo delle classi abbienti, come bar e ristoranti, ma avvengono per lo più nei villaggi.

Parole chiave: indonesia, aceh, sharia, hrw
Categoria: Diritti, Donne
Luogo: Indonesia