16/08/2004
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Vittoria dei no e affluenza alle urne senza precedenti
scritto per noi da
Paola Erba
"Il referendum conferma che Chavez
continua a godere di un grandissimo appoggio popolare. Ma non solo.
Dice anche che in Venezuela è in atto un processo inarrestabile: la
popolazione meticcia a cui Chavez ha dato voce (l'80 per cento del
Paese), per anni esclusa da tutto, sta prendendo coscienza e chiede
spazi di partecipazione. Non si spiegherebbe altrimenti la soprendente
affluenza al voto di domenica". A parlare, da Caracas, è Giulio
Santosuosso, italiano, informatico, in Venezuela da oltre 30 anni.
"Questa non è un'elezione qualunque. E' tutto un Paese che ha votato
con estrema consapevolezza, prendendo una decisione che avrà un peso
enorme sul continente latinoamericano".
"Per votare -continua Santosuosso- domenica sono uscito di casa alle 6
di mattina. Pensavo di non trovare nessuno, ma mi sbagliavo: ho atteso
tre ore, benchè fossi stato assegnato ad una fila 'veloce', quella
riservata agli anziani e alle donne incinte. Il Paese ha votato
ininterrottamente dalle 6 di mattina a mezzanotte. La chiusura delle
urne, prevista per le 18, è stata prima posticipata alle 20 e poi alle
24. La gente ha fatto file di ore pur di dare il proprio parere: un
esempio di senso civico che ha commosso anche Jimmy Carter e gli
osservatori internazionali giunti in questi giorni in Venezuela. Per
evitare frodi, in sede elettorale, ogni cittadino veniva prima
registrato con un'impronta digitale elettronica. Il voto è stato
doppio: elettronico, ma con ricevuta cartacea che ciascuno di noi ha
riposto in un'urna. Servirà al conteggio manuale, di verifica, dei
prossimi giorni".
I risultati provvisori del referendum sono stati resi noti lunedì
mattina, alle 3,47 (le 9,47 italiane) da Francisco Carrasquero,
presidente del Consiglio nazionale elettorale (Cne): 58,25 per cento di
'no' e 41,74 di 'sì'. In pratica, hanno votato per il 'no', 4.991.483
elettori; per il sì, 3.576.517. Il calcolo, benchè realizzato sul 94,49
per cento dei voti scrutinati, non dovrebbe cambiare di molto nelle
prossime ore. Ma intanto, l'opposizione anti-chavista ha già fatto
sapere di non accettare il risultato, definendolo "frutto di una
gigantesca frode" e invitando la popolazione alla 'ribellione civile'.
"Le proteste dell'opposizione -continua Santosuosso- superano il
ridicolo. Addirittura, alcuni suoi portavoce sono arrivati ad accusare
i chavisti di avere invertito i cavi nelle schede elettorali: il 58 per
cento dei voti sarebbe quindi un 'sì' e il 41 un 'no'. Ma nonostante
questi squallidi tentativi di seminare zizzania, non credo che i
prossimi giorni ci riserveranno dei disordini. E tantomeno un colpo di
stato. Con il prezzo del greggio alle stelle e il Venezuela quinto
esportatore al mondo di petrolio, agli Stati Uniti non conviene
appoggiare un'opposizione di questo calibro, inaffidabile e ciarlatana.
Meglio invece, soprattutto in un momento di grande consenso, un governo
serio, benchè chavista. Non a caso, ieri, festeggiando la vittoria dal
balcone del Palazzo Miraflores, Chavez ha promesso di garantire la
stabilità del mercato mondiale del petrolio".
"Al di là del risultato -conclude Santosuosso- questo referendum ha
messo in moto meccanismi interessantissimi di democrazia partecipativa:
qualche settimana prima del voto, le strade di Caracas si sono riempite
di banchetti sia dell'opposizione sia dei chavisti, che spiegavano ai
passanti le ragioni del sì e del no. Questi punti di informazione
spesso si sono trasformati in occasioni di discussione e di incontro
tra posizioni diverse. Ma non solo: un paio di mesi fa, l'opposizione
ha dato vita alle cosiddette patrullas, le 'pattuglie' di dieci
persone, di cittadini qualunque che hanno deciso di unirsi e che hanno
girato a migliaia nel Paese, convincendo la gente a votare. E
facilitandone l'iscrizione al registro elettorale. In Venezuela,
infatti, sono moltissimi i non iscritti, o addirittura quelli che non
hanno neppure la carta di identità. Queste procedure di identificazione
sono già in atto da tempo, ma si sono intensificate negli ultimi mesi.
Non servono solo a votare: sono fondamentali per aumentare l'autostima
degli esclusi, dei poveri, di chi si è sempre sentito inesistente per
il governo e per il Paese in cui vive".